TEATRICA
LA SCENA DIETRO LE SBARRE

“BelVedere”:
fare teatro a Rebibbia


      
Dopo aver proposto la prima tappa dell’inchiesta su alcune esperienze di Teatro in Carcere con “Viaggiatori”, spettacolo di Gianfranco Pedullà realizzato nella Casa Circondariale di Pistoia, questa volta presentiamo un progetto pilota realizzato nella Sezione Femminile con Nido della Casa Circondariale romana. Una significativa iniziativa in cui sono stati impegnati vari operatori teatrali, tra cui gli attori Jacob Olesen e Amandio Pinheiro, esperti di tecniche di narrazione e clownerie.
      




      

di Ivana Conte

 

 

 

Il viale che conduce alla Sezione Femminile con Nido di Rebibbia

 

 

BelVedere è il primo progetto interamente dedicato all’esperienza del vedere teatro insieme, preparandosi a farlo in modo collettivo, proposto in Italia all’interno di una Casa Circondariale di un istituto detentivo.   

Si è svolto da gennaio a luglio 2014, alla Sezione Femminile con Nido di Rebibbia, a Roma.

Il Dipartimento Politiche Sociali, Sussidiarietà e Salute  Direzione Accoglienza e Inclusione U.O. Inclusione Sociale Ufficio detenuti ed ex, ha affidato ad Agita/Casa dello Spettatore [1] la cura del progetto, per la pluriennale esperienza di formazione del pubblico e degli operatori che caratterizza l’associazione a livello nazionale e romano.

La direzione del Femminile con la sezione Nido di Rebibbia ha mostrato la massima collaborazione in tutte le fasi del progetto e questo ha favorito le relazioni tra tutti i soggetti attuatori e fruitori della proposta, fortemente innovativa e mai sperimentata prima in questa forma.

Uno dei dati più rilevanti è che i destinatari del progetto sono state donne e bambini da 0 a 3 anni, quasi tutti appartenenti alle comunità Rom della città di Roma.

 

Per facilitare la piena accoglienza del Progetto BelVedere a Rebibbia, si è pensato di affidare a due attori, Jacob Olesen e Amandio Pinheiro, esperti di teatro educativo e di tecniche di narrazione e clownerie, il compito di condurre teatralmente i sette incontri/spettacolo previsti.

A loro, di volta in volta, sono stati affiancati altri artisti, di diverse generazioni, quali ospiti e protagonisti di momenti performativi e di spettacolo dedicati a mamme e bambini.

Gradualmente si è creata una comunità di donne, bambini, operatori e artisti uniti dal comune lavoro sul fare e vedere teatro in un luogo le cui regole andavano completamente ripensate, insieme alle modalità e ai linguaggi teatrali da proporre.

Le detenute e i loro bimbi inizialmente non conoscevano le forme teatrali proposte, ma il gioco e la narrazione, la musica e le filastrocche, a loro noti, hanno fatto da ponte tra il nuovo modo di vedere e partecipare e quello a loro già noto.

Chiunque sia partito da una performance o da uno spettacolo preesistente, ha modificato linguaggi e modalità di comunicazione, ha sintetizzato e reso più limpida l’azione teatrale, ha scelto momenti salienti da proporre.

Qualche artista ha addirittura debuttato con una nuova ricerca che partirà dell’esperienza a Rebibbia per proseguire altrove e, forse, tornare in quel luogo.

 

 

 

da Come si fa a mordere un orcoProgetto BelVedere, 18 giugno 2014

 

 

Il progetto BelVedere ha previsto la realizzazione di incontri con le detenute e i loro bambini preliminari alla visione degli spettacoli, condotti da giovani ma esperte mediatrici teatrali.

Temi e modalità di avvicinamento hanno tenuto conto di come le mamme potessero accompagnare i propri bimbi alla visione e alla partecipazione attiva.

Con il passare del tempo, gli spettacoli hanno assunto sempre più connotazione teatrale e ritualizzazione: il buio o la semioscurità, luci e musiche, soglia evidente tra palcoscenico e platea (nelle misure ridotte della stanza giochi) hanno marcato la differenza tra evento quotidiano ed evento straordinario, tra realtà e finzione.

Rivolgersi contemporaneamente a madri e a bimbi così piccoli, ha richiesto la messa a punto di un linguaggio artistico fortemente comunicativo, ma non per questo meno simbolico ed esteticamente curato.

La crescita di consapevolezza, la capacità di divertirsi, la possibilità di accompagnare i  propri bimbi nella serena visione degli spettacoli, ha generato nelle detenute, spesso  molto giovani, una evidente crescita di autostima e il potenziamento delle relazioni affettive.

 

***

 

Hanno partecipato al Progetto BelVedere:

Le madri e i  bambini detenuti

Gli artisti Jacob Olesen, Amandio Pinheiro, Guglielmo Pinna, Francesca Ferri, Fabrizio Pallara, Valerio Malorni, Desy Gialuz, Guido Gentilini, Peppe Coppola, Alessandro Pecini, Patrizia Mazzoni, Leonardo Boccardi

Gli interventi di preparazione alla visione sono stati realizzati da Sara Ferrari e Laura Squarcia

Ha curato la progettazione e il coordinamento Ivana Conte

Le consulenze pedagogiche e teatrali sono state di Nella Norcia e Giorgio Testa

La documentazione è stata curata da Loredana Perissinotto e Guglielmo Pinna

 

 

 

 



 

[1] Dopo la soppressione dell’Ente Teatrale Italiano, avvenuta nel 2010, gli esperti di teatro educativo, gli operatori teatrali e gli artisti che ne hanno fatto parte, sperimentando con il Centro Teatro Educazione progetti pilota e modelli virtuosi di formazione del pubblico, hanno valutato indispensabile non disperdere la ricerca.

Da qui la nascita della Casa dello Spettatore, che eredita questo patrimonio, ripensandolo e rinnovandolo alla luce delle attività proposte nei diversi contesti di realizzazione, pubblici e privati.

 




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