PRIMO PIANO
DAL CARTEGGIO INEDITO CONTINI-SINIGAGLIA
«Maledetta letteratura»


      
Presentiamo in anteprima sei lettere dello scambio epistolare tra il celebre filologo domese e l’amico poeta di Oleggio Castello, che è in via di pubblicazione. Un carteggio avviatosi nel 1944 e cessato nel 1989 per la scomparsa di entrambi gli scrittori, che intreccia notizie personali, vicissitudini biografiche assieme a considerazioni letterarie, ammiccamenti socio-culturali, pensamenti e commenti critici, opinioni politiche nell’Italia del post-fascismo in cui a distanza di decenni si poteva, tra l’altro, rivalutare l’influenza filosofica di Benedetto Croce.
      



      


di Gualberto Alvino


Il carteggio tra il filologo domese e l’amico poeta Sandro Sinigaglia,1 iniziato il 3 ottobre 1944 e conclusosi, a pochi mesi dalla morte d’entrambi, il 14 giugno 1989, consta — tra lettere, telegrammi, cartoline illustrate e postali — di 246 unità: 161 di Sinigaglia (qui segnate da numeri romani), conservate nell’Archivio Gianfranco Contini (Serie 13 «Corrispondenza», fascicolo 2243, Sandro Sinigaglia) della Fondazione Ezio Franceschini presso la Certosa del Galluzzo in Firenze; 85 di Contini (contraddistinte da numeri arabi), religiosamente custodite dall’erede Luigi Sinigaglia nella casa paterna di Arona.

Giusta la prassi editoriale vigente in fatto di scritture non letterarie (sebbene nulla nei due fuoriclasse esuli mai del tutto dalla letterarietà), i testi sono riprodotti con criterî conservativi, nell’assoluto rispetto delle peculiarità grafiche degli originali, spesso ‒ ovviamente dalla parte di Sinigaglia,2 prima che il magistero stilistico del corrispondente contagiasse alle radici la sua scrittura ‒3 a dir poco sui generis, non pure nel modo di interpungere («S. Biagio Bellinzona è da quattro giorni, il mio nuovo recapito», «Credo, che don Cabalà […]»; «martedì, aprirà una nuova serie, Davoli»; «Quel che ti dico: è, per il tuo lettore», oltre alla virgola prima della parentesi),4 ma sul piano sintattico («Posso solamente sperare che la burocrazia si sia sveltita e che le pratiche di liberazione segnano un ritmo più spedito», «facevo bene per ora, raggiungere Neuchâtel»), lessicale e ortografico («maniacamente», «altola», «rieccheggiare», «metereologia», «antonomasico», «autopsico» ‘autoptico’, «megalomeno», «si» = , «li» avverbio, «fà» e «fa’» per fa, «diec’anni»), nonché nelle vistose oscillazioni («propio»/«proprio», «à»/«ha», ecc.); non si dice dei periodi contorti sino alla pressoché totale impenetrabilità sia per difetto di coerenza, coesione e proprietà sia per effetto di schermatura anticensoria:5 «comincio a sentirmi sobillato pensando al ritorno. Se uno se la sente, laggiù c’è da fare» (l. ix); «la solita lunga evasione sulla lontananza, da quando, con l’ultima parte del mio viaggio, ho smobilitato tutte le mie cariche» (l. xviii); «Il giro cominciato, tralascio la domanda. Sono superstizioso: speculerebbe su una frattura irreparabile» (l. xxiii); «siamo invasi di sgomento sino a non ritrovare più una parola, se non per riaccendere la voce in un incontro: nell’incontro che, solo, può far saltare la spoglia di una solitudine che non vogliamo, ma che le ragioni, forse, di una nuova attesa ‒ o di una fatalità addirittura ‒ costringono» (l. xxix); «Eppure è da poco questa indifferenza, ma altro che un momento queste mie infelici parole: si ha sempre la certezza d’avere il coltello alla gola, o meglio ancora di essercelo adattato; ché tutto quanto accade intorno è stupefazione, ancora un’afa equatoriale che prelude, e cinismo e apatia gli abiti, per nascondere la fierezza e le verità che oggi non è possibile svelare. […] il lavoro in fabbrica mi spinge a chiedere rassegnazione, già quasi soggiacendo all’abitudine dell’orario ed al rimpianto d’aver sempre anticipato i calcoli, che dovrebbero disimpegnare con certo metodo le mie letture, se non credessi di riscuotere la fiducia di volere e potere comunque, appena ristabilita la tua concreta presenza, rinnovandosi le abitudini da dividersi in comune, garantendo, qui, a portata di mano, lo stimolo dell’affetto che mi porti.» (l. xxx).

Le virgolette sono state uniformate e adeguate all’uso corrente: alte per i modismi e le evidenziazioni, uncinate per le citazioni testuali e i titoli dei periodici.

I lapsus calami sono senz’altro corretti.

Gli esponenti di nota precedono i segni interpuntivi solo nelle note filologiche.

Abbreviature: agg. = aggiunto; corr. = corretto; l. = lettera.

