LAI DELLA BORGHESUCCIA

(frammento)

(…)
Disincrostiamo l'eufemismo!
Parole povere frenin le sillabe
sulla ironia che nitrisce il cachinno,
sopra il singhiozzo che le balbetta;
susurrino evasive e pure esatte
l'umiliazione della pochezza:
non insistiamo, Signora; non può
dire il sussiego borghese il dolore;
elegge, sulla gangrena, ciarpe di seta sfrangiate;
sulla tavola misera imbandita
- lesina ed acqua in cucina -
fa troneggiare il trionfo
di una donata e rara cineraria in fiore.

Sul Marito, cui guata l'arteriosclerosi
e condanna il metallico ateroma;
che seggetta all'ufficio, cul-de-jatte burocratico e miope,
cui l'epatite indora,
sopra li zigomi magri petali morbosi,
e l'invidia in subbuglio consiglia
lunghe vendette pezzenti
contro i colleghi più fortunati;
pescatore melenso di lente protezioni;
sgobbone, schiena elastica,
calligrafia nitida sopra i lavori straordinari,
su cui consuma li occhi al petrolio e la sera,
emarginando classifiche
dai casellarii della statistica
goffa, meticolosa e severa; -
sul giovane dell'altro dì, oggi, sfiorito;
sulla prosopopea del vostro Marito,
scenda l'equivoco del chiaro-oscuro
la mendicante ambiguità.
(…)

Gian Pietro Lucini

(da Nuove Revolverate, in "Poesia italiana del Novecento", a cura di E. Sanguineti, Einaudi 1969)



Il sito dal 01/04/2006 al 30/11/2006 ha raggiunto n° 5200 visite