SPAZIO LIBERO
DIALOGHI
Il testamento spirituale-scientifico di Margherita Hack


      
Einaudi ha pubblicato “Siamo fatti di stelle”, una conversazione del geologo Marco Morelli con la famosa astrofisica fiorentina, morta lo scorso giugno a 91 anni. Un piacevole libro in cui le molte domande sui vari snodi biografici della scienziata (atea confessa) si intrecciano con le sue molte considerazioni sull’origine del cosmo, sui miliardi di galassie presenti nell’universo e sull’alta probabilità che da qualche parte possa esserci una forma di vita intelligente uguale o simile alla nostra.
      



      

di Ignazio Apolloni

 

 

Siamo fatti di stelle - Dialogo sui minimi sistemi di Marco Morelli (Einaudi, Torino 2013, pp. 184, € 12,00): questo il titolo e sottotitolo del libro che è stato presentato il 12 settembre 2013 alla libreria Kalhesa di Palermo quale preludio a una conversazione tra gli spettatori e l’autore, in mancanza della protagonista – lo scienziato Margherita Hack – che ci ha lasciato poco tempo fa alla venerabile età di 91 anni.

Donna dal carattere forte, volitiva al punto da avere lasciato la facile e tranquilla vita della donna di casa per affrontare problematiche ardue da trovare risposte quali quelle che attengono all’universo, per esplorarne la materia e le sue dimensioni, è stata riconosciuta dalla comunità degli scienziati di tutto il mondo come uno dei rappresentanti più autorevoli nel campo della cosmogonia. A lei si devono ricerche e scoperte tra le più significative non disgiunte dalla possibile ricaduta nel nostro mondo, quello terrestre.

Non viveva dunque la Hack solo di astrazioni avulse dal contesto terreno, che infatti la appassionava tanto da prendere posizione a favore della democrazia e della libertà (compresa quella dal bisogno). Personaggio perciò attrattivo e attraente al punto da avere indotto Marco Morelli – geologo e pertanto scienziato anch’egli – a dedicarle una improbabile intervista: improbabile quanto meno relativamente al locus in cui sarebbe avvenuta, e peraltro per una durata di troppe ore perché ella potesse soggiacervi.

Siamo infatti a Trieste nelle prime ore del giorno; freddo piuttosto gelido, di fronte a un mare implacabile nel fare sentire i suoi gemiti, e il Morelli che pone domande, attende risposte per quindi descrivere le circostanze (motorie o semplicemente riflessive) in cui l’intervistata e l’intervistatore agiscono. Lui è implacabile, vuol sapere tutto della vita della Hack, a partire dall’infanzia quasi ci fosse stata una premonizione, una attitudine prematura a quella che un giorno diventerà la carriera della sua vittima. C’è infatti da considerare l’avanzata età della donna, il tempo inclemente, la persistente indagine dell’intervistatore quasi a scoprire qualche attimo di indecisione, di perplessità, di insicurezza a fronte di un successivo – e mai più smentito – ateismo. Lei però dribbla, evita con accortezza di rispondere alle domande importune per quindi ricondurre il dialogo a ciò che più le è consono: l’indagine e l’esame del cosmo, anzi dell’intero universo nelle sue smisurate proporzioni, per nulla atterrita o intimidita della piccolezza, il piccolo frammento di vita rappresentato da ciascuno di noi.





La Hack non atterrisce davanti alla finitezza della vita, ci gioca anzi; parla dei miliardi di anni di vita che ancora sono del sole, dei miliardi di galassie contenenti ciascuna miliardi si stelle sui quali numeri convengono ormai tutti gli scienziati: si veda ad esempio quanto afferma Stuart Clark in Le grandi domande: l’universo. Ovvio di conseguenza, dice la Hack non smentita decisamente da Marco Morelli, che in qualche altra parte di questo universo, come loro (gli scienziati e particolarmente gli astronomi) lo conoscono, debba esserci una qualche altra forma di vita uguale alla nostra. Altrettanto ovvio che la presunzione della nascita della vita nel nostro pianeta non possa essere fatta ascendere a una qualsiasi volontà divina in uno spazio temporale quale è quello sussunto dalla religione cristiana o di altro tipo.

A questo punto la Hack menziona il CERN e il risultato ottenuto nella ricerca dei neutrini: una data storica dell’umanità intera, non solo nel mondo accademico esperto nel campo delle particelle elementari.

Il Morelli però incalza, dopo l’andirivieni iniziale delle domande e risposte, sui primi anni di esistenza della futura scienziata.

Non è pago, vuole il suo testamento spirituale e lo ottiene, ma non nella forma cruda di tali elementi documentari da affidare alla storia, bensì quale spunto per manifestare la sua vocazione per le trame romanzesche. E invero ad ogni più piccolo dialogo fa seguire un commento che funga, e funge, da rappresentazione narrativa o teatrale.

Trattandosi infatti di una storia romanzata o romanzesca, quella del Siamo fatti di stelle sarebbe rimasta arida ove i dialoghi fossero rimasti privi dell’alone, la multiforme e geometrica coloritura dell’introspezione. Ecco allora la descrizione degli stati d’animo dei due allorquando la problematica non sia puramente estetica ma esistenziale. Ne esce quindi un’opera d’arte, un dipinto alla Michelangelo o alla Raffaello.

Il tutto dunque si risolve in un capolavoro letterario, e perciò lo consiglio a coloro che non amano solo il proprio territorio (magari con le sue opere d’arte, monumentali o di altro tipo) ma vogliano cimentarsi in una più vasta conoscenza del mondo e del sapere.

 

                                                                      




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