SPAZIO LIBERO
SGUARDO DAL SUD (9)
L’arte molteplice
di Ambrogio Ciranna


      
È morto lo scorso luglio a settantaquattro anni, l’artista di Forenza che risiedeva da oltre mezzo secolo nella capitale. Scultore e scenografo, aveva lavorato sia nel cinema che nel teatro d’opera collaborando, tra gli altri, con registi del valore di Federico Fellini, Sergio Leone, Luigi Magni, Franco Zeffirelli e Mauro Bolognini. La sua produzione vastissima e di qualità comprende statue, busti, fontane in bronzo, bassorilievi, sculture in argento, nonché arredi sacri, oggettistica di classe e molte opere in legno e vetroresina. Il suo sguardo spaziava nell’orizzonte internazionale, ma non aveva mai dimenticato le sue profonde radici lucane.
      



      

di Anna Santoliquido





Ambrogio Ciranna (1940-2014)


Nei paesi del Sud molti talenti sono stati costretti a sradicarsi dalla terra per inseguire i loro sogni. La mancanza di scuole e la ristrettezza delle opportunità rendevano indispensabile l’allontanamento. Questo è accaduto ad artisti e intellettuali della Basilicata che hanno raggiunto le città italiane più fiorenti per proseguire gli studi e specializzarsi.

Ambrogio Ciranna (Forenza, 7 maggio 1940 - Roma, 30 luglio 2014) a vent’anni  avvertì l’impulso della fuga. Nel paesino lucano scolpiva e dipingeva, ispirandosi alla bellezza del paesaggio e all’ambiente rurale. Lui conosceva bene le sfumature delle albe e dei tramonti, la forza del vento, l’energia degli agricoltori e il decoro delle donne.

Lasciò la famiglia e la masseria per trasferirsi nella capitale e suggerne la storia e l’arte classica. Si diplomò al Liceo Artistico di Roma per poi, nel 1968, iscriversi ad Architettura, una Facoltà che abbandonò presto per dedicarsi all’insegnamento dell’Educazione Artistica nelle Scuole Medie e del Disegno e Storia dell’Arte negli Istituti Superiori. La docenza fu una breve esperienza, poiché la creatività lo martellava e lui aveva bisogno di ampi spazi per progettare e scolpire. Difatti, con l’attività scultorea e scenografica (teatrale e cinematografica) ha conseguito esiti lusinghieri. Ha tenuto mostre personali in tante città e partecipato a collettive insieme a calibri come Manzù, Annigoni e Fazzini. Dalla fine degli anni Settanta si è dedicato maggiormente alla scenografia che gli ha consentito di rapportarsi con i grandi registi italiani.

Il Nostro possedeva la genuinità dei puri di spirito e si difendeva con l’ironia. Con la sua risata schietta e contagiosa ravvivava la conversazione che abbracciava epoche, miti e capolavori. Fondeva il classico con il moderno, ricavandone opere che incantano.

Nel suo laboratorio sprizzava vitalità. Gli oggetti sparsi raccontavano la storia del cinema e del teatro. Egli ha costruito scenografie per film famosi, tra cui Nell’anno del Signore, Casanova, La città delle donne, Ginger e Fred, collaborando con Dino De Laurentis, Federico Fellini, Sergio Leone, Pasquale Squitieri, Tinto Brass. L’ultimo coinvolgimento è stato per il film Roma nel 2004.





Ambrogio Ciranna, opera a sbalzo


Il teatro d’opera lo affascinava. Ambrogio ha allestito scenografie per La Traviata di Franco Zeffirelli, Turandot di Mauro Bolognini e altri. Ha, inoltre, scolpito statue e busti disseminati per l’Italia. Ad Andria, in Puglia, vi sono delle sue fontane in bronzo. Vari lavori si trovano a Forenza, nel potentino. Artista generoso, ha omaggiato parenti e amici di delicate sculture in bronzo o in argento. Era abilissimo nella fusione del bronzo e trattava gli altri materiali (legno, vetroresina) con la stessa competenza. La sua produzione è vastissima e comprende arredi sacri e oggettistica di classe.

L’unica mostra realizzata a Forenza risale al 1986. Fu allora che iniziai a interessarmi delle sue opere che celebravano il sogno di un uomo libero. I nostri contatti si intensificarono e Ambrogio nel 1990 scolpì, per il Convegno Internazionale “Donne e Poesia” da me organizzato a Bari, una fantastica statua di donna denominata L’allegoria della poesia (con i versi di Leopardi e della scrivente incisi sul corpo).

Da ragazzi abitavamo in uno dei quartieri più soleggiati del paese dove il profumo delle acacie si mescolava all’odore di sansa del vicino frantoio. Le nostre famiglie si stimavano. Il papà Rocco Ciranna, seduto sul muricciolo del Corso Grande, somigliava a una statua greca, tanto ero signorile e composto.

In una recente visita ai fratelli Ciranna a Forenza ho apprezzato altre opere del Maestro, compreso i dipinti del periodo giovanile. La sorella Grazia e i diletti nipoti mi hanno mostrato quadri, bassorilievi, sculture tridimensionali custoditi con amore. Dalle pareti occhieggiavano quadretti rappresentanti la città eterna, con il Colosseo, Piazza S. Pietro, la Mole Adriana, Fontana di Trevi, Trinità dei Monti, la Porta Santa (realizzata per il Grande Giubileo del 2000). I soggetti attinti dal mondo agreste mi hanno commossa: il contadino che ara con tre superbi cavalli mi ha riportato all’infanzia. Il bimbo che fa il bagno nella caldaia di rame la dice lunga sulle nostre privazioni. Ambrogio non ha mai dimenticato le radici. Le chiacchierate romane, forenzesi e telefoniche spaziavano dalle riflessioni sui mutamenti del nostro sito natio alle dinamiche internazionali dell’arte e della poesia, il tutto condito con l’umorismo e la voglia di esserci.





Ambrogio Ciranna, La Maternità, opera in bronzo


A seguito della scomparsa (avvenuta il 30 luglio scorso nella casa romana dove viveva con la moglie Anna e la figlia Monia), il 3 agosto a Forenza si è tenuta una Messa in suffragio nel seicentesco Convento dei Frati Minori, dove Padre Emilio Giugno ha officiato alla presenza del Sindaco Franco Mastrandrea, dei familiari e di numerosi estimatori. Alla sottoscritta è stato affidato il compito di tenere l’orazione.

Per l’occasione sono state esposte alcune opere del nostro conterraneo ed ho potuto ammirare uno splendido crocifisso e piccole acquasantiere donati al Santuario. Tra gli oggetti figurava il volume da me curato Stelle zingare (1991), con copertina del Maestro e versi, tra gli altri, di Amelia Rosselli, Maria Luisa Spaziani, Dacia Maraini.

Ambrogio, negli anni addietro, aveva subito un infarto con il quale aveva imparato a convivere. È un male peggiore che lo ha sottratto in maniera fulminea agli affetti e all’arte. Ora, per suo desiderio, riposa a Spoltore, in provincia di Pescara, luogo di provenienza della moglie. Ha sorriso fino all’ultimo, confortato dai suoi cari e felice della nascita (da appena un mese) della nipotina Bianca, primogenita della figlia Pamela.

 

 

 

 

 




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