Adesso che placata è la lussuria

sono rimasto con i sensi vuoti,

neppur desideroso di morire.

Ignoro se ci sia nel mondo ancora

chi pensi a me e se mio padre viva.

Evito di pensarci solamente.

Ché ogni pensiero di dolore adesso

mi sembrerebbe suscitato ad arte.

Sento d’esser passato oltre quel limite

nel qual si è tanto umani per soffrire,

e che quel bene non m’è più dovuto,

perché soffrire della colpa è un bene.

 

Mi lascio accarezzare dalla brezza,

illuminare dai fanali, spingere

dalla gente che passa, incurioso

come nave senz’ancora né vela

che abbandona la sua carcassa all’onda.

Ed aspetto così, senza pensiero

e senza desiderio, che di nuovo

per la vicenda eterna delle cose

la volontà di vivere ritorni.

 

                                       Camillo Sbarbaro

 

                                      (da Pianissimo, 1914)

 

 




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