41.
Profeti,
sciamàni, klikusci, santi,
menestrelli,
teòlogi, desperados e streghe,
vendifròttole,
warlocks, arcadori, negromanti
fanno
da tempo un sit-in nel crepuscolo della mia poesia,
con
minacce e con slogans e con sortilegi assordandomi.
Ciarlano
dannatamente, attaccano beghe,
ridono
sguaiatamente, gridano: «Blake»,
«Anarchia».
Del
mio Universo Commestibile ridono,
della
bugiarda bambagia in cui affondo,
del
teatro muffito in cui mi contorco da epígono,
da
bajazzo spaurito del loro cipiglio.
Superciliosi,
ghignando come il mal’anno,
promettendomi
il rogo, la forca, la fossa,
ridono
del mio paralitico mondo,
della
mia amarezza, del mio sgomento. Non sanno
che,
dopo il bagliore accecante della sommossa
ritorna la notte, il primordiale scompiglio.
Angelo Maria Ripellino
(da Sinfonietta, Einaudi 1972)
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