SPAZIO LIBERO
SGUARDO DAL SUD (1)
Un ricordo
della scrittrice
Maria Marcone


      
È morta quest’anno a 83 anni la narratrice foggiana, autrice di tanti apprezzati romanzi sia per adulti sia per ragazzi; attività che si affiancava all’impegno sul versante critico-letterario e a quello di insegnante di liceo. Passata per l’esperienza del femminismo, è soprattutto la narrativa di impegno sociale che l’ha contraddistinta, con l’analisi delle relazioni all’interno della famiglia e lo sforzo femminile per conciliare il pubblico con il privato. Diversi suoi libri sono stati tradotti in Spagna e in Cina. Dal suo romanzo “La casa delle donne” è stato ricavato, nel 2003, l’omonimo film firmato dal regista Mimmo Mongelli.
      



      

di Anna Santoliquido

 

Una vita per la scrittura

Suor Maria, la Santa del film La grande bellezza di Paolo Sorrentino, dice di mangiare radici, perché sono importanti. Credo che Maria Marcone, la scrittrice che oggi ricordiamo e alla quale abbiamo dedicato la XIII Edizione di “Cocktail diVersi”, di radici ne abbia mangiate tante, poiché pochi come lei hanno indagato il territorio pugliese (e  mediterraneo), tuffandosi  negli  accadimenti e nelle problematiche.

Nata a Foggia il 7 aprile del 1931, si era stabilita a Bari dal 1964, dove ha insegnato per trent’anni lettere classiche nei licei. La Madre della nostra narrativa è scomparsa il 14 gennaio scorso, dopo lunghe sofferenze.

L’ho conosciuta nel 1980, nella sala docenti del Liceo scientifico “Salvemini” di Bari, dove entrambe esercitavamo il nostro magistero. Mi colpì per la gentilezza e la capacità di ascolto. Aveva una capigliatura da artista afroamericana. Col tempo diventammo amiche, scambiandoci pareri sulla scrittura e sul sociale. Il rispetto e l’amore per gli studenti fu il cemento del legame.

Ora che Maria è distante, mi chiedo se sia stata per me una madre o una sorella. Le confidavo pensieri e speranze. Lei mi incitava a realizzare i progetti e a vivere in armonia con la famiglia. Un genuino femminismo ci pervadeva, facendoci osare e reclamare diritti. Le battaglie di genere erano la nostra passione che combattevamo con determinazione.

Maria mi ha affiancato in molteplici operazioni culturali, dalla nascita di “Donne e Poesia” (nel 1985) all’impegno nel Sindacato Nazionale Scrittori (1998) in cui ha avuto un ruolo di spicco.

Lavorava alacremente, trafficando tra scrittoio e fornelli, riservandosi per sé soprattutto le ore notturne. Antonio Ricci, suo encomiabile consorte, si assumeva l’incarico di battere a macchina i manoscritti e di spedirli alle case editrici regionali e nazionali che non sempre hanno avuto il merito di capire la profondità del messaggio di una donna colta e schiva.





Amata e studiata da migliaia di studenti, ha insegnato loro a lottare contro l’illegalità e l’emarginazione. In seguito all’uccisione per mano mafiosa a Foggia del fratello Franco, direttore dell’Ufficio del Registro della città, Maria fondò il movimento di fine millennio “Nessuno tocchi Abele!” e scrisse il romanzo Storia di Franco (Schena, 1998).

Con una notevole carica umana e una creatività dirompente, ha pubblicato fortunati libri di narrativa per ragazzi, apparsi con Mursia di Milano, Adda di Bari, Schena di Fasano, Besa di Nardò, parecchi dei quali sono stati tradotti in Spagna e in Cina: L’astronave di Alek, 1970, L’ultimo della classe, 1982, Nicolino, 1985, Le pietre si muovono, 1989, Cerca, Jovanka, cerca, 1996, (solo per citarne qualcuno) sono popolarissimi.

Maria dipingeva su tela, cartoncino, legno, vetro, pietra. Generosa e solidale colmava di doni gli amici che frequentavano la sua casa. Componeva delicate poesie i cui versi scaturivano dal cuore anche quando li colorava di ironia. La vena giocosa si rintraccia in tutta la sua produzione.

