Scena dublinese

 

Per stradine scalcinate

dai bagliori di peltro scuro

tra la nebbia del pomeriggio

e le insegne illuminate dei negozi

passando sopra rosai e volantini,

avanza un funerale.

 

La bara in testa,

ma subito dietro

un manipolo di taccheggiatrici

con grandi cappellini a fiori,

mani infilate in manicotti,

abiti lunghi alla caviglia.

 

V’č un’atmosfera di grande cordialitŕ,

come se stessero rendendo omaggio

ad una che esse specialmente amavano;

qualcuna accenna un passo di danza,

tenendo con destrezza la gonna sollevata

(qualcuna batte il tempo),

 

e anche di grande tristezza.

Mentre si allontanano

una voce si leva a cantare

menzionando un nome, Kitty, o forse Katy,

come se un tempo avesse voluto dire

un mare d’amore, e di bellezza,

 

 

                                              Philip Larkin

 

                  (da Da Hardy a Davie – la moderna poesia inglese,

                   Edizioni Accademia 1976, a cura di Giorgio Miglior)

 

 

 

Dublinesque

 

Down stucco sidestreets.

Where light is pewter

And afternoon míst

Brings lights on in shops

Above race-guides and rosaries,

A funeral passes.

 

The hearse is ahead.

But after there follows

A noop of streetwalkers

In wide flowered hats,

Leg-of-mutton sleeves,

And ankle-length dresses.

 

There is an air of great friendliness,

As if they were honouring

One they were fond of;

Some caper a few steps,

Skirts held skilfully

(Someone claps time),

 

And of great sadness also.

As they wend away

A voice is heard singing

Of Kitty, or Katy,

As if the name meant once

All love, all beauty.

 




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