Frugali stralci di missive dei primissimi anni sono stati pubblicati da Carlo Carena in Id., Ricognizione fra le lettere di Gianfranco Contini a Sandro Sinigaglia («Lingua e letteratura», xii, 27-28, autunno-primavera 1996-97, pp. 107-14); brani delle lettere risalenti al 1944-45 e i testi completi di i, ii, iii, xiv sono apparsi a cura di Paola Italia nel saggio citato, pp. 185-201.



* * *





Gianfranco Contini


24

Domo, giovedì [5 dicembre 1946]

Carissimo,

Capitini .,6 che ho rivisto a Basilea, sempre più affabile e gioviale (per usare i vostri termini di neofiti),7 sempre più il Capitini d’una volta, ha cambiato programma, cedendo ai miei suggerimenti, ed è andato a Rorschach8 per trovare la sorella di Michelstaedter,9 a Lugano per una conferenza alla Ghilda.10 Doveva rientrare oggi in Italia via Chiasso e proseguire direttamente per Perugia. M’ha incaricato espressamente di scusarlo nel farti la commissione.

La mia idea del giornale l’ha entusiasmato (nel significato etimologico del vocabolo),11 e si agiterà per attuarla il più presto possibile. Gli ho consigliato di servirsi anche di te, per il giornale. Comunque, se il progetto avrà un séguito e tu pescherai qualche individuo disposto a sottoscrivere in sistema cooperativo qualche azione da mille lire, potrai farglielo sapere direttamente (palazzo comunale, Perugia).12

Oggi ho deciso di seguire il suo e specialmente tuo suggerimento, quello che continuasti a ripetermi sul marciapiedi della stazione. Naturalmente, rimango molto scettico, e penso che, perché l’eventualità della revisione non sparisca sùbito a priori, nessuno debba esserne a conoscenza se non quei pochi che ne informerò direttamente. Per queste ragioni personali, per le politiche e per altre letterarie avrei bisogno di andare a Roma. Ma sono tutt’altro che certo che il premio di L. S.13 mi lasci muovere, cosa che non potrei fare comunque prima del 19. Se hai modo di passare a Milano, informati quanto costa l’aeroplano e quanto preavviso per la prenotazione ci vuole. Ci verresti anche tu?

Scusa la lettera amministrativa. Non vuole affatto sostituire la prossima conversazione. Tanti saluti dai miei e ai tuoi. Un abbraccio dal tuo

G.



XLIII

[Arona,] 30 maggio [1946]

Carissimo Franco,

il tuo ricordo da Friburgo mi ritempra il cuore al pensiero di passare qualche tempo con te.

Oggi però urge la mala novella: Rossa14 è stato ricoverato in ospedale, qui, ad Arona, per infiltrazione polmonare. Stamattina gli faranno il pneumotorace. Sono sbigottito! Maledetta letteratura!

Dovresti scrivergli, ma fra qualche giorno: sono questi ancora mezzi ben efficaci, e tu lo sai meglio di me. Resterà in ospedale per più di un mese. Dimmi, perché questa breve parte di amicizia che mi tocca è già una cosa insinuante, una maledetta “grazia”? Eppure gli voglio veramente bene.

Sarei venuto, oggi, a Domo, ma mi aspetta una concione elettorale. Devo difendermi da due contraddittorî avuti coi monarchici, in cui posso dirti d’essere stato15 “messo sotto”. Mi ànno fatto perdere la calma, a queste cose non ò il callo, e scoprendomi mi sono preso dell’antiitaliano del comunista del traditore. La mia “claque”, è stata subissata. Siamo già a questo punto. In caso di repubblica, fra tre mesi circoleranno le squadracce; in caso contrario si potrà sempre fare della galera. (sapevi16 che Rossa à fatto due anni di Regina Coeli?)17

Il “noli purgari”18 mi ha fatto un’impressione di ferocia.19 Forse perché20 lavi la pedagogia di Berenson;21 ma comunque il tuo articolo è una cazzottatura determinata, che a metà “match” si22 rifiuta di indulgere allo spettacolo, scoppia da un angolo e riduce l’avversario alle corde.

Appena saprò la data esatta degli esami mi organizzo per F.23

Un carissimo saluto ai tuoi, a te il mio abbraccio

tuo Sandro.



63

F.24 19.x.1962

Carissimo,

mi duole che oltre al resto la tua tegola sia caduta nel mio cortile in un momento di grande ingombro, poco atto agli ectoplasmi epistolari. Grande fracasso, polverio di calcinacci; e l’aerolito varca la soglia e penetra nel sottosuolo, di dove le sue punte a intermittenza mordono e anzi rimordono. Sta poi di fatto che la tua rabbia è talmente emulsionata, sospesa e addirittura cristallizzata, che io mi attardo a contemplarne la forma: di grottesco alla James Ensor25 o alla Chagall.26 Quindi ritorno alla mia esperienza di quegli indigeni, corredati di crudeltà belluina (non sofisticata), ottusità, pedanteria, unzione, narcissismo morale; pure non alieni da buonsenso, affabilità e addirittura caritas: quel guazzabuglio che è il cuore… elvetico.

