Spleen

 

Che cosa mi canterai tu

questa sera?

Amica, non voglio pensare

troppo: la prima canzone

che ricordi, antica,

non importa;

una di quelle canzoni

che non si cantano piú

da tanto,

che non fanno piú schiuder balconi

da un secolo. Vuoi

darmi la nostalgia

di una canzone morta?

 

Sei triste, mi dai pena

questa sera; non canti, non mi parli...

Che hai? malinconia

di morire? Ti duoli

perché siamo soli?

Ricordi l’ultimo ballo

nel tuo salotto giallo

roso dai tarli?

Sai che è primavera?

Io non me n’era accorto:

non ho rosai,

non ne ho avuto mai

nel mio triste orto.

 

Perché non suoni? Langue

di desiderio

quel tuo piccolo pianoforte esangue,

nell’ombra; o non così,

amica,

l’anima ci sospira nell’attesa

di chi

sappia farla vibrare?

 

Oh, che tristezza! Pare,

nel biancore lunare,

malata di etisia,

con tutte le sue porte

chiuse, la nostra via

diserta e quel fanale

solo e torbido pare

che attendendo la morte

ne vegli l’agonia.

 

 

                              Sergio Corazzini

               

                           (da  Le Aureole, 1905)

 




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