I compagni

 

Fin che non scordi te stesso

cosí le Potenze dispongono,

nel labirinto dei pozzí

tu non sia mutato.

 

Un sentimento alterno,

pochi fuochi di fiaccole,

tendi le mani e i muri

ti sono ignoti e freddi.

 

Più che mai solitario,

gli ultimi, i fidati

negli anni, i compagni,

tu li hai lasciati,

 

per chi e per quale potenza?

Tu non vedi le rive,

solo il dolore è tuo

che quella in te ridesta,

 

e quello ch’essa intenda,

lo senti forse con gli anni,

ma prima che tu lo sappia,

il tuo compagno è muto.

 

                       Gottfried  Benn

 

                    (Poesie statiche, 1948,

                   trad. di Giuliano Baioni)

 

 

 

Die Gefährten

 

Bis du dich selbst vergißt,

so treiben es die Mächte,

im Labyrinth der Schächte

verwandelt bist.

 

Ein wechselndes Gefühl,

Spärliche Fackelbrände,

du tastest und die Wände

sind fremd und kühl.

 

Einsamer Gang wie nie,

die letzten, die Bewährten

der Jahre, die Gefährten

du ließests ie,

 

für wen und welche Macht?

Du siehst der Ufer keines

und nur das Leid ist deines,

das sie entfacht,

 

und was sie sagen will,

fühlst du vielleicht nach Jahren,

doch eh du es erfahren,

ist der Gefährte still.

 

 

 

 

 

 




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