Mi par giusto che simili insudiciamenti (pur riscattati dalla tavolozza espressionistica) terminino in tal clausola di freccia nel fianco. Per vicinanza topografica vorrei addurre la sentenza così scolpita dal Galiani, nella quale mi sono imbattuto in questi giorni: I culi sono infatti una nazione a parte, che parlano e si rispondono tra loro unicamente co’ v e r n a c c h i (titolo di un libello vernacolo contro di lui),27 non avendo, per la infelicità dell’organo, né altra combinazion d’idee né altra articolazion di parole.28 È peraltro passibile di grida di dolore, come io stesso confesso di avere sperimentato in anni quasi lontani, tanto che varî luoghi sono legati all’immagine non di madeleines29 bensì di analoghe trafitture, una lungo il passaggio a livello30 di Novara in luce molto postbellica, un’altra mentre ero aggrappato a una bacheca di Zurigo contenente tesori di Lombardia, un’altra ancora consumata sull’autobus varcante con penoso sussulto il ponte del Pino.31 Fu molestia più che urlo clamante, da dente od orecchio. Successivamente mi sono dato a una coabitazione che ogni tanto esplode in tumefazioni, febbrone, suscettibilità ghiandolare ecc., insomma flebite in piena regola, con clausola modicamente cruenta e liberatoria. Esortato a adoperare i coltelli (che sarebbero inevitabili nell’ipotesi del profluvio anemizzante), esito, perché sembra che il primo atto del ricambio dopo il loro passaggio sia lancinante, sconvolgente. Scusa tanta solidarietà di autobiografia.

Certo, devo ripassare da Domo, ma in questo momento non so se potrò pianificare un Bramosellum.32 Ti esorto inoltre a considerare che questa città si orna di un cinéma d’essai, di mostre d’antiquariato, di balletti russi (da me purtroppo mancati), di presidenti del Senegal33 (id.), ecc. In ogni modo vedrò di mantenere più del (non) promesso.

Salutami tanto i traumatizzati;34 e concentra nei vigenti dardi tutti i veleni. Già le pietruzze hanno qualche cosa di cinese. Ciao, ciao.

Tuo

G.





Sandro Sinigaglia


CXVI

Premosello 13 maggio [1964]

Carissimo,

nocte concubia, all’incirca un’ora e mezza del 13, tempo non continiano, ma il meglio tempo che ti posso dedicare, stante la mia tempra nottivaga, ti imbucherò stamani Zymafluor,35 pervenutomi a mezzo bricolla,36 per intermesse penitenze elvetiche, guardacaso, non senza, ieri, il concomitante collo einaudiano del n° 41 nue,37 per il quale a dieci e più anni di distanza,38 mi trovo a “fare un tifo” per le stupende xxxviii paginette da farmi il cuore proprio grosso. Non ammiro: esulto! Diec’anni fa, forse solo ammiravo. Peccato non avere una riserva doppia di anni: per fugaci rencontres, discreti, spero, spollinamenti dai tuoi pistilli, riduzione dei tempi di reazioni alle trapassanti agudezas, anch’io forse avrei finito per essere buono a qualcosa.

Ti faccio notare le concomitanze, che mi ossessionano, e se non è deformazione associativa, nella sterilità del tempo e dello spazio ossolano, tanto peggio per me non averle coltivate e schedate a dovere; in mancanza di assuonanti intermittenze, avrei magari potuto tirare qualche regola per i numeri del lotto o alimentare in appendice, psicopatologie della vita quotidiana,39 com’è vero che il pomeriggio di due settimane fa, prefissomi, rientrando a Premosello, di salire a San Quirico,40 ho avuto il cofano della macchina sfondato dalla retromarcia inconsulta di pesante becero su mezzo pesante, con conseguente appiedamento fino a dopo l’avvenuto ratto post Formentor:41 cosa che non può rientrare nella accidentalità pura, se tanto mi duole di essere stato infedele.

Potrò essere alla stazione, se ti sarà possibile lanciarmi un segnale, per una seconda risalita, e se una copia del pro Pizzuto42 me la puoi portare: grazie.

Affettuosamente ed un caro saluto a tutti

il tuo Sandro



75

[Firenze,] Vigilia di Natale 1965

Carissimo,

l’acclusa fotocopia del planctus per Zarino,43 eseguita dai Barocchi-Nencioni e consegnata solo ieri sera, sarebbe strenna non indegna per contenuto, non so, stante la cibernetica postal-verbanese, se congrua per (cronologica) forma. Decida la cibernetica precitata se gli augurî siano prospettivi o retrospettivi.

A Roma s’è parlato di te, l’altra settimana, con l’orbo-di-Zarino,44 davanti a mensa cinese;45 quel pomeriggio, dietro sua lettera46 dopo molti anni (provocata, per eterogenesi dei fini, dall’articoletto cremonese della Corti),47 avevo rivisto Gadda, vecchietto fioco, tremulo e claustrato. Poi il Simplon-Express48 mi ha fatto percorrere e ripercorrere, nel sonno del WL, la valle del Toce, per due giorni di Parigi, di cui per la prima volta sperimentavo, ma senza troppo trauma, la bianchezza (ed era la vigilia del ballottaggio, fruii delle ultime ore dell’interregno di libertà).49 Credo che la ripercorrerò in ore diurne, per pochi minuti amministrativi a Domo, un giorno delle vacanze di gennaio, ma non so se potendo coincidere con tue non-pendenze.

