SPAZIO LIBERO
SGUARDO DAL SUD (5)
“Librando l’anima”
di otto poeti


      
È stata presentata a Bari l’antologia pubblicata da Wip Edizioni e curata da Alessandro Lattarulo e Gioia Lomasti. Gli intrecci del tempo e di sogni e sentimenti nei versi degli autori che appartengono a più generazioni: Gaetano Cuffari, Alessandro D’Angelo, Palma Di Bello, Stefano Gherbi, Giuseppe Guidolin, Dora Luiso, Gianni Antonio Palumbo, Giovannangelo Salvemini.
      



      

di Anna Santoliquido

 

 

Le asprezze dei tempi che attraversiamo ci fanno dimenticare le preziosità che si celano nell’intimo del cuore umano. La creatività e l’utopia sono strumenti formidabili per affrontare la bufera esistenziale. Gli artisti rincorrono i sogni come i bambini gli aquiloni.

Una ventata di leggerezza ci arriva dall’Antologia Librando l’anima (Wip edizioni, Bari, 2013), a cura di Alessandro Lattarulo, scrittore e sociologo dell’Ateneo barese, e della poetessa ravennate Gioia Lomasti. Otto Autori, tra cui due donne, ci trasportano in un universo puntellato di stelle, di sentimenti e di speranza. Eppure, nonostante il volo e lo scavo interiore, la realtà è sempre presente nei testi.

 

Di Gaetano Cuffari (Catania, 1976) prevale il frammento che estrinseca delicatezza e “rime inquiete”. Poesia imprevedibile sfugge alle etichette. Dilemma ed emozioni si contagiano e, talvolta, si respira aria surreale. L’armonia è nei ricordi. La rima e la favola alimentano testi che suonano come ninne nanne (“2 Dicembre 2012”). Il poeta-tempo non sfugge alle lusinghe d’amore di una lei che è mistero dei giorni. Splendida è la chiusa “un’anima di neve / nasce fiore…” (“24 Aprile 2012”).

 

La scrittura di Alessandro D’Angelo (Roma, 1943) contempla pianeti e astri. I suoi inni fondono astrologia e alchimia, cercando il legame tra l’umano e il divino. L’etimologia, passando per popoli e culture, rispolvera il mito che ancora ci coinvolge. Venere, dipinta dagli artisti e cantata dai poeti, si erge maestosa quasi a sfidare il tempo.

 

L’amore, il sogno e il viaggio sono i motivi dominanti dei componimenti di Palma Di Bello (Lussemburgo, 1968) che si apre alla vita e alla speranza. Convinta che il mondo abbia bisogno di arte e di poesia, viaggia sulle parole, “posandole per vie come semola di grano” (“Senza mare”). Tuttavia la navigata più perigliosa è quella nel profondo della sua anima nei cui abissi ristagnano il dolore e la forza per riemergere.

 

I frammenti di Stefano Gherbi (Morbegno, 1965) sono sinceri e disarmanti. L’amore e la natura hanno un ruolo di spicco. I testi sembrano istantanee scattate per riempire l’album dei ricordi. Il paesaggio ha la delicatezza dell’acquerello. I testi “Neve” e “Dolce notte” sono carezze di innamorati.

 

Giuseppe Guidolin (Vicenza, 1961) presenta composizioni complesse e dinamiche. La voce e l’anima che vuole “irradiare un riflesso” si avvalgono – spesso – di parole inquiete. L’Autore, con l’energia creativa, cattura il tramonto e scrive per angeli insonni. Agli attimi di abbandono fa da contraltare l’attesa d’infinito che sorregge il poeta, consentendogli di giocare la sua partita.

L’invisibile e la coscienza (specchio fecondo) arricchiscono pagine permeate di vita e ombre che scivolano via.

 

 

 

 

I versi di Dora Luiso (Acquaviva delle Fonti, 1965) mettono a soqquadro la mente e il cuore, rivelando una irrefrenabile voglia d’amore. L’amicizia – altro tema prediletto – la conduce sui sentieri della meraviglia.

“Le parole del dubbio”, “i pensieri / sbandati”, le ombre riempiono l’attesa di quella follia creativa che spinge ad osare. Scrivere è per l’Autrice tentare di esprimere “verità mai rivelate”, cercare il tepore di “sincronie di pensieri”. “Appuntamento” è la lirica più riuscita.

 

I testi di Gianni Antonio Palumbo (Molfetta, 1978) sono perle incastonate nella raccolta antologica. I riferimenti colti, le estetiche, la creatività dirompente denotano studio e profondità di pensiero. La parola, musicale e dispettosa, s’incastra disinvolta nei versi. Si percepisce un gusto linguistico che è gioco e analisi. L’inno alla luce non nasconde le “malinconie” di chi cerca “la via / che conduce al domani”. L’armonia creativa produce composizioni fluide e avvincenti come “Annaluna”.

Il poeta avverte che ci si può intossicare di letteratura e volare giù senza grazia. L’obiettivo è di bere la luce, dare “luna alla luna / pioggia alla pioggia”, senza bandire il quotidiano.

 

Nelle pagine di Giovannangelo Salvemini (Molfetta, 1990) vi è lo slancio giovanile per una Musa che trascina. L’Autore, un po’ per gioco e un po’ per desiderio incontenibile, cerca la perla rinchiusa dentro l’ostrica. L’immaginazione e l’utopia lo spingono al dialogo con l’Io e con il mondo, per scoprire il volto dell’arte e della poesia. Qualche verso acerbo maturerà col tempo e con il sole. Però la sua passione poetica è un fuoco vivo: “Ma questa sera / tutto tace e così sia. / Buonanotte / mia poesia”.

 

Alessandro Lattarulo e Gioia Lomasti hanno curato un lavoro dalle varie sfaccettature, con personalità poetiche mature e in formazione. L’eleganza della pubblicazione evidenzia la crescita dell’editoria pugliese che sul piano estetico non teme confronti, mentre necessita di maggiori sforzi nell’ambito della distribuzione e della promozione dei volumi prodotti. Un impegno a cui ciascuno di noi è chiamato a collaborare.

 

                                 

                                                                                   

 

*  Relazione tenuta a Bari da Anna Santoliquido il 22 febbraio 2014, per la presentazione dell’Antologia Librando l’anima. All’incontro, promosso dal Movimento Internazionale “Donne e Poesia” e dalla Sezione “Puglia-Basilicata” del Sindacato Nazionale Scrittori, sono intervenuti, tra gli altri, il curatore Alessandro Lattarulo, l’editore Stefano Ruocco, i poeti Gianni Antonio Palumbo, Dora Luiso, Mariella Binetti e Letizia Cobaltini.

 

 

 

 

Bari. Sede del Movimento Internazionale “Donne e Poesia”.

Da sinistra: Gianni Antonio Palumbo, Alessandro Lattarulo, Anna Santoliquido.

 

 




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