Spaziava dal radiodramma alla critica letteraria (ha recensito e prefato innumerevoli volumi). Ma è la narrativa di impegno sociale – con le relazioni all’interno della famiglia e lo sforzo femminile per conciliare il pubblico con il privato che l’ha maggiormente distinta. Per gli adulti, infatti, si è interessata della storia delle donne, riuscendo a pubblicare romanzi di spessore. Cominciò nel 1967 con i racconti Le stanze vuote (Cappelli), seguito nel 1968 dai romanzi Gli anni lunghi (Cappelli), L’uomo della pietra (Club degli Autori, 1972). La notorietà arrivò con Analisi in famiglia (Feltrinelli, 1977, finalista al Viareggio), da cui fu tratto lo sceneggiato televisivo “Mia figlia”.

I romanzi Alice, la morte la fame la scrittura, 1981 e La casa delle donne, 1983, entrambi editi da Bastogi, ci hanno fatto sognare. Sono testi centrali della sua narrativa e fondamentali per la letteratura di genere nel Meridione. I titoli si susseguono con la Trilogia delle Generazioni (Schena Editore): Le stelle di Ninella, 1987, I labirinti di Lucia, 1989, La terra di Francesca, 1991. Videro ancora la luce, tra gli altri, Il rifugio nel bosco, romanzo poliziesco (Edizioni del Rosone, 1994), Processo alla città, psicodramma in tre atti (Edizioni del Rosone, 1996) L’ultimo amore (Longo, 1999), E venne il settimo giorno (Besa, 2005).

Maria aveva un rapporto disinvolto e sofferto con le parole. Esaminava le vicende storiche e se ne allontanava per respirare. I suoi voli nel surreale e nella fantascienza hanno dato frutti succosi. Valga per tutti il volume di letteratura giovanile Alina nel Tremila (Mursia, 1992) in cui ci proietta in uno dei possibili futuri della Terra. L’autrice foggiana ha pubblicato anche Due favole (Edizioni Orizzonti Letterari, 1996) e il saggio Pugliesi nel male e nel bene (Pensiero e Arte, 2003).

Delle opere di Maria Marcone si sono occupati intellettuali italiani e stranieri. Il saggista Antonio Ricci ha racchiuso in cinque poderosi volumi, editi da Levante di Bari, l’intero corpus critico della moglie. Molte tesi di laurea si sono discusse sulla sua narrativa.





A maggio del 2003, nelle sale cinematografiche di Bari, è stato proiettato il film del regista Mimmo Mongelli La casa delle donne, tratto dal romanzo omonimo della scrittrice. Ero presente alla prima e mi ritrovai accanto all’amica di sempre.

Maria, nonostante i premi prestigiosi e le traduzioni, è rimasta fedele a se stessa, rifiutando ogni compromesso. È vissuta con modesti mezzi finanziari, ma con la

fierezza delle donne del Sud che sanno affrontare la realtà a viso aperto. Negli ultimi anni, a causa della malattia, necessitava di un maggiore sostegno economico che le è mancato. Una sorte che è toccata ad un altro figlio della Puglia migliore: il poeta e meridionalista Vittore Fiore.

L’archivio di casa Marcone conserva inediti di valore: romanzi e poesie che richiedono visibilità. La sua creatività meritava più attenzione. Invece, in tante circostanze, si è preferito ignorarla. Per contro, lei ha dispensato saperi con la schiettezza delle persone ingegnose che non hanno bisogno di apparire.

La sua letteratura è preziosa per molti motivi: lo slancio pedagogico ed educativo che ha infuso nei libri per ragazzi, la vivacità delle idee e la valorizzazione della fantasia. Nei testi per adulti, la volontà di andare oltre le convenzioni, analizzando i comportamenti tra le mura domestiche, la sessualità, i disturbi della psiche.

L’inizio della sua scrittura coincide con le lotte femministe a cui ha aderito con convinzione. Non meno importante è l’ aspetto sociolinguistico del suo lavoro che rappresenta ambienti nostrani ai quali conferisce dignità espressiva. La parola, fresca e immediata, si fregia non di rado di enunciati dialettali (riportati anche in lingua madre) come a voler attingere sicurezza e affetto da una terra che palpita all’unisono con il suo cuore.





               Maria Marcone

               (Foggia, 1931- Bari, 2014)

 

 




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