INTERVISTE
LILIANA UGOLINI
Tra poesia e teatro,
uomini e burattini


  
Pubblichiamo il testo di un colloquio realizzato in videoconferenza in occasione della presentazione del libro “Des Marionnettes” (Book Edition 2014), avvenuta di recente a Gand in Belgio presso ‘Il Caffè Letterario’. L’ottantenne autrice fiorentina ripercorre il suo fecondo itinerario artistico, principiato tardivamente nei primi anni ’90, ma poi intensamente percorso tra libri e spettacoli seguendo il filo di una visione materialistica e cosmica del mondo, scevra di facili consolazioni ed illusioni sui destini umani.
  



  

 

 

di Serena Stefani

 

 

Mi trovo qui a Firenze con Liliana Ugolini, un’autrice italiana che da sempre scrive poesia con uno stile originalissimo e profondamente innovativo nel panorama del nostro paese e da molti anni ormai si dedica anche al teatro come vera e propria drammaturga e animatrice di performances multimediali.

 

Saluto il pubblico del Caffè letterario a Gand e mi scuso di non essere presente per motivi di salute, ma con questo escamotage concordato con Serena Stefani ci sarò ugualmente, sperando di trasmettere il senso di questa intervista intorno al mio lavoro e più che altro al tema della presentazione del libro Des Marionnettes tradotto a cura di Marilena Di Stasi, conduttrice di Brussellando che, spero, possa  intervenire.

 

Liliana ha un percorso particolare di cui ci racconterà meglio lei stessa e che io introduco in due parole.  Per cinquant’anni ha scritto in segreto, poi all’inizio degli anni ’90 è apparsa nella poesia italiana sorprendendo critica e pubblico per il valore e la forza dei suoi versi (parliamo naturalmente di pubblico e critica della poesia, quindi comunque di un gruppo di nicchia). Ed è proprio nel ’94 che anche io l’ho conosciuta, quando mi occupavo di letteratura come studentessa universitaria e nel tempo libero mi divertivo a recitare e leggere in pubblico, durante presentazioni o incontri,i testi degli scrittori. Liliana mi sentì leggere in una serata, le piacqui e per alcuni anni sono stata la sua “lettrice ufficiale”. Poi Liliana Ugolini ha capito che la sola letteratura non le bastava più, ha fatto il tuffo nel teatro e da allora i suoi testi sono diventati dei veri e propri spettacoli (anche se anticonvenzionali) e si è servita di attori, ballerini, performers veri e propri. In ogni caso la sua poesia e il sodalizio, le discussioni con lei sono stati molto importanti per i miei anni giovanili e hanno formato profondamente la mia idea di letteratura.

Liliana, noi siamo qui per parlare del tuo libro Delle marionette, dei burattini e del burattinaio, già presentato a Bruxelles nel 2009 da Marilena di Stasi e adesso tradotto in francese, in edizione bilingue (italiano-francese) proprio qui in Belgio, in questo volume Des marionettes, des pantins et du marionettiste. (Forse in futuro si farà una versione in neerlandese chissà!) Ma potremmo cominciare col conoscerti meglio. Ci puoi raccontare il tuo percorso esistenziale e artistico particolare a cui io accennavo prima: chi è Liliana Ugolini?

 

Nasco nel 1934 e, nell’infanzia, ho attraversato la guerra fino al 1945. Ho sempre avuto facilità di scrittura fin da piccola e anche questo è stato un motivo che mi ha fatto riflettere su questa inconsapevole disposizione. Forse è cominciata da qui la presa di coscienza d’essere ciò che non abbiamo scelto perché la “scrittura nasce dove vuole”. Comunque per molti anni ho scritto per necessità nascondendo i miei scritti perché vivevo nel mondo del lavoro (quaratantacinque anni, prima come segretaria poi come titolare) e qui il poeta non è considerato, almeno per la mia esperienza. Negli anni ’80 ho pubblicato per mio conto una plaquette per gli amici a Natale. Dopo dieci anni, questo mio libro è capitato nelle mani d’una letterata la quale ha rilevato del valore. Mi ha indicato una valida e seria Casa Editrice condotta da Mariella Bettarini e da Gabriella Maleti (due poete importanti in Italia) le quali mi hanno voluto incontrare proponendomi di pubblicare una sintesi dei miei scritti in poesia. Questo avveniva nel 1993 e il primo mio libro edito è stata La baldanza scolorata. Questo ha determinato la mia decisione contro tutto e tutti di cambiare completamente la mia vita e di dedicarmi all’assistenza di malati e alla letteratura.





