TRADUCENDO MONDI
WYSTAN HUGH AUDEN
“Atlantis”



      

(Traduzione di Fulvio Pauselli)

 

 

Being set on the idea

Of getting to Atlantis,

You have discovered of course

Only the Ship of Fools is

Making the voyage this year,

As gales of abnormal force

Are predicted, and that you

Must therefore be ready to

Behave absurdly enough

To pass for one of the Boys,

At least appearing to love

Hard liquor, horseplay and noise.

 

Should storms, as may well happen,

Drive you to anchor a week

In some old harbor-city

Of Ionia, then speak

With her witty scholars, men

Who have proved there cannot be

Such a place as Atlantis:

Learn their logic, but notice

How its subtlety betrays

Their enormous simple grief;

Thus they shall teach you the ways

To doubt that you may believe.

 

If, later you run aground

Among the headlands of Thrace,

Where with thorches all night long

A naked barbaric race

Leaps frenziedly to the sound

Of conch and dissonant gong:

On that stony savage shore

Strip off your clothes and dance, for

Unless you are capable

Of forgetting completely

About Atlantis, you will

Never finish your journey.

 

Again should you came to gay

Carthage and Corinth, take part

In their endless gaiety;

And if in some bar a tart,

As she strokes your hair, should say

“This is Atlantis, dearie”,

Listen with attentiveness

To her life-story: unless

You become acquainted now

With each refuge that tries to

Counterfeit Atlantis, how

Will you recognize the true?

 

Assuming you beach at last

Near Atlantis, and begin

That terrible trek inland

Through squalid woods and frozen

Thundras where all are soon lost;

If, forsaken then, you stand,

Dismissal everywhere,

Stones and snow, silence and air,

O remember the great dead

And honour the fate you are,

Travelling and tormented,

Dialectic and bizarre.

Stagger onward rejoicing;

And even then if, perhaps

Having actually got

To the last col, you collapse

With all Atlantis shining

Below you yet you cannot

Descend, you should still be proud

Even to have been allowed

Just to peep at Atlantis

In a poetic vision:

Give thanks and lie down in peace,

Having seen your salvation.

 

All the little household gods

Have started crying, but  say

Good-bye now, and put to sea.

Farewell, my dear, farewell: may

Hermes, master of the roads,

And the four dwarf Kabiri,

Protect and serve you always:

And may the Ancient of Days

Provide for all you must do

His invisible guidance,

Lifting up, dear, upon you

The light of His countenance.

 

 

* * *

 

 

ATLANTIDE

 

 

Se hai proprio deciso di affrontare

Il viaggio per Atlantide già sai

Che per quest’anno soltanto la Nave

Dei Folli salperà per quella rotta;

E poiché si prevedono bufere

D’insolita violenza devi essere

Disposto a comportarti in modo assurdo

A sufficienza per essere accolto

In quella rumorosa compagnia

Di esperti di cavalli e di liquori.

 

A causa forse di una tempesta

Sarai costretto a uno scalo imprevisto

In qualche antico porto della Ionia

Per una settimana. Lì potrai

Conversare con brillanti eruditi:

Persone capaci di dimostrare

Che non esiste un posto come Atlantide.

Apprendi quella logica, ma nota

Quale infinita banale afflizione

Si cela dietro tanta sottigliezza:

Solo imparando bene a dubitare

Diventerà più forte la tua fede.

 

Se poi fra i promontori della Tracia

Toccherai terra e ti avventurerai

Dove una razza di barbari nudi

Tutta la notte al lume delle torce

Si dimena frenetica al fracasso

Della conchiglia marina e del gong,

Su quella costa rocciosa e selvaggia

Getta via le tue vesti ed abbandonati

Alla danza perché, se non saprai

Dimenticare Atlantide del tutto

Mai toccherai la meta del tuo viaggio.

 

Qualora inoltre dovessi approdare

Alle festose città di Corinto

E di Cartagine, lasciati prendere

Dall’euforia continua di quei posti.

E se una prostituta in qualche bar

Ti dirà, scompigliandoti i capelli

“Atlantide sta qui, tesoro” ascolta

Con attenzione mentre ti racconta

La storia della sua vita: soltanto

Quando avrai fatto adeguata esperienza

Di tutte le Atlantidi fasulle

Potrai capire qual è quella vera.

 

E seppure alla fine arriverai

Vicino Atlantide, dovrai affrontare

La marcia tremenda nell’entroterra,

fra squallidi boschi e tundre gelate,

dove ogni viaggiatore si smarrisce.

Ma quando, abbandonato nell’oblio,

intorno a te saranno solo rocce

E la neve ed il vento ed il silenzio,

Ricorda chi è caduto da magnanimo,

E rendi onore al tuo fato dialettico

E bizzarro, errabondo e tormentato.

 

Rallégrati ed avanza barcollando;

Eppure quando, superato l’ultimo

Precipizio cadrai senza più forze,

(Sotto di te le luci scintillanti

Di Atlantide, ma non potrai più scendere)

Dovrai sentirti comunque orgoglioso

Che ti sia stata concessa, di Atlantide,

Una fugace visione poetica.

Riposa in pace, con animo grato,

Perché hai contemplato la salvezza.

 

I minuscoli Lari sono in lacrime:

è tempo d’imbarcarsi e dire addio.

Buona fortuna a te, buona fortuna.

Possano i quattro piccoli Cabiri

Ed Ermete, signore delle strade,

Darti sempre soccorso e protezione.

Che l’Antico dei Giorni ti conceda,

In ogni impresa che dovrai affrontare

L’ausilio della sua guida invisibile,

Tenendo alta sopra la tua testa

La luce della sua benevolenza.

 

 

 

 

 

*  La poesia è datata gennaio 1941 e fu pubblicata in volume per la prima volta nella raccolta The Collected Poetry of W. H. Auden, New York, Random House, 1945; traggo queste notizie, nonché il testo utilizzato per la traduzione, dall’antologia W. H. Auden. Selected Poems edited by Edward Mendelson, London, Faber & Faber, 1979.




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