Ciao ciao.

Tuo

G.

Tre augurî50

Margaret51

e 3 [augurî] da Nonna Ri Ro52




CXXVII

Premosello 2 giugno [1967], ore 18

Carissimo,

rientrando da San Quirico, dove ho titolo per accoglienze sempre preferenziali, ti segnalo il buon andamento delle varie amministrazioni: potatura dei bossi, pelouse al contropelo, modanature a pieno risalto, persecuzione specifica e radicale d’ogni zizzania, tutti sintomi dunque che il centro organizzatore53 è come sempre nel pieno delle sue attività. Né mi sono sfuggite le vivacità polemiche, né l’adorabile sollecitazione a misurare i miei affanni più che a concedermi quelle confidenze che, tu sai con quali maieutiche ormai collaudate, io mi sono acquisito. Se mi riuscirà di ottemperare, domani, agli ingaggi aronesi, domenicà ripeterò, non fosse che per mettere tregua ai rumori festaioli, il bagno tra le tue verdure e quei silenzi appena scalfiti. Ma ti devo segnalare ancora il recapito, di ieri, del Croce,54 in busta gigante, straordinario oggetto smarrito, tra il quotidiano repertorio postale, che penso mi debba avere fatto adiaforo e sospettoso anche di postino, che invece ho sempre circonfuso di nobiltà e simpatia,55 almeno fino a quando, civilmente, suonava il campanello e non solo alla vigilia di Natale. Ti basti che già alla seconda pagina ero intrapanabile anche alle elitre infernali dei miei trapanini.56 E mi puoi credere, se la chiave di lettura che automaticamente mi sono trovata in mano è stata quella del Contributo57 sì, ma del tuo a me, impercettibile, umorale, per vie idiosincrasiche magari, un tono del carattere, da quei lontani giorni, una lezione mai, una interrogazione fortunatamente nemmeno!, ma un cenno dopo l’altro, un tocco, il senso del labirinto rivelantesi. Ritrovarne in questo tuo Croce la sistemazione, come in una gran tavola delle implicazioni, delle equivalenze, delle inferenze, sotto il segno unificatore di una ragione operante, è stata una grande emozione: finalmente un discorso universale, che esce fuori da una memoria di laboratorio, o se preferisci uno dei tuoi formidabili esercizi di lettura.

Non mi resta che rileggere, io bestione, e quel ch’è peggio, se il caso, anche anticrociano untorello, a titolo di modestissima riparazione e contrizione. Il tuo «affettuosamente»58 pare invitarmi a chiudere il circolo, quello biografico almeno, tornando (scusa l’equivoco sgradevole, biografico, non biologico) con qualche profitto, a quei lontani giorni in cui moltissimi italiani leggevano Croce come se leggessero e Kierkegaard e Marx, ed era il solo modo di vivere allora, e più tardi leggendo sì e Kierkegaard e Marx, ma previa rimozione di quella lezione, il che è stato anche comodo, senonché le rimozioni conducono sempre dove non possono non condurre… So che è molto poco quel che ti può dire il tuo sprovveduto fedele, ma tu ricevi, come sempre il suo più affettuoso abbraccio, che non può non coinvolgere Margaret e i Cocchi.

il tuo Sandro.

Probabilmente, lunedì, da Mattioli.59 Gli recherò le ultime (purtroppo) anfore di quel tal Gattinara, quasi certo che troverà udienza,60 appo chi lo pone indiscusso sovrano d’ogni indigena produzione. E mi pare che ci sia una certa astuzia della ragione storica, se quei cimeli approdano in via Morone.61





Benedetto Croce


1 Alessandro Sinigaglia nasce il 28 aprile 1921 a Oleggio Castello (Novara) da padre lombardo e madre di Masserano (Biella), figlia del medico condotto, nella cui biblioteca il piccolo Sandro trascorrerà ore felici («Conobbi il fascino orroroso della patologia, la famiglia immane dei polisarcidi e degli splenomegalici, gli idrocefali, le contratture della paralisi agitante, la malattia di Recklinghausen, la porpora, il mixedema, la leucemia linfatica, lo scorbuto, il beriberi, l’aneurisma gigantesco dell’aorta, […] la realtà della parola come cosa verbale in sé e per sé autonoma, m’era entrata dentro»). Compie gli studî ginnasiali ad Arona e liceali a Novara. Nel 1939 si iscrive alla Facoltà di Lettere e Filosofia della Statale di Milano, ma lo scoppio della guerra lo costringe a lasciare gli studî. Antifascista, nel biennio 1943-44 partecipa alla guerra di liberazione dell’Ossola militando nelle Brigate Matteotti. Nel 1944 ripara in Svizzera. Accantonata a malincuore l’idea di una tesi su Piero Gobetti suggeritagli da Contini, nel 1947 si laurea in Estetica con Antonio Banfi su Italo Svevo, quindi entra nell’industria di gemme sintetiche per orologi diretta dal padre Luigi assumendo la direzione di uno degli stabilimenti. Nel ʼ54, con la mediazione di Contini, pubblica nella «Biblioteca di Paragone», diretta da Roberto Longhi e Anna Banti, la sua prima raccolta, Il flauto e la bricolla, che passa completamente inosservata. Insegna italiano e latino al Liceo scientifico del Collegio Mellerio-Rosmini di Domodossola fino al 1960. Nel 1968, con l’introduzione degli orologi al quarzo, l’azienda subisce un tracollo e Sinigaglia si trasferisce con la famiglia a Milano, dove trova un impiego prima alla De Agostini, nella redazione dell’Enciclopedia Universale, poi, nel 1974, presso la casa editrice Ricciardi di Raffaele Mattioli, dove lavora intensamente alla collana dei «Classici italiani», al Folengo e al Pascoli, curati rispettivamente da Carlo Cordiè e Maurizio Perugi. Nel 1979 si dimette per stabilirsi definitivamente ad Arona, nella casa di Corso Cavour 90. Il 12 settembre 1990 muore per un tumore aggressivo al polmone, appena sette mesi dopo la scomparsa di Contini. Tutti i suoi versi sono raccolti in Poesie, introduzione di Silvia Longhi, testi e glossario a cura di Paola Italia, Milano, Garzanti, 1997.

