LETTURE
ENZO NATTA
      

I diamanti di Kesselring

 

Chieti Scalo, Edizioni Tabula Fati, 2013, pp. 160,
12.00

    

      


di Desirée Massaroni

 

 

Il titolo del secondo romanzo giallo di Enzo Natta (dopo Il graffio della regina del 2009) è elusivo e al tempo stesso persuasivo: i diamanti di Kesselring non compariranno mai e tuttavia contengono in sé il senso della narrazione.

Mescolando il dato storico con l’invenzione narrativa, il titolo allude alla figura del  fedelmaresciallo Kesselring e all’enigma di un tesoro di diamanti finissimi ad esso destinati per patteggiare un ritiro dall’Italia delle truppe naziste. I diamanti scomparsi misteriosamente e mai giunti al destinatario costituiscono il fulcro dell'intreccio portato avanti dal commissario Roberto Pollini e dal giornalista Giovanni Rosaspina che dopo circa settant’anni si mettono sulle tracce del  bottino. Inoltrandosi nel reperimento di documenti nascosti che costituiscono il filo conduttore delle ricerche, i protagonisti si trovano affiancati da due fascinose giornaliste inglesi sullo sfondo della cittadina di Rivamare e delle Alpi Marittime, luoghi un tempo testimoni della sparizione dei preziosi. Le indagini si complicano con l’affastellarsi di numerosi e inspiegabili omicidi che confondono i due protagonisti, spiazzati nel finale dalla beffa della demistificazione quanto da un'agnizione imprevista.

 

La narrazione, affidata a una prosa asciutta, procede all’insegna della scorrevolezza e del tono incalzante che rallenta appena nelle digressioni; i dialoghi si susseguono rapidi, protesi alla risoluzione del giallo e nello stesso tempo una materia ancora insoluta come il secondo conflitto mondiale è trattata con mano lieve seppure sostanzia visibilmente il racconto e lo stesso epilogo.

Il gusto per la lettura è stimolato dall’alternanza tra una sottovicenda che si sospende e una che si ritrova, per cui in una sorta di jamesiano ‘giro di vite’  l’irrevocabilità di un passato oscuro è sempre riaffiorante.

 

Natta si avventura nella psicologia dei vari personaggi che scruta talvolta più da critico che da narratore, laddove ad esempio le descrizioni dei protagonisti appaiono un po’ didascaliche e sfioranti la stereotipia sebbene all’interno di una costruzione armonica e sovente spassosa, senza troppe impuntature. Siamo di fronte a una coppia complementare che si muove in un paradigma indiziario avvincente quanto smitizzato, dove le pagine conclusive costituiscono un ritratto limpido di trasfusioni ironiche e sentimentali di umana sconfitta.

 

 

 




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