SPAZIO LIBERO
SGUARDO DAL SUD (16)
Scorre tra parole e immagini
la poesia di Michele Damiani


      
“La memoria prestata - per segni per versi” pubblicato nel 2009 dal pittore barese, è un libro elegante, che risalta per la sinuosità dei testi e per la bellezza dei disegni e degli acquerelli. Raffaele Nigro, nella prefazione al volume, ne coglie la epigrammaticità, la stringatezza, le metafore folgoranti, le visioni tenui, tracciando paralleli con Montale, Gatto, Sinisgalli, Accrocca, fino a Raffaele Crovi. Il colorato estro pittorico e quello letterario rammentano anche Marc Chagall che ci trasporta nelle spire dell’onirico e dell’impalpabile.
      



      

di Anna Santoliquido

 

 

 

M. Damiani, Vis-à-vis. Tecnica mista, cm 24x33, 2009

 

 

Conosco il pittore barese Michele Damiani da vari lustri e sempre mi sorprende il suo segno. Ha stipulato un patto con l’arte che l’accompagna ininterrottamente da un cinquantennio. Inizialmente si occupa di disegno e di scultura, mentre negli anni Ottanta, dopo aver partecipato alla fondazione del gruppo Situazione 6 Milano, che promuove il muralismo, realizza murales in diversi luoghi. Numerose sono le mostre personali e collettive, nazionali ed estere concretizzate.

La luna e la notte entrano nelle sue opere e giocano a scacchi con la luce e i folletti. Varcare il suo studio significa immergersi in un mare di tele, acquerelli, bozzetti, foto e testi che ti parlano e ti riconciliano con il prossimo. Il tocco barocco dell’ambiente è sfumato dal nitore delle immagini e dall’ordine con cui gli oggetti sono disposti. Il cavalletto, la tavolozza, le matite, i pennelli sono i guardiani di un pianeta altro che Michele disvela con l’ironia di chi abbraccia il reale e l’immaginario. L’Oriente e l’Occidente aizzano la fantasia del pittore che consegna dipinti e disegni visionari. Michele guizza nella Storia, si avventura nel regno vegetale e animale, carpendone fiori, foglie, pesci, galli cedroni. Ma è l’essere umano il suo bersaglio. Il cuore, la mente e la coscienza critica costituiscono un trio indissolubile. Da abile sognatore sceglie il profilo basso per stupire.

L’alchimia dei colori coinvolge sultani e monachicchi, angeli e rabdomanti. Il quadro diventa lo specchio dell’essere e del divenire. Nonostante la malinconia, gli opposti si ricompongono e le ombre cedono il posto ai grumi di dolore e alla grazia.

Nella bottega di via De Rossi vi sono libri d’arte e di poesia. Michele ascolta la musica e si distrae con i versi che trascrive su taccuini preziosi alla maniera degli amanuensi. La raffinatezza dei disegni è una conquista sudata.

Complice di scrittori e poeti li accoglie nel suo atelier per discutere di cultura e progetti. Una comunità di intellettuali che si avvale della sua arte, ripagandolo con la devozione e l’affetto.

 

 

 

Nel settembre 2009 Damiani ha dato alle stampe il volume La memoria prestata - per segni per versi, edito dalla Progedit di Bari. Un libro elegante, per la sinuosità delle parole e la bellezza dei disegni e degli acquerelli. Una gravidanza poetica maturata negli anni di accurate letture, ma anche l’esplosione dei sentimenti e delle considerazioni che dal cavalletto saltavano sulla pagina bianca.

L’opera in versi del Nostro è un viaggio nell’anima e nella routine, con le accensioni, i ripiegamenti, i morsi del dolore e gli svolazzi. Nigro, nella Prefazione, ne coglie la epigrammaticità, la stringatezza, le metafore folgoranti, le immagini tenui, tracciando paralleli con Montale, Gatto, Sinisgalli, Accrocca e perfino Crovi.

La vita e la morte si rincorrono e inducono il poeta a meditare sul senso della presenza  e dell’assenza. Il mare è lo sfondo su cui si riflettono le idee che navigano a vista, ma sanno immergersi negli abissi. La metafora del maestrale che pulisce l’orizzonte attenua le ansie della società dei consumi. Il battello «piccolo come una noce» che attraversa le acque burrascose, rimane a galla con la forza dei sentimenti.

L’arte, gli affetti, l’amicizia sono pilastri del libro che avvalora il significante e i rimandi. Michele confida nelle pause e nel fascino del paesaggio. I simboli del Mediterraneo (l’ulivo, il melograno, il mare, la Magna Grecia…) si intersecano con gli ammiccamenti orientali e la pagina trascolora.

La parola creativa è libertà e consolazione: «Portate / la mia fantasia / su una nuvola / per amor di Dio» (“A Marcella un televenerdì qualsiasi”).

Damiani ama la musica lirica, le sinfonie. Dai versi sgorgano suoni che sanno di zufolo e orchestra. Nel suo habitat poetico ci sono gabbiani e disperati «con occhi senza lacrime e tasche senza pane». Gli eventi che hanno segnato Bari trovano asilo nei testi che indugiano spesso sulle atmosfere familiari: «il labirinto / della notte / non so / dove conduca / per fortuna / dai fantasmi / ci difende / il cane / Duca» (“Per il cane Dalmata”).

Negli anni «senza pietà» Michele ha dipinto (e scritto) il mondo che ha pensato. «Il pittore non deve dipingere quello che vede, ma quello che si vedrà», ha dichiarato Paul Valéry. Il sogno e la memoria sono suoi alleati. L’elogio della lentezza e il pensiero meridiano si sposano con l’immagine del «turista inconcludente» che si innamora delle amenità del creato.

