SPAZIO LIBERO
MICHELE LAMBO
Quando il pensiero
si fa videoarte


      
Una breve nota sull’artista siciliano e sulla sua ricerca che dalla scultura, dalle scritture materiche e dai libri-oggetto si è allargata alle immagini video che nelle sue opere si compongono in velocissimi vortici connotati da una moltiplicazione di gesti, frammenti visivi e parole fusi assieme; un flusso atemporale anche in quanto arricchito di suoni senza facile datazione.
      



      

di Ignazio Apolloni

 

 

Nella lotta titanica in atto tra la razionalità che tenta di governare i processi creativi e la fantasia che al contrario vuole con ogni mezzo sottrarsi alla scomparsa del proprio ruolo; tra un Moloch che ambisce a divorare, tritare, ridurre in poltiglia l’uomo per farne un numero, un faber al servizio di una idea di carattere utilitaristico secondo la previsione di Marcuse e la volatilità del sentire poetico capace ancora di far sognare un destino di libertà, si collocano alcune operazioni artistiche del più recente passato e del presente tra cui quella di Michele Lambo.

 

Non nuovo ad esperienze ultralineari rispetto alla poesia da libro, di versi cioè sorretti da una semplice logica interna fatta di ritmi o rime, di disposizioni sulla pagina di parole in forma irregolare (tipiche del futurismo) per sottrarsi alla staticità, ma senza tuttavia creare movimento, dinamismo (si veda la sua Poesia metropolitana), è andato elaborando una teoria del poiein fondata sull’uso del video quale mezzo rivoluzionario delle tecniche puramente artigianali del creare arte.

 

Non dunque più oli, pennelli e vernici; martello e scalpello; macchine fotografiche digitali o reflex; concetti inscatolati ed esposti quasi fossero feticci né azioni istantanee conosciute come happenings o body art, ma moltiplicazione di gesti, immagini e parole fusi in un velocissimo vortice, atemporale in quanto arricchito di suoni senza facile datazione, sublimato da dissolvenze versate talvolta nell’acqua di un mare in subbuglio.





Un'immagine da un video di Michele Lambo


Le citazioni poi, o gli omaggi a funambolici artisti quali Duchamp o Man Ray dicono meglio di qualsiasi manifesto teorico dell’appartenenza di Michele Lambo all’avanguardia in parte già teorizzata da Rossana Apicella sub specie Singlossia e praticata anche da Vira Fabra con gli Ultimi tattili ai margini della memoria. Esperienze datate ormai quelle dell’una e dell’altra. C’era bisogno di un superamento che prendesse atto dell’evoluzione della tecnica nonché dei suoi strumenti, e altresì delle sempre maggiori capacità immaginative legate ai processi di trasformazione del reale.

 

Con Lambo e con gli ancora troppo pochi videoartisti si può affermare che l’irrealtà o la surrealtà, l’estrapolazione del pensiero che si fa arte, il sogno che diviene oggetto di culto quando viene materializzato non sono finiti. Godono anzi di buona salute.

 

 

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