2 Se si esclude «un’istante» nel penultimo capoverso della prima l. di Contini, pure conservato.

3 È sorprendente come, dai primi anni Sessanta, la pagina sinigagliana emuli a tal segno quella dell’amico da esserne non di rado indistinguibile (a partire dal lessico: «al postutto», «instante», «pasto» ‘nutrito’, «terebrante», «specillo», «voluttuoso», ecc.).

4 Sono pure state rispettate le non rare omissioni dei punti fermi.

5 Di cui il poeta è perfettamente consapevole: «Non mi rendo conto perché mai, con te, non abbia osato varcare i limiti di un linguaggio a sottintesi: tutte le mie lettere riescono faticose» (l. xxxvi). Così Paola Italia in «Una intima comunione di giorni e di ricerca». Dalle lettere di Sinigaglia a Gianfranco Contini (1944-1945), in Aa.Vv., Sulla poesia di Sandro Sinigaglia, Atti del convegno di Ginevra del 17-18 febbraio 2012, pp. 185-201, alle pp. 186-87: «Il linguaggio del carteggio, e in particolare del biennio cruciale 1944-1945 […], è un linguaggio per iniziati, un linguaggio mistico in cui non è possibile decifrare moventi, oggetti e riferimenti, perché criptici e allusivi per un doppio ordine di motivazioni. La prima, soggettiva. L’estrema confidenza tra i due che sconfina in una simbiosi d’anime, una affinità simpatetica che non ha bisogno del chiarimento ma procede per allusioni, indizi, flash. E una ragione oggettiva. La censura a cui ogni missiva, in clandestinità, poteva essere sottoposta, costringendo gli scriventi all’arte della reticenza, al mascheramento dei referenti, a una estrema rarefazione del linguaggio».

6 Aldo Capitini (Perugia 1899-1968), antifascista, liberalsocialista, filosofo della nonviolenza, tra i fondatori del Partito d’Azione, segretario, nel biennio 1929-30, della Scuola Normale di Pisa, dalla quale fu espulso per essersi rifiutato di iscriversi al Partito fascista. Cfr. G. Contini, Aldo Capitini. i, «Il Dovere. Giornale officiale del Partito Liberale-Radicale Ticinese» (stampato a Bellinzona), 28 marzo 1945, p. 5 («Nessuno incise e ritagliò in me […] una struttura d’inchieste morali; nessuno spirò altrettanto il soffio della carità, l’alone di una santità laica, la presenza e, per usare sue formule, la vicinanza e l’apertura infinita d’un’amicizia. […] come me, non so quanti amici e ignoti gli debbono la loro esistenza etica, e in essa una decisione politica»); Aldo Capitini. ii, ivi, 4 aprile 1945, p. 5; poi in Pagine ticinesi di Gianfranco Contini, a cura di Renata Broggini, pres. di Sergio Salvioni, Bellinzona, Salvioni, 1986, pp. 70-75, 76-81. Vd. pure «Un’amicizia in atto». Corrispondenza tra Gianfranco Contini e Aldo Capitini (1935-1967), a cura di Adriana Chemello e Mauro Moretti, Firenze, Edizioni del Galluzzo, 2012.

7 neofiti, ms., sostituisce una parola cassata illeggibile

8 Comune del Canton San Gallo, sul lago di Costanza.

9 Paula, sorella ed erede dello scrittore e filosofo Carlo Michestaedter (Gorizia 1887-1910). Capitini pubblicò 29 lettere del Goriziano ai genitori, alla sorella Paula e all’amico Gaetano Chiavacci in «Letteratura», viii, 1, 1946, pp. 3-27, sotto il titolo Inediti di Michelstaedter.

10 «Società del libro» con sede a Zurigo, dove nel 1927 fu aperta la prima agenzia allo scopo di fornire ai membri libri d’alta qualità a prezzi modici.

