LUOGO COMUNE
ANNA SANTOLIQUIDO
Una Spoon River
per la città
di Kragujevac


      
È stato di recente presentato a Roma il libro “Città fucilata” della poetessa lucana, pubblicato nel 2010 in una edizione bilingue serbo-italiano. Il testo è una raccolta di poesie ispirate al capoluogo del distretto di Šumadija, nella Serbia centrale, che fu teatro nell’ottobre del 1941, durante la seconda guerra mondiale, di un eccidio in cui i militari tedeschi rastrellarono e fucilarono, per rappresaglia, più di 2.700 maschi del luogo, di età compresa tra i 16 e i 60 anni. Il presentatore, scrittore di origini fiumane-croate, sottolinea in questi versi la partecipazione lirico-emotiva dell’autrice italiana alla tragedia di un’altra terra con la quale non ha nessun legame.
      



      

di Diego Zandel

 

 

Il libro che presentiamo questa sera s’intitola Città fucilata (edizione Parco delle Rimembranze, Kragujevac, 2010, edizione bilingue serbo-italiano con traduzione di Dragan Mraovic, illustrazioni del pittore Zoran Ignjatovic e dello scultore Dragan Djordjevic), una raccolta di poesie ispirata e dedicata alla città di Kragujevac, quarta città per grandezza della Serbia e capoluogo del distretto di Šumadija, nella Serbia centrale. Molti forse la ricordano perché è la città in cui la Fiat ha uno stabilimento, quello conosciuto, durante la Jugoslavia, con il marchio Zastava e che oggi produce, credo, le attuali Fiat 500.

Ebbene, questa città ha un’altra fama, più tragica, quella di un eccidio avvenuto nella seconda guerra mondiale, quando, tra il 18 e il 21 ottobre 1941, i tedeschi rastrellarono e fucilarono più di 2.700 maschi della città di età compresa tra i 16 e i 60 anni, come rappresaglia in seguito ad un attacco partigiano contro i militari tedeschi, invasori. Fra i massacrati vi fu una intera generazione di ragazzi presi direttamente dalle scuole: il monumento in ricordo degli scolari uccisi è oggi simbolo della città. La strage viene rievocata ogni anno a Kragujevac nel Parco delle Rimembranze con una manifestazione a cui partecipano poeti e artisti.

Tra questi ha partecipato anche la nostra Anna Santoliquido, che da questa esperienza ha tratto, appunto, l’ispirazione che ha portato a questo libro.

In una nota finale del libro stesso, firmata da Zoran Petrovic, apprendo che Anna Santoliquido veniva al Parco delle Rimembranze in compagnia di Desanka Maksimović, e questo, devo dire, mi ha molto colpito, perché Desanka Maksmivoć, scomparsa ultranovantenne nel 1993, è stata una delle voci più alte della poesia serba. 

Di lei conservo un bel libro del 1985 – questo – al quale è stato dato il titolo Tutti i volti dell’amore, un’antologia dei suoi versi, tra i quali sono presenti – e non poteva non esserlo – quelli di Krvava bajka, cioè  “Favola sanguinaria” o “Favola cruenta” a seconda delle traduzioni – io ho qui quella di Giacomo Scotti – che  Desanka Maksimović ha scritto proprio perché ispirata alle atrocità naziste.

Mi sembra doveroso qui leggerlo, come giusta introduzione ai versi di Anna Santoliquido, i quali in qualche modo – a mio avviso, e spiegherò perché – rappresentano lo sviluppo di essi.

 

Fiaba cruenta (pag. 118)

 

Perché i versi di Anna Santoliquido rappresentano una continuazione di questa poesia? Perché là dove Desanka Maksimović scrive:

 

“Avvenne in un paese di contadini

nella Balcania montuosa:

una compagnia di alunni

in un solo giorno morì

di morte gloriosa”.

 

E così via. La nostra Anna Santoliquido, nei suoi versi, ci presenta alcuni di questi alunni, e insegnanti, ovviamente, in una ricostruzione poetica che ricorda una sorta di “Antologia di Spoon River”, che secondo me è la parte migliore del libro.





Copertina del libro Città fucilata


Vi leggo qualche verso di Anna, prima quelli dedicati appunto agli alunni:

 

Ai ragazzi uccisi


figli figli

come vi vedeste

quando il lupo arrivò

e vi inghiottì?

 

figli figli

chi vi abbassò le palpebre?

nutriti di pane e stenti

chi vi accarezzò la fronte?

 

pulcini di mamma chioccia

smarriste la via del ritorno?

sotto la coltre bianca

germogliaste spighe bionde

 

figli figli

non assorbiste l’odio

le donne della Sumadija

impastarono la concordia

 

16 febbraio 2010

 

 

Quindi ai singoli, ed è qui che più trovo il parallelo con Spoon River.

 

Nadežda

                                   

                 a Nadežda Naumovic, 19, studentessa                               


Nadežda

quali erano i tuoi desideri?

eri innamorata del vicino di banco

o aspettavi il principe azzurro?

