CAFFÈ TERGESTE

 

 

Caffè Tergeste, ai tuoi tavoli bianchi,

ripete l’ubbriaco il suo delirio,

ed io ci scrivo i miei più allegri canti!

 

Caffè di ladri, di baldracche covo,

io soffersi ai tuoi tavoli il martirio;

lo soffersi a formarmi un cuore nuovo.

 

Pensavo:  – Quando infine avrò goduto

la morte, il nulla che in lei mi predico,

che mi compenserà d’esser vissuto?

 

Di pensarmi magnanimo non oso,

ma – se il nascere è un fallo – io al mio nemico.

sarei, per maggior colpa, più pietoso!

 

Caffè di plebe, dove un dì celavo

la mia faccia, con gioia in te m’attardo;

e tu concili l’italo e lo slavo,

 

ad alta notte, lungo il tuo bigliardo.

 

 

1915

 

 

                                       Umberto Saba

 

                         (da Tutte le poesie della “Voce”,

                                      Vallecchi, 1966)

 

 




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