11  Dal gr. entousiasmós, der. di entousiázo ‘sono ispirato’.

12  «L’iniziativa del giornale sarà portata avanti. Il fatto che ci sei tu è per me la forza centrale. Metterò in moto la macchina. Scrivo ad Alberto [Apponi (Roma 1906-Perugia 1977), magistrato (fu pretore di Assisi), poeta, amico di Capitini, presidente del CLN perugino e dirigente del Partito d’Azione, tra i primi seguaci italiani delle idee gandhiane; conobbe Contini nell’autunno del 1935 a Perugia, dove il Domese, dal ʼ34 al ʼ36, insegnò al liceo classico Mariotti; cfr. G. Contini, Ricordo di Alberto Apponi, «La Rivista dei Libri», i, 8, 1991, pp. 45-46; poi in Id., Postremi esercizî ed elzeviri, postfazione di Cesare Segre, nota ai testi di Giancarlo Breschi, Torino, Einaudi, 1998, pp. 197-202: «Dal ʼ36 cominciai a frequentare la sua casa di Assisi, dove con tirannico affetto mi faceva tornare ogni anno quando purtroppo ebbi lasciata l’Umbria, e cominciò un’amicizia segnata dalle sue stigmate fondamentali, generosità e prepotenza, quelle stesse che reggevano la sua intransigenza e la sua rara capacità di disprezzo» (p. 197).], e anche tu scrivigli. Lui a Roma può cominciare a fare moltissimo. Tu dovresti mandarmi una serie di idee circa il giornale, subito a Perugia, per espresso; e così fare più volte alimentandoci di vitamine. Costituiremo Comitati per questo giornale in varie città. / Debbo andare rapidamente a Perugia. A Milano mi fermerò giovedì, probabilmente solo alla stazione o per poche ore: comunque se vuoi farmi sapere qualche cosa telegrafa subito a Piero Capitini [il fratello], via privata Caltanisetta 8. Credo che arriverò lì la mattina e ne ripartirò circa alle 14. La sera a Firenze avrò incontri per il giornale. Sarò a Perugia venerdì. Non avviso Senigaglia [sic] perché non sono sicuro dell’orario. Cerca di parlargli intanto tu della cosa: spero di vederlo il martedì dopo Pasqua a Milano. […] Sono stato a Rorschach ieri sera e questa mattina. Ho visto Paula e il figlio Carlo, con la moglie e bambina. Desiderano tanto vederti; e magari verrebbero, madre e figlio, a Zurigo. Sono buoni e possono aver bisogno di te» (l. di Aldo Capitini a Contini del 3 dicembre 1946, in «Un’amicizia in atto», cit., pp. 144-45).

13  Negli anni 1946-47 Contini fu membro della giuria del premio letterario Libera Stampa (con Piero Bianconi, Carlo Bo, Aldo Borlenghi, Giansiro Ferrata e Pietro Salati; Piero Pellegrini presidente, Eros Bellinelli segretario), assegnato per la prima volta (1946, ma la cerimonia si svolse il 5 gennaio dell’anno successivo) a Vasco Pratolini per Cronache di poveri amanti, e nel 1947 ad Antonio Manfredi per Poesie.

14  Gilberto Rossa (Milano 1916-2004), medico e traduttore in francese, militante del gruppo milanese di Giustizia e Libertà, partigiano nell’Ossola e anch’egli esule in Svizzera. A lui e a Mattia Pinoli S. avrebbe dedicato Il flauto e la bricolla, «Biblioteca di Paragone», xvi, Firenze, Sansoni, 1954.

15  stato] stato anche

16  sapevi] lo sapevi

17  Il carcere romano di via della Lungara.

18  G. Contini, Nolo purgari, «Il Mondo. Lettere Scienze Arti Musica», ii, 25, 1946, pp. 2 e 11, risposta a un articolo di Bernard Berenson (Purgatio mentis), apparso sullo stesso periodico (ii, 21, 1946, p. 2) sull’inquinamento di germanesimo subìto dalla cultura italiana. Il critico americano «aveva invitato gli italiani a spogliarsi degli abiti mentali tedeschi che li avevano condotti alla dittatura fascista: replica netta fin nel titolo, che rifiuta con un perentorio “nolo” l’invito alla purga proposto dall’avversario, macchiato oltre tutto di un gusto funereo e inopportuno, vista la circostanza storica e l’identità dello scrivente. Nella prima parte della sua argomentazione, di natura apologetica, Contini dimostra in negativo come nulla della filosofia tedesca assimilata in Italia abbia informato il movimento totalitario, e in positivo come il nazionalismo italiano si sia nutrito piuttosto a fonti francesi o addirittura anglosassoni che non teutoniche; nella seconda parte, più dimostrativa, identifica il pericolo che insidia la cultura germanica nella tendenza a rendere assoluti i termini di qualsiasi opposizione dialettica, siano essi i generi letterari, le classi, le razze o le nazioni, di divinizzare o demonizzare i rispettivi opposti; per l’Italia, saggia e insieme scettica, gli stessi dati hanno una portata puramente pratica, non essendo considerati come portatori di valori. Dal mondo anglosassone, cui Berenson apparteneva, “empirico, culturalmente leggero, incline alla divisione del lavoro”, Contini dichiara di poter assumere ben poco nei settori della filologia, linguistica e critica letteraria “in cui abbiamo qualche infarinatura”. Altrove che in esperienze intellettuali è il capitale che la cultura anglosassone può fornire all’Italia: nell’esercizio della libertà. Il ricambio che l’Italia può presentarle starebbe nell’offerta “del pensare”, che non vuol dire offerta di nozioni; un dono proponibile almeno al settore anglosassone più giovenilmente fresco e assetato di conoscenza: l’America. Contini ne osserva la vitalità sull’esperienza diretta degli americani che incontrava allora in Europa per via dell’occupazione, e li descrive entusiasticamente come simpaticissimi giovanotti dall’aria di ragazzi liceali “con la mente poco ammobiliata salvo qualche angolo privilegiato, dov’è stipatissima”» (Giovanni Pozzi, Dittico per Contini, In Id., Alternatim, Milano, Adelphi, 1996, p. 538).