Orme federiciane, cortigiani, catapani, sirenette albergano nei testi sorvolati dal «falco pellegrino». Molte sono le metafore con le quali il poeta si rappresenta. L’incedere lento del verso sollecita l’occhio del lettore a coglierne le sfumature e il non detto. Damiani lascia la porta aperta. La pluralità del messaggio si configura tra i tratti più interessanti della raccolta. Sul palcoscenico delle parole si agitano pupi, suonatori, saltimbanchi, maghi, commedianti. Il poeta, con «i gomiti poggiati nell’alba d’Oriente» si gode lo spettacolo.

La tessitura cromatica dei frammenti accende la fantasia del fruitore: «un fiore di geranio / un dito d’acqua / sul tavolo / racconta / di un rosso lontano / di un dolore / di un giallo indiano». Le fughe e i ritorni costruiscono il ritmo dei versi.

Il libro è anche uno spaccato dell’intellighenzia di Puglia e Basilicata, con affacci su altre regioni e Paesi. Nino Rota, Michele Campione, Raffaele Nigro, Giovanni Russo, Riccardo Muti, Pessoa sono destinatari di versi accorati che il «poeta pellegrino» compone e trasfigura con disegni inconfondibili.

Il «timoniere delle parole / narratore d’inquietudine» medita sugli inganni, le apparenze, l’occulta persuasione e affida il sogno alle nuove generazioni. “Per voi ragazzi” è una lirica pregna di sentimenti e di etica. La ribellione per «le certezze contaminate», «la velocità insopportabile / la purezza inarrivabile» ricorda “L’urlo di Munch”.

Nel viaggio tra le parole Michele recupera «ciò che resta dell’infantile canto», con le «atmosfere leggere-rare preziose». Strada facendo si interroga sulla vita e sul sacro. Riscopre Dio tra le sillabe e le linee.

Le storie assemblate sono rammemoramenti che spaziano nel tempo e rivelano un vissuto denso di ricerche e incontri. Bona Sforza, Berio, Mahler, Levi, Pasolini, Morandi, Ceroli affiorano alla memoria del Teseo che si dimena nel labirinto delle emozioni e degli accadimenti.

 

 

M. Damiani, L’angelo della creatività. Tecnica mista, cm 24x33, 2009

 

 

Lo sguardo al sociale e le note contagiano i versi che attraggono per il bagaglio semantico e la ricchezza delle immagini. Sull’altare degli affetti siede la dea Marcella, moglie e Musa ispiratrice di quadri e componimenti. Tra gli Angeli della creatività vi sono i figli Pierluigi e Raffaella ai quali l’Artista dedica liriche cocenti. La memoria prestata è pure un prezioso ritratto di famiglia. Il pittore (poeta scanzonato) traccia un bilancio della vita, conscio di possedere un dono celeste:

 

                             Conservo

                             nel tabernacolo

                             delle mani

                             quanto mi basta

 

                                   Vivo tanto per vivere

                             un dodiesis

                             una cornice a foglia oro

                             un segno un disegno

                             un lampo d’Oriente

 

                                   è negli occhi dei figli

                                   il cantiere delle grazie

                                   è nella paura

                                   degli anni sciocchi

                                   il tempo del dolore

                                   senza gioco

                                   senza colore

 

                                   (24 settembre 2007)

 

Così la scrittura diventa conoscenza di sé prima ancora del mondo. L’omaggio agli amici e ai colleghi espande il profumo dell’arte che si nutre di rabbia, solitudine, bellezza. Con molti dubbi e poche certezze il minuscolo battello «forte come una croce» procede verso altri lidi dove annoterà nuove sensazioni.

Tra gli apparentamenti possibili, mi sovvengono i versi di Richard Bach il cui viaggio d’apprendimento cominciò «dentro il cuore di un piccolo uccello, / un colibrì» che lo aiutò a ricercare le verità sull’amore, l’amicizia e la vita.

L’estro pittorico e la fioritura delle parole tra le tele e i colori, rammentano Marc Chagall che ci trasporta nelle spire dell’onirico e dell’impalpabile. Il fantastico, il paradossale, i sogni, i ricordi, il sottile simbolismo, la determinazione e la leggerezza accomunano i due artisti. Il pittore e poeta russo fu anche illustratore di celebri opere (di Gogol e La Fontaine).

Gli azzurri pittorici (e poetici) di Michele giungono da lontano. Li ho ritrovati negli affreschi del Kosovo e Metochia e nelle opere di Giotto (vedi i cieli, la Cappella degli Scrovegni a Padova). La sua poesia delle «piccole cose» («le uniche cose che contano son quelle fatte / di verità e di gioia, e non di latta / e lustrini», come si legge nel volume Nessun luogo è lontano di Bach) ci regala, per dirla con Zanzotto, «parole-di-vita e pozze-di-vita».

 

 

 

* La suddetta relazione critica è stata tenuta da Anna Santoliquido a Bari, la sera del 29 novembre 2014, nella sede del Movimento Internazionale “Donne e Poesia”, in occasione della presentazione del libro La memoria prestata- per segni per versi del Maestro Michele Damiani. Alla manifestazione, organizzata dal Movimento e dalla Sezione Nazionale Scrittori SLC-CGIL “Puglia-Basilicata”, è intervenuto l’editore della Progedit Gino Dato. L’attore Paolo Lepore ha declamato vari componimenti che hanno intervallato il vivacissimo dibattito tra il folto pubblico e il poeta.

 

 

 

Bari, 29 novembre 2014. Sede del Movimento Internazionale “Donne e Poesia”.

Da sinistra: l’editore Gino Dato, il pittore e poeta Michele Damiani,

la scrittrice Anna Santoliquido, l’attore Paolo Lepore.

                                                                   (Foto di Antoski)

 

 

 

 

 

 

 




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