LE VIE DEL RACCONTO
BRUNO CONTE
 

 

 

Isola di Pasquetta

 

Nel punto più distante dalle terre emerse ci si imbatte, per una anomalia del percorso, dato che anche le strumentazioni di bordo sembra siano state magnetizzate e attirate, in questa piccola isola che appare, crestata di roccia, dall’inconsueta piattezza del mare. è  il giorno di Pasquetta. Che cosa significa questa denominazione? Abbiamo al momento, in questo intrapreso avvenire di un biancore che cancella, perso le tradizioni del calendario. Comunque, dato che quest’isola non risulta ed è come sorta dalle acque, le si può dare questo nome, provvisorio, mentre ci avviciniamo.

L’approdo è difficile e si gira intorno a delle rocce ondose che gradualmente si elevano irte verso l’interno. Finché si trova una spiaggia rientrata. è il bandolo della matassa.

Il tempo è freddo, con un sole battente diffuso in un cielo aperto, tranne qualche lembo che sembra contrarsi nel vuoto della densità. Così se si sta con una mano poggiata alla sbarra del parapetto e la fronte e il viso fermi esposti alla luce si avverte sulla pelle un segreto insorgente formicolio, come ibrida reazione a una stagnante corrente, tra caldo e freddo.

Raggiunta la spiaggia con una scialuppa si procede a piedi.

La sabbia tesa sembra rispondere in tensione.

Inizia una esplorazione che si può prevedere di breve avanzamento e avara di promettenti aspettative data la limitata estensione e apparente brulla consistenza del luogo.

Si scopre tuttavia in un tratto della curva dell’insenatura un naturale sentiero che si inoltra tra basse rocce cumuliformi.

In una polvere bianca si imprimono orme come mai accadute.

Ed ecco qualcosa di sorprendente, andando avanti, per questa via: inserite ed erette su alcune gobbe di roccia delle grandi tabelle di pietra bianca, distanti pochi metri le une dalle altre e seguendo la curva lineare mossa del percorso.

L’attenzione viene rivolta alle facciate che guardano al mare. Il bianco dei rettangoli è attraversato da scure linee orizzontali, parallele a vari intervalli. Definirle linee è semplificare una prima impressione, in quanto in questo scuro lineare, così propriamente assunto dalla pietra di fondo, quasi che ospitasse una sostanza fossile, si racchiude un interdetto fremito di scrittura. è come se delle scritture manuali si fossero piegate e pressate  nella loro lunghezza producendo queste simmetriche strisce. Sembrerebbe quindi che questi contenuti orizzonti assumano un parlare, stretti e disgiunti nel loro fremito rappreso che dà anche la sensazione di una sequela di insetti verbali.

Chi ha lasciato  questi zampinanti messaggi racchiusi, e per chi?

Per il mare. Per qualcuno che arriva, o non arriva dal mare. Quindi per l’assoluta estensione della lontananza.

Vi sono delle varianti di composizione nei prospetti esposti. In alcune tabelle sono allineate e distanziate piccole tabelle sovrapposte, che sembrano emanare di fianco, dalle loro scritture intense, leggere ombre di scrittura sul piano di fondo.

A che epoca appartengono? è possibile che in una antichità un popolo abbia raggiunto questa isola con delle zattere o delle piroghe? La distanza sembra affondare ogni presunto avvenimento. Eppure le lastre hanno una patina di antico. Soprattutto è l’idea di antico che sovviene, un arcaico vento silenzioso che viene in mente.

Procedendo si troveranno segni di abitanti?

Si prova ad andare verso l’interno, lateralmente al sentiero. Il cammino diventa difficoltoso, da scalatore. Ma non si scorge altro che roccia.

Non ci sono edifici, non ci sono tombe, non ci sono alberi e animali.

è il fischio di un volatile, in alto? Solo un fischio, subito inghiottito dallo spazio.

Seguire la via, che curva verso l’interno. Si procede quindi tra pareti di roccia sempre più alte.

Le tabelle si sono andate distanziando, con tratti scritti in ombre sempre più tenui. Poi nessuna tabella.

Una forza spinge in avanti.

Non è molto grande quest’isola se ci troviamo, in un’ora che appena tende a spegnersi, al centro. In uno spiazzo circondato da acuminate alture.

E ora, nel tondo di questa radura di silenzio, i passi si fanno incerti, apprensivi, su di un cratere sepolto, un lago di ferro, cosparso di detriti.

Cosa sono questi frammenti? Sembrano pezzi di sottili tabelle di pietra. O di sale. Dalla voce del verbo salire, qualcuno sussurra in un’aria sfalsante. Salire in piano su uno stremato profondo. Entro un frammentario pluristante.

In qualche frammento che viene raccolto si rinvengono delle venature scritture, libere, manuali in diversi individuali svolgimenti, seppure interrotte.

Appena, in un riferire che qualcuno crede di avere percepito, qualche parola affiora: … siete… sete… ossia… ossa… assai sol a mente…








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