19  «Vidi con molto piacere la risposta a Berenson, di cui non conobbi l’articolo, altro che attraverso resoconti verbali. Deve essere un po’ rincoglionito: troppa vanità. Ora vuol fare il Goethe. È stato bene che gli hai risposto tu: avevo voglia di mettermici io, e sarei stato più villano» (l. di Emilio Cecchi a Contini del 21 aprile 1946, in L’onestà sperimentale. Carteggio di Emilio Cecchi e Gianfranco Contini, a cura di Paolo Leoncini, Milano, Adelphi, 2000, p. 66).

20  perché] perché non

21  Bernard Berenson (Butrimonys 1865-Firenze 1959), critico d’arte statunitense d’origine lituana.

22  si] non si

23  Firenze.

24  Firenze.

25  Il pittore belga (Ostenda 1860-1949).

26  Marc Chagall (Vitebsk 1887-Saint-Paul-de-Vence 1985).

27  Lo Vernacchio. Resposta a lo Dialetto Napoletano (1780) di Luigi Serio (Massa Equana 1744-Napoli 1799), regio revisore teatrale, professore di eloquenza all’università di Napoli, improvvisatore e poeta di corte.

28  Ferdinando Galiani (Chieti 1728-Napoli 1787), Lettera di risposta al Serio.

29  Le madeleines proustiane.

30  a, livello

31  A Firenze.

32  Bramosellum.] Bramoxellum corr. a mano [antico nome di Premosello.]

33  Nel 1962 il capoluogo toscano fu teatro d’incontro fra il sindaco Giorgio La Pira e il primo presidente del Senegal, il poeta Leopold Sedar Senghor (Joal 1906-Verson 2001).

34  I genitori di S.

35  Per la prevenzione della carie dentaria.

36  Di contrabbando (allude alla sua raccolta Il flauto e la bricolla).

37  Francesco Petrarca, Canzoniere. Testo critico e introduzione di Gianfranco Contini. Annotazioni di Daniele Ponchiroli, Torino, Einaudi, 1964 («Nuova Universale Einaudi», 41).

38  Id., Rerum vulgarium fragmenta, testo critico di G. Contini, Parigi, Tallone, 1949.

39  Sigmund Freud, Psicopatologia della vita quotidiana (1901).

40  Frazione di Domodossola, residenza dei Contini.

41  Il premio letterario internazionale per la letteratura Formentor, nato nel 1961, cessato nel 1967 e reistituito nel 2011. L’edizione 1964 fu vinta dalla scrittrice tedesca Gisela Elsner per I nani giganti; tra i candidati Antonio Pizzuto. Così Contini, giurato del premio, in una l. al prosatore palermitano del 23 marzo 1964: «ho fatto includere Ravenna nella lista delle proposte per il premio Formentor (quest’anno, a Salisburgo): non perché, stavolta almeno, siano lecite illusioni (un italiano, cioè Gadda, ebbe il premio l’anno scorso), ma perché così se ne discorrerà con alcuni degli editori e critici stranieri più autoritariamente (hai già un patrono molto ardente in Michel Butor)» (in Gianfranco Contini-Antonio Pizzuto, Coup de foudre. Lettere [1963-1976], a cura di G. Alvino, Firenze, Polistampa, 2000, p. 40).

42  La relazione di Contini per il Formentor.

43  Il gatto di Pizzuto, immortalato in Id., Spensierata, xvi lassa di Sinfonia, Milano, Lerici, 1966. La busta contiene una fotocopia dell’apografo pizzutiano della lassa e della relativa «tavolozza» («Le copie da lui comunicate erano di lasse isolate o in piccoli gruppi, per solito scritte orizzontalmente, ne varientur. La lassa era preceduta da fogli […] su cui un vortice di appunti lessicali e ritmici, bicolori, neri e rossi, si offriva al faticoso sviluppo: proposi di chiamarli “tavolozze”; ne ho innanzi di Sinfonia, a me dedicato» (G. Contini, Antonio Pizzuto, investigatore, «Leggere», II, 9, 1989, pp. 18-19; ora in Antonio Pizzuto, Si riparano bambole, a cura di G. Alvino, con una nota di G. Contini, Milano, Bompiani, 2010, p. 11).