Liliana Ugolini


Liliana Ugolini ha pubblicato tantissimi libri da sola e in comune con altri (perché una delle sue caratteristiche, come nell’occasione in cui anch’io l’ho conosciuta, è quella di creare un continuo atelier culturale in cui collaborano più persone con arti e talenti diversi). E i temi che ha affrontato sono tanti, così come gli esperimenti artistici, tecnici e spettacolari che ha fatto. Ma possiamo forse dividere la sua opera in due grandi momenti, come ricordavo prima: un periodo di “sola” poesia scritta e apparentemente tutta contenuta nei libri e il periodo del teatro che comincia nel 1998 con il bellissimo volume e spettacolo Marionetteemiti.

Partiamo dal primo periodo. Quello della “sola” scrittura,soprattutto con i libri Flores, Bestiario, Fiapoebesie/Vagazioni e Il corpo e gli elementi. In questi libri Liliana sviluppa la sua idea di poesia che poi non la abbandonerà mai e la seguirà fino ad oggi. Che libri sono Flores, Bestiario, Fiapoebesie/Vagazioni e Il corpo e gli elementi? Potresti spiegarci meglio la loro struttura a repertorio, a catalogazione esatta e insieme ironica degli elementi del mondo, che esprime una poesia diciamo“oggettiva” in cui il poeta non parla di sé, come invece siamo abituati ad aspettarci dai versi (e in più, scusa, di una donna)?

 

Ho iniziato a scrivere per temi. Intanto ho voluto colmare il rapporto con la natura che mi era tanto mancato nel lungo periodo lavorativo. Così ho dato voce ai fiori in Flores, ho parlato di animali viventi e fantastici nel Bestiario e del corpo umano rapportato agli elementi in Il Corpo e gli elementi. Per fare questo ho fatto delle ricerche basate sulla scienza e  ho proseguito parlando delle Fiabe e delle Overtures in musica interessandomi e approfondendo questi settori in Fiapoebesie/vagazioni. In questo ultimo libro pronuncio una dichiarazione di poetica spiegando che la poesia deve interessarsi di altro oltre che del proprio intimo e dei propri casi e parlare anche di ciò che ci circonda. “Perché far poesia su fiori, animali, ouvertures, fiabe e quant’altro, quando le parole, centellinate in turbolenze, s’impigliano nei glomi dei percorsi? Per parlar d’altro da sé, alla ricerca dei dintorni, disgregando quell’io monumento nelle voci delle voci, per proporsi velina da ricalco, pedina, per ripercorrere il déja vu, il già detto, per rileggerci in un angolo di soffitta, come  pausa rubata al silenzio zeppo, per un appiglio qualsiasi.”

Pubblico poi L’ultima madre e gli aquiloni che è un percorso cosmico sulla malattia fino alla morte di mia madre. Dopo questo cambia la mia visione nella vita e sono pronta per affrontare il tema dei burattini e infatti pubblico Marionetteemiti. Una rassegna di Uomini/Miti/Marionette che ironizzano sul nostro stare al mondo. Il testo in poesia è sottilmente irridente e da qui inizia il mio teatro. Questo ha avuto molto successo di pubblico e di critica andando moltissime volte in scena in luoghi non convenzionali e anche in teatri. Nei “Burattini” c’è il ridimensionamento della figura centrale dell’uomo (visione rinascimentale) spostandolo in un tutto universale.

 

Già in tutta la tua produzione precedente (attraverso una rassegna di fiori, animali, parti del corpo, ecc…) c’è dunque l’intenzione e il progetto di creare delle grandi metafore serie e insieme ironiche, di mettere in piedi dei grandi o piccoli teatri metaforici impliciti, direi, in cui dietro, nascosto, c’è l’uomo, il mondo umano e il suo rapporto con ciò che umano non è, come la natura e il cosmo. Il teatro questa volta esplicito dunque non poteva che essere il passo successivo nella tua poetica, non è così?

