MATTINA

 

 

La luce non è che un mazzolino di fiori più sottili

Un ronzio di mosche d’oro e verdi il cielo

Senza questo pardessus parigino si potrebbe ballare

A tutti i piani c’è la musica come in paradiso

Una signora vestita del tricolor dell’Italia nelle cromolitografie

patriottiche

Evade verso l’oriente

Jamais je ne voudrais étre son chien

Piuttosto piangere di tenerezza

Sul miracolo della gente che risuscita ogni giorno

In questo enigma universale che piglia per un almanacco

E passa

E passa con la tranquillità dei giovenchi

Ah! noi moriremo per aver troppo adorato le cose da nulla

L’aria d’anilina mi bagna come una camicia tuffata

nel turchinetto

Vedo tutto

Il baccalà che esperimenta il Nirvana fiorito di pomodori

nelle zangole azzurre

L’ombre delle grondaie abbassate sugli occhi glauchi

delle persiane

Le ombre degli uomini che si sprofondano

Nella terra trasparente

E a un tratto capisco questa verità. Ogni nuova

civilizzazione esce dal viso dei bambini

Il timpano del sole batte sullo specchio del parrucchiere

Per farmi sorridere

Ma non si può che seguire in silenzio la freschezza delle ore

(I miei capelli sono sinistri!)

 

 

15 aprile 1915.

 

                                                                Ardengo Soffici

 

                                                  (da Tutte le poesie della “Voce”,

                                                                 Vallecchi, 1966)

 

 

 

 




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