Cosmogonia

 

 

Né tenebra né caos. Esige occhi

che vedano, la tenebra; così

suono e silenzio esigono l’udito,

e lo specchio, la forma che lo popola.

Né lo spazio né il tempo. E neppure

una divinità che concepisce

il silenzio anteriore all’iniziale

notte del tempo, che sarà infinita.

Il gran fiume di Eraclito l’Oscuro

non ha intrapreso il corso irrevocabile

che dal passato va verso il futuro,

che dall’oblio va verso l’oblio.

Qualcosa che già soffre. Che già implora.

Dopo, la storia universale. Ora.     

 

                                       Jorge Luis Borges

 

                             (La rosa profonda, Adelphi, 2013)

 

 

Cosmogonía

 

 

Ni tiniebla ni caos. La tiniebla

requiere ojos que ven, como el sonido

y el silencio requieren el oído,

y el espejo, la forma que lo puebla.

Ni el espacio ni el tiempo. Ni siquiera

una divinidad que premedita

el silencio anterior a la primera

noche del tiempo, que será infinita.

El gran rio de Heráclito el Oscuro

su irrevocable curso no ha emprendido,

que del pasado fluye hacia el futuro,

que del olvido fluye hacia el olvido.

Algo que ya padece. Algo que implora.

Después la historia universal. Ahora.      

 

 

 




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