1951-1952

 

 

A spingere il battente è l’anno che va via,

incognito commesso su quel palco,

tra scacchi d’ombre spicchi di luce e i sibili

e i liuti dei treni che si macerano.

In breve corsa, d’uccello che si leva

sparve sicuro, forse a quel richiamo

di corno a una nota da lungo tenuta

che mi pareva intendere.

                                               Non mi ha lasciato

nulla da dirti. Stava qui seduto

per fermare l’ultimo appunto in una

stenografia indecifrabile, e il piede

tirato sul ginocchio gli guizzava

come a chi deve decidere per sempre.

Di babelico idioma passeggero

m’adesca col cerino e mi sogguarda,

dagli occhi a mandorla d’acqua troppo viva,

ma figlie dei vasti riverberi

le ciglia (oh! non socchiuse

sui mari fraudolenti) – l’anno nuovo –

per non conoscerti. Sa bene dove stai.

 

 

                                       Sandro Sinigaglia

 

                             [da Il flauto e la bricolla (1954)]

 

 

 




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