SPAZIO LIBERO
SGUARDO DAL SUD (6)
Rivisitando il genio
di Vincent Van Gogh


      
L’attore, regista e drammaturgo Lino De Venuto ha pubblicato presso Secop Edizioni il libro “I colori dell’anima”, in cui è contenuto il testo dello spettacolo che ha dedicato al grande pittore olandese. Un’appassionata esplorazione della sua figura sia artistica che umana, che svela un personaggio colto e cosmopolita che si specchiava negli umili e negli emarginati e che finì per uccidersi non per l’incapacità a relazionarsi col prossimo, ma per l’ostilità dell’ambiente in cui viveva.
      



      

di Anna Santoliquido

 

Ho assorbito due volte la lezione di Van Gogh-De Venuto, traendone pathos e letizia.

La versione teatrale la gustai in quel magnifico contenitore culturale che è l’Auditorium Vallisa nel Borgo Antico di Bari. La voce e la gestualità di Lino avevano la solennità delle pietre e piegavano l’anima a interrogarsi sui misteri della vita e dell’arte. È morto davvero Vincent Van Gogh se il suo respiro, i colori, la fede nel Dio degli umili ancora ci sorprendono? Questo e altri interrogativi affollavano la mia mente mentre assaporavo la grazia selvaggia che lo spettacolo diffondeva.

 

Da bambina consideravo Van Gogh un lontano parente, forse per i dipinti che rappresentavano il mondo agreste a me familiare. Naturalmente non capivo lo spessore del genio, però ne subivo il fascino. Il suo autoritratto somigliava a zi Pitre, un pastore di Forenza con il quale mio padre scambiava il vino con il latte. Vincent non mi era estraneo.

 

Lo spettacolo di Lino (che si replica ininterrottamente da vent’anni) mi ha turbata, costringendomi a rivisitare i ricordi e a indagare sul pittore olandese.

Il libro I colori dell’anima pubblicato da Lino De Venuto (Secop, Corato, 2012), mi ha rigettata in un universo ricco di passioni, arte e poesia. Tanti continuano a chiedersi se Van Gogh fosse o non fosse pazzo, trascurando l’essenza del suo operato.

Lino, attore, regista, drammaturgo, scrittore e ricercatore ostinato della verità, con il presente lavoro mira ad abbattere degli steccati intorno al pittore di Amsterdam, ma soprattutto ad avvicinarlo di più ai giovani e alla gente comune.





Vincent Van Gogh, Autoritratto, 1889


Nel 1992 la lettura delle Lettere a Theo, scritte da Vincent tra il 1872 e il 1890, scosse profondamente De Venuto. Un episodio che richiama la folgorazione di Paolo sulla via di Damasco. Da allora egli si è dedicato a Van Gogh con tutte le forze. Le affinità tra i due artisti credo siano all’origine dell’accanimento. A Lino importa far emergere il dramma, la genialità e l’umiltà di un uomo innamorato del filo d’erba, del chicco di grano, del miracolo della natura.

Lo scandaglio delle lettere, dei disegni, degli schizzi, dei capolavori non serve solo all’attore-scrittore ad approfondire il personaggio, ma a rispecchiarsi, a capire il ruolo nella vita, a fare offerta di sé nella recitazione. Ne è derivato un progetto (alla stregua della pittura utile dell’artista olandese) che vanta ben quattro lustri.

 

Il libro, dotato di un’acuta prefazione del critico teatrale Pasquale Bellini e di una originale postfazione dell’attore e poeta Cris Chiapperini, contiene il testo recitato in teatro, delle splendide tavole di Van Gogh e dei capitoli che riguardano il mito, il disegno, il conoscitore d’arte, le letture, le relazioni sociali, i proventi, e alcune riproduzioni pittoriche ispirate dal grande olandese.

Emerge che Vincent non viveva in completa solitudine, né era un rozzo toccato dalla grazia. Aveva, invece, un background culturale vastissimo dovuto alle solide letture, allo studio dei maestri della pittura, alle visite ai musei, all’interesse per la critica d’arte e le illustrazioni. Parlava diverse lingue, frequentava amici e artisti a Londra e a Parigi con i quali scambiava quadri e opinioni.

 

I riferimenti biblici, l’interiorità, la comunione con la natura, la fratellanza, la genialità e l’onestà intellettuale sono alcuni dei temi dominanti della pubblicazione che ci obbliga a riflettere sul rapporto con l’anima e con l’altro. Vincent si è ucciso non per l’incapacità a relazionarsi col prossimo, ma per l’ostilità dell’ambiente in cui viveva. Egli trovava consolazione nella cultura e nella creazione. Si specchiava negli umili (i contadini, i minatori, i tessitori) e negli emarginati. Conosceva l’amore e la compassione. Sposò una prostituta con l’intento di redimerla come Maria Maddalena.

 

 

 

 

Da predicatore laico divenne pittore. Gli artisti e i poeti comunicano emozioni che avvicinano a Dio. L’atmosfera sospesa delle pagine (e sul palcoscenico) rende appieno la parabola umana e artistica di Van Gogh che era cosciente del valore delle sue tele.

Molti poeti hanno provato l’amarezza degli ospedali psichiatrici. Tra essi, Dino Campana, Margherita Guidacci, Alda Merini. Eppure hanno composto versi di straordinaria lucidità.

 

Vincent Van Gogh coniugava l’estro, la cultura e il tumulto dell’anima. De Venuto ci trasmette la musica e la leggiadria dei dipinti, confortato da accurate ricerche  autorevoli pareri. Lino evidenza il tormento e la lucidità, l’aggressione e la tenerezza di chi nutriva gratitudine per la terra e voleva ripagarla lasciando alcuni ricordi di sé “sotto forma di disegni e di dipinti”. Il lettore comprende che il capolavoro non nasce solo dalla mente, ma gocciola anche dal cuore.

Vincent riversava nelle opere il fuoco che lo divorava. Un fuoco che continua a ravvivare il pianeta. Si suicidò a 37 anni, lasciando all’amato fratello Theo un capitale pittorico che ha influenzato tutta l’arte europea, favorendo la nascita dell’espressionismo.

 

I colori dell’anima è un libro colto, con citazioni dotte che ampliano l’orizzonte conoscitivo del fruitore. La chiarezza espressiva e la delicatezza d’animo di De Venuto ne fanno un testo da cui promana un’energia contagiosa. Così l’essere del terzo Millennio riceve la spinta a inseguire la luce.

 

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* Il testo I colori dell’anima di Lino De Venuto è stato presentato a Bari da Anna Santoliquido il 14 dicembre 2013, nella sede del Movimento Internazionale “Donne e Poesia”, nell’ambito degli incontri letterari promossi in collaborazione con la Sezione “Puglia-Basilicata” del Sindacato Nazionale Scrittori. Brani del libro sono stati interpretati dall’Autore e dall’attrice Floriana Uva. Alla serata è intervenuta la violinista del Teatro Petruzzelli, Milena de Magistris.





Lino De Venuto




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