Il conflitto

 

Cantavo come chi

sul ponte della nave che s’inclina canta

per infondere coraggio ai compagni, pur se l’onda sovrasta

che spegnerà le loro vite.

 

E come cantano le procellarie,

rimandando la loro risposta istintiva nella morsa del vento,

senza aver coscienza dello spreco di voce,

di canto natale, di primavera.

 

Come il vulture oceanico che si libra

in alto, dando fiato a tutte le sue forze residue,

finché vede avanti a sé la terra ancora lontana e gli è d’uopo

lavorar d’ali.

 

Cantando ero in pace con me stesso,

sopra le nubi, fuori dell’arena;

perché il dolore trova facile sollievo nel canto

e l’orgoglio trova sano nutrimento.

 

Ma vivendo qui,

solo come un paese tra due potenze in espansione

che la neutralità non può salvare

né può salutare con gioia l’occupazione.

 

Un paese siffatto non può sopravvivere:

un uccello innocente viene abbattuto prima degli altri

e le stelle di seconda grandezza dispaiono nella luce sanguigna dell’alba

che vide due mondi sopraffarsi.

 

Il ferino progredire della vita

spreme orgoglio, chiama a raccolta il sangue,

forgia il canto fino ad ottenere una tagliente lama,

converte il dolore in un assalto all’arma bianca.

 

Migrate quindi verso nuovi desideri,

dove avevamo messo radici con casa ed affetti,

è terra di nessuno, e solo gli spettri rimangono incolumi

tra due fuochi.

 

 

                                                            Day Lewis 

                             

                               (da Da Hardy a Davie – la moderna poesia inglese,

                               Edizioni Accademia 1976, a cura di Giorgio Miglior)

 

                                          

 

The Conflict

 

I sang as one

Who on the tilting deck sings

To keep their courage up, though the wave hangs

That shall cut off their sun.

 

And as storm-cocks sing,

Flinging their natural answer in the wind’s teeth,

And care not if it is waste of breath

Of birth-carol of spring.

 

As the ocean-flyer clings

To height, to the last drop of spirit driving on,

While yet ahead is land to be won

And work for wings.

 

Singing I was at peace,

Above the clouds, outside the ring;

For sorrow finds a swift release in song

And pride its poise.

 

Yet living here,

As one between two massing powers I live

Whom neutrality cannot save

Nor occupation cheer.

 

None such shall be left alive:

The innocent wing is soon shot down

And private stars fade in the blood-red dawn

Where two worlds strive.

 

The red advance of life

Contracts pride, calls out the common blood,

Beats song into a single blade,

Makes a depth-charge of grief.

 

Move then with new desires,

For where we used to build and love

Is no man’s land, and only ghosts can live

Between two fires.

 

 

 




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