 

Infatti continuo a scrivere per temi e a pubblicare libri, ma da ogni libro scaturisce uno spettacolo: Pellegrinaggio con eco è una ricognizione nelle strade di Firenze per ricordare avvenimenti storici e attuali, e anche qui ci sono i burattini, Poi Spettacolo e palcoscenico da cui sono tratti due spettacoli (uno contro la guerra con Ecuba, Andromaca, Lady Macbeth, Euridice, Penelope, e uno come favola della vita). Le Imperdonate tratta Miti della letteratura rivisitati (Eva, la Donna di Don Giovanni, Medea, Anna Karenina, Sheherazade e Antigone) per far parlare in modo rielaborato queste donne...  e ancora in Cus Cus opera con musica sinfonica contemporanea che si occupa di amore e morte (Eros e Thanatos), con le figure del Mito: Ofelia, Salomé, Fedra, Elettra, Margherita. Per offrire una lettura “seria” del destino e quindi del tema della precarietà, molto caro alle Marionette. Voglio anche ricordare Il Muro un’opera per musica dove è il muro che parla e narra il suo rapporto con la vita umana. È un melologo per voce recitante maschile e musica elettronica). Il teatro mi offre la possibilità di lavorare con gli altri ( fotografi e videomaker per le scenografie che comportano anche artigianato e manualità, musicisti, attori, performer, costumisti ecc.). Per i miei libri ho avuto la collaborazione di mia sorella Giovanna che è una brava pittrice, che ha disegnato ironicamente i burattini oltre che per Flores (acquarelli), il Bestiario (grafica) e Marionetteemiti (collages) e di Marco Zoli per Fiapoebesie/vagazioni e Il Corpo e gli elementi con elaborazioni di grafica al computer. Per il più recente libro IN BOBOLI ha contribuito con significative foto. Per la scenografia di Imperdonate ha collaborato Laura Viliani con foto/opere visive.

 

Fin da Marionetteemiti (in cui si fa un nuovo catalogo, ma questa volta di figure del teatro popolare, le marionette, e dei miti greci più fondanti la nostra cultura) passando poi per Le imperdonate, ma anche Pellegrinaggio con eco, Spettacolo e Palcoscenico, Cus Cus… per Liliana il teatro con le sue figure e il suo enigma rappresenta l’uomo e il mondo, e contemporaneamente l’uomo e il mondo non sono, quindi anche noi qui o voi lì non siamo che un grande (o di nuovo, un piccolo rispetto al cosmo) teatro delle marionette. E qui arriviamo al nostro libro Delle marionette, dei burattini e del burattinaio. Ah per il pubblico straniero, Liliana, puoi mostrarci la differenza fra la marionetta e il burattino e dire che significa la parola burattinaio?

 

Certamente fin dall’inizio della mia scrittura esiste un filo conduttore coerente che si esplica in modi diversi per ribadire la nostra piccolezza di fronte al cosmo. Questo “io” rimbombante di oggi non lo condivido considerando che dobbiamo prendere coscienza di dove siamo in confronto all’Universo e “guardarci” per la prima volta. Per quanto riguarda la specificazione che mi chiedi, le marionette, come si trova nel libro, sarebbero l’umanità più eletta, quella che è in contatto diretto con il Burattinaio attraverso i fili che lui manipola, mentre il burattino appartiene ai non “eletti”  ed è mosso dalle mani. Ma anche fra questi ci sono, a volte, burattini di valore che aspirano al filo e qualche volta riescono ad ottenerlo. Il Burattinaio è una bolla opale che ogni marionetta può dipingere come vuole. (Da qui le varie figure di riferimento di ogni religione). Voglio ribadire che tutto è trattato come una fiabola (tra fiaba e parabola) in maniera leggera e ironica, perché l’argomento avrebbe risvolti contrastanti di cui mi rendo benissimo conto. Quindi pongo il quesito come ammonimento come nelle favole e non vuole essere niente di più. Mi piace che resti il dubbio, perché le sicurezze sono pericolose.





Questo libro Delle marionette, dei burattini e del burattinaio è un caso a parte nella produzione di Liliana Ugolini. Ne è stato fatto uno spettacolo e addirittura un film (!), contiene anche numerose poesie, ma in gran parte è un saggio, un essay. Si tratta però di un saggio alla Swift, in cui Liliana costruisce la sua più coerente e compiuta metafora del nostro mondo. Attraverso cioè una serie ordinata e metodica di capitoli (come è sua caratteristica), Liliana ci descrive un universo parallelo apparentemente fantastico e inventato, popolato da burattini nelle mani del burattinaio. In realtà, sta parlando proprio di noi uomini sul pianeta terra nel mezzo del cosmo e delle sue leggi.

Qui sviluppa cioè la teoria dell’essere umano come marionetta o burattino e del mondo come teatrino diretto da un misterioso burattinaio. Questa idea era già presente in tutti i suoi testi teatrali dal 1998. Il libro è naturalmente un saggio semi-serio, surreale, una “fiabola” come la chiama l’autrice – un misto cioè fra fiaba (una storia fantastica) e parabola (cioè un insegnamento morale).

Puoi spiegarci meglio, Liliana, questa teoria dell’uomo come marionetta e del mondo come teatro gestito dal burattinaio? Chi è nella tua metafora il burattinaio?

 

Intanto come ho già detto il Burattinaio è, secondo il mio modo di vedere (posta come mi sono messa, su un altro Pianeta a contemplare “la pallina Terra”) è, appunto, una rifrazione delle Marionette che possono dipingerlo come credono. Ho trattato questo argomento come una Fiaba/parabola. Se si guarda il mondo da un altro punto di vista, elaborando un notevole distacco, possiamo avere molte risposte a quelle cose che ci assillano. Basta spostare il nostro io ed entrare in una visione cosmica. Davvero tutto si ridimensiona... e anche il libero arbitrio diventa la possibilità di agire in un “modulo” o pezzo di un tutto dove siamo liberi di agire, ma è solo in quel  pezzetto che è parte di un grande puzzle che non ci appartiene. Il mondo è un teatrino che si ripete in moduli ogni volta diversi dove ognuno col suo grado di fattività costruisce il suo pezzetto. Il discorso sarebbe enorme e quindi è bene trattarlo con leggerezza in modo favolistico.

 

Questa visione del mondo, anche se espressa in modo scherzoso o semi-serio, è naturalmente dura da accettare. Qualcuno potrebbe pensare che porti al fatalismo, alla paralisi. Se siamo solo marionette in mano al burattinaio in un sogno non nostro perché dovremmo vivere, operare, fare degli sforzi? Puoi spiegarci questo punto difficile della tua metafora?

 

È un dato di fatto che siamo marionette, anche se so che possono esserci fatti straordinariamente positivi, ma anche questi appartenenti e soggetti alla casualità. Il nostro fare è la forza naturale che ci spinge e che non possiamo eludere. Il fare è la vita, il senso, la poiein. Dobbiamo fare come forza natura che ci viene data e non è per tutti uguale (come per il nostro cervello, causa prima degli accadimenti). La cosa è complessissima ed è una ripetizione continua di universi compreso il nostro e tutto quello che ci circonda è fatto di universi con i loro comportamenti e pulsioni quieti ed  estremi. L’importante è rendersi conto dove siamo e tenere sempre presente l’Universo a cui apparteniamo e che non controlliamo che in parte.





In effetti anche se le marionette sono per lo più ridicole, in questo ritratto un po’ cinico – ma allegro – della nostra vita in cui quasi tutte le nostre azioni, i nostri valori e la nostra cultura sono finzioni che noi creiamo per nasconderci la nostra nullità, c’è qualcosa nel libro che si salva da questo ridicolo, che ha lo statuto di Verità: si tratta dell’Arte, del Rullo Rotante (altra metafora, anzi in questo caso direi allegoria) e della fusione con il cosmo e con la natura. Puoi spiegarci questi tre elementi di Verità che cosa sono e che ruolo hanno nell’universo dei burattini?

 

Il rullo rotante a cui accenno nella “Fiabola” è quella parte autentica e naturale che ci cammina accanto e che noi percepiamo, ma salirci sopra è molto difficile e si potrebbe rischiare di perdersi abituati come siamo fin dalla nascita ad appartenere ad un “già costruito prima di noi”.  Ma il rullo rotante c’è e dobbiamo tenerlo presente come possibilità. L’Arte vera, che nasce dove vuole, ne è un’emanazione e non nasce nella cultura. Se ne ciba, ne ha bisogno per crescere, ma nasce casualmente. La percezione di appartenere ad un cosmo invece che a noi stessi, può aiutare a vedere le cose in modo diverso.

Ecco un brano di Guido Ceronetti molto eloquente: “Siamo marionette, ma dobbiamo disperatamente fingere di non crederlo, o come uomini siamo perduti. Inoltre essendo occulto il filo, si può sempre scommettere che non ci sia e fondare su questo dubbio la nostra libertà individuale, nostra Grazia ed Erinni”.

 

 

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