44  Pizzuto.

45  In un ristorante cinese.

46  «Caro Contini, / il vivo e limpido articolo di Maria Corti ne “Il Giorno” di jeri l’altro, riguardante il “Fiore” l’indagine da te operata e i risultati che ne hai tratto, hanno richiamato il pensiero alla tua infaticabile ed eccelsa opera, l’animo alla tua persona. / La casa editrice fiorentina aveva annunciato l’acquisizione del “Fiore” al cánone dantesco. / Il mio silenzio di questi mesi e forse anni è dovuto al graduale appesantirsi d’una irreparabile condizione di senescenza: non adempio ai doveri né arrivo a fronteggiare gli obblighi d’una desiderata applicazione mentale, che di troppo supera le residue mie forze. Oscurità fisiche e terapeutiche mi avvolgono del loro nembo totale. L’insicurezza delle diagnosi e il terrore degli spedali (e di rapaci cliniche) sottrae a ogni più ragionevole mia deliberazione l’imminente futuro. Minacce esterne: l’appesantirsi della situazione delle terre e dei cosiddetti lor pòpoli: la carenza d’ogni pace dello spirito. / Ti prego di accogliere l’espressione della mia gratitudine, che si unisce al riconoscimento di estimatori ben più alti ch’io non possa essere: il tuo ricordo è vivo e presente fra noi. / Sono solo, senza assistenza famigliare, senza aiuti di tipo alfabetico normale o steno-dáttilo. Non credo che potrò arrivare al treno in questo mese. La difficoltà della giornata ex-ággera sulle távole e negli stipi gli incartamenti che condizionano il respiro e il cibo e l’alloggio di domani: sotto la torva guardata dei poteri, degli ufficî. / Se credi e se lo ritieni opportuno, ti prego di volermi ricordare a’ tuoi cari: a tua Madre, a tua Moglie e a’ tuoi tuoi (sic) [così nel testo] figli. Spero poter riprendere (senza tua pena) una corrispondenza interrotta soltanto dalla mia età: il novero degli anni ha oltrepassato il 72°. / Il più affettuoso e mémore saluto del tuo / Carlo Emilio Gadda» (l. del 3 dicembre 1965, in Carlo Emilio Gadda, Lettere a Gianfranco Contini a cura del destinatario [1934/1967], Milano, Garzanti, 1988, p. 106).

47  Maria Corti, Come Contini dimostra che il «Fiore» (poemetto) è di Dante. Sensazionale conferenza a Cremona, «Il Giorno», 1 dicembre 1965.

48  Nato nel 1906 come concorrente dell’Orient Express, il Simplon Express collegava Londra, Calais, Parigi, Losanna e Milano utilizzando il tunnel del Sempione, allora il più lungo d’Europa; il servizio era gestito dalla Compagnie Internationale des Wagons Lits et des grands Express Europeens (Ciwl).

49  Il 5 dicembre 1965 si svolsero in Francia le prime elezioni presidenziali a suffragio universale diretto. Charles de Gaulle, costretto al ballottaggio da François Mitterrand, ottenne al secondo turno del 19 dicembre un nuovo mandato settennale.

50  Per S., la moglie e il figlio.

51  Margarete Piller, detta Margaret (Bochum 1929-Domodossola 2005), conosciuta da Contini durante un corso estivo di letteratura comparata ad Alpbach nel 1954 e sposata il 3 agosto dell’anno successivo.

52  Ri(ccardo) e Ro(berto), i figli di Contini.

53  Maria Cernùscoli, la madre di Contini (Rivolta d’Adda [Cremona] 1884-Firenze 1981).

54  G. Contini, L’influenza culturale di Benedetto Croce, «L’Approdo letterario. Rivista trimestrale di lettere e arti», xii, 36, 1966, pp. 3-32; ripubblicato in veste autonoma con identico titolo da Ricciardi, Milano-Napoli 1967; poi in Altri esercizî. 1942-1971, Torino, Einaudi, 1972, pp. 31-70. Vd. pure Croce e De Sanctis, in Omaggio a Benedetto Croce. Saggi sull’uomo e sull’opera, Torino, E.R.I., 1953, pp. 113-21, poi in Altri esercizî, cit., pp. 71-75; Benedetto Croce, in La letteratura dell’Italia unita. 1861-1968, Firenze, Sansoni, 1968, pp. 421-28.

55  Virgola agg. a mano

56  Per forare le gemme sintetiche.

57  Il Contributo alla critica di me stesso di Croce.

58  Della dedica.

59  Raffaele Mattioli (Vasto 1895-Roma 1973), economista, umanista e mecenate, dal 1933 amministratore delegato e dal 1960 presidente della Banca Commerciale Italiana. Sostenne e diresse la casa editrice Ricciardi, ideando con Pietro Pancrazi e Alfredo Schiaffini la collana «La letteratura italiana. Storia e testi». Cfr. G. Contini, Ricordo di Raffaele Mattioli, «Ragioni critiche», iii, 1-2, 1987, p. 40; poi in Id., Ultimi esercizî ed elzeviri, Torino, Einaudi, 1988, pp. 383-86. Cfr. nota 1.

60  Virgola agg. a mano

61  La sede milanese della Riccardo Ricciardi Editore (di proprietà del Mattioli).




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