 

oggi saresti nonna

o avresti guadagnato

il giardino celeste

 

la tua stella brillò per pochi lustri

poi si offuscò

vivere non fu una sconfitta

 

ti sento accanto

e gioisco del conforto

è strano il mondo

scopri la verità quando non l’aspetti

 

24 febbraio 2010

 

 

Života

                           a Života Milosavljevic, 13, studente

 

ciao Života

pari un marinaretto

forse vagheggiavi un transatlantico

e un oceano da attraversare

 

hai lo sguardo sveglio

tiravi calci al pallone

e volevi che la tua squadra

polverizzasse la Germania o l’Italia?

 

sembri un passero

che la bestia artigliò

la tua schiettezza

preserverà il creato

 

24 febbraio 2010

 

 

Lazar

 

                          a Lazar Pantelic, 48, preside


oh Lazar

ti sarà costato

lasciare la prole

e l’adorata Mira

 

fosti ghermito

per un piano

costruito sulla sabbia

 

quanta pedagogia

nell’ultima comunicazione

che è qui sulla scrivania

 

mi educa all’ascolto

all’indulgenza

a discernere la caduta

e la rinascita

 

2 marzo 2010

 

 

Ljubiša

                                      

                                   a Ljubiša Jovanovic, 17, studente


miei cari mamma e papà

vi saluto per l’ultima volta

 

Ljubiša

le tue parole sono acqua sorgiva

aprono un varco nell’interiorità

e le pulsioni fluiscono

 

le sembianze

il nitore del ritratto

la coppola l’aria ingenua

ricompongono la famiglia

 

soffocata dall’Occidente

sono venuta per conoscerti

dissetarmi alla fonte

porgerti il latte

 

e le scarpe da ginnastica

 

Kragujevac, 14 aprile 2010

 

 

Ci fermiamo qui, per quanto riguarda le citazioni. Ma ciò che vorrei sottolineare è la partecipazione emotiva di Anna Santoliquido, cioè di una cittadina italiana, lucana o lucano-pugliese, se si vuole, alla tragedia di un’altra terra con la quale non ha nessun legame.

Questo per me è un aspetto che giudico misterioso o, se volete, in qualche modo anomalo. Tanto è vero che, come già per le poesie di Anna tradotte in sloveno, venni chiamato io a presentarle, altrettanto si è fatto per la presentazione di questo libro tradotto in serbo. Perché? Semplicemente perché si riconosce in me, per il mio lavoro di scrittore e per le mie origini fiumane, un forte legame con i Balcani e la sua storia. Che può essere anche una storia di contrapposizioni, sorte sia in seguito alla seconda guerra mondiale, quando la mia famiglia conobbe il dramma dell’esodo, sia negli anni ’90 in seguito alla guerra nella ex Jugoslavia. Guerra che vide su fronti opposti la Croazia – alla cui identità per ragioni familiari più appartengo   e la Serbia stessa e non solo.

Ma vengo anche dopo anni di vissuto jugoslavo che, in qualche modo, ha nutrito i miei sentimenti, di amore o di odio che siano, ha nutrito sicuramente la mia cultura, il mio sapere e inciso sulla lingua. E sarebbe, pertanto, da gente come me, con il mio profilo esistenziale e culturale, che mi attenderei opere come questa di Anna Santoliquido, non da qualcuno che, come lei, ha le sue radici in Basilicata.

Invece lei ha questa capacità di interiorizzare i drammi altrui e di farne poesia, e bella poesia, come si evince dai pochi versi che abbiamo letto.

Ecco, ad Anna Santoliquido, invidio questa prerogativa. E, certo, lei, al contrario di me, può farlo con l’animo sgombro dalle passioni contingenti. Il fatto che si sia trovata prima al fianco del presidente sloveno all’inaugurazione della Fiera del Libro di Lubiana e poi o prima o contemporaneamente essere invitata dai Serbi a Kragujevac: cioè sia stata ospite gradita di gente che si è trovata su fronti opposti in una atroce guerra recente e che si guarda ancora in cagnesco, è dovuto credo alla sua assoluta non appartenenza a questo particolare mondo così lontano.

Io, sapete, per i miei legami con la Croazia, m’ero già chiesto se era il caso o meno – per non far storcere il naso a qualcuno – di fare questa presentazione così fortemente serba. Vi sembrerà strano, ma ad esempio, in Croazia, in questo momento c’è una forte discussione sul fatto che in certe città o certi luoghi vi siano cartelli in caratteri latini e in caratteri cirillici, tipici della lingua serba: c’è gente che si batte per eliminare questi ultimi, così come, sia in Croazia che in Slovenia, si batte per eliminare parole di derivazione serba, per quel tanto che – durante la ex Jugoslavia – erano compenetrate rispettivamente nella lingua croata e slovena.

Poi mi sono però detto che certe tragedie come quella di Kragujevac sono tali da non appartenere più neppure alla Serbia, ma all’umanità intera. Anche se poi, abbiamo visto, recentemente con un’altra tragedia, come quella di Srebrenica, che la storia non insegna nulla. 

Per fortuna c’è sempre la poesia, come quella di Desanka Maksimović e questa di Anna Santoliquido, che sono qui a coltivare la speranza di un mondo migliore, mondato dai nazionalismi e dalle guerre.

Grazie.                                                                                                                

 

 

Roma, Biblioteca Vallicelliana, 22 gennaio 2014

 

 

 





Da sinistra: Tiziana Colusso, Anna Santoliquido e Diego Zandel





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