PRIMO PIANO
VITA SINDACALE
Il congresso
della SLC-CGIL
e il Sindacato
Nazionale Scrittori


      
Si è svolta lo scorso aprile a Perugia la V Assise Nazionale del Sindacato Lavoratori della Comunicazione. Vi hanno partecipato anche i dirigenti dell’Sns, che sta realizzando un percorso di autotrasformazione e di ingresso a pieno titolo nell’Slc come Sezione Nazionale Scrittori. Al riguardo pubblichiamo il testo dell’intervento svolto da Mario Quattrucci, presidente del nostro sindacato, impegnato a porre le basi delle future sinergie.
      



      

 

 

di Tiziana Colusso

 

 

Si è svolto a Perugia, dal 2 al 4 aprile, il V Congresso Nazionale del Sindacato Lavoratori della Comunicazione (SLC-CGIL), incentrato sul tema “COMUNICAZIONE e INCLUSIONE”. Sin dal titolo programmatico, si è trattato di un congresso in cui le problematiche fondamentali del lavoro sono state declinate con i temi dell’inclusione, della solidarietà, nel riconoscimento dei profondi cambiamenti in corso nella società, in Italia come altrove.

Nella sua lunga relazione iniziale, il Segretario uscente Massimo Cestaro (poi riconfermato, alla fine dell’iter congressuale, con oltre l’80% dei voti), ha voluto mettere insieme i molti elementi che compongono l’SLC, nel quale sono confluite varie categorie con storie e culture sindacali anche molto diverse, con l’obiettivo di unificare il percorso sindacale  di tutti i settori che operano ai vari livelli nel sistema delle comunicazioni”, come recita lo statuto. SLC nasce nel 1996, ed è il sindacato che per primo ha dato forma all’ideazione, produzione, diffusione dei beni immateriali. Nell’SLC sono rappresentate le Aziende postali e bancoposta, quelle di telecomunicazioni, quelle di emittenza radiotelevisiva, il settore grafico e dei periodici e quello pubblicitario, i lavoratori degli Enti teatrali e musicali, così come gli attori e i musicisti liberi professionisti e quelli degli impianti sportivi,  i lavoratori che svolgono attività audiovisuali e multimediali (per l’elenco completo si rimanda allo statuto SLC, sul sito ufficiale http://www.slc-cgil.it/wp-content/uploads/2013/09/STATUTO-SLC-2009-Modificato-CDN-3-12-09.pdf).

 

Cestaro ha affermato che “ci sono diverse professionalità in questi settori, che vanno coordinate in una visione unitaria e un’unica sede negoziale, sia solo pure di indirizzo

Uno dei punti focali della relazione di Massimo Cestaro è stata la necessità di “riconsiderare i principi di solidarietà e democrazia” in tutto il mondo. Ha citato in apertura il famoso film “Non si uccidono così anche i cavalli?”, ambientato nel periodo della grande depressione in America, quando il livello della disperazione sociale era tale che per mangiare e vincere il premio i contendenti alla gara di ballo del film sono disposti a mettersi in gioco fino allo sfinimento e a volte fino alla morte, incitati e pungolati da un pubblico in cerca di sensazioni estreme e da conduttori cinici. Cestaro nella sua relazione ha parlato di processi di innovazione (ad esempio delle reti informatiche e comunicative) da gestire in maniera solidale,  di privatizzazioni da contrastare, come nel caso di Poste Italiane, delle trasformazioni dei settori di editoria ed emittenza, che vanno comprese e guidate, e non subite negli “effetti collaterali” di licenziamenti e tagli lineari. Ha poi parlato degli attacchi alla libertà di informazione e ai diritti d’autore, che in questi settori in rapidissima trasformazione assumono sempre nuove forme. In tal senso ha proposto  poi l’adesione all’appello del PEN INTERNATIONAL per la libertà d’espressione in Turchia, minacciata da vari processi a carico di giornalisti, scrittori e operatori della comunicazione, e dal blocco della libera circolazione di informazione sulle piattaforme telematiche (Twitter, Youtube etc).

Entrando poi nel merito delle politiche culturali, Cestaro ha anche introdotto direttamente nel discorso la questione della nuova sinergia nata tra il Sindacato Nazionale Scrittori e l’SLC, dopo l’ultimo congresso SNS di novembre, in vista dell’obiettivo del SNS di “confluire organicamente in SLC”.

In tal senso, è stata data la parola a Mario Quattrucci, attuale presidente SNS, il quale insieme a Massimo Giannotta (Segretario Generale SNS) e a chi scrive componeva la delegazione del Sindacato Nazionale Scrittori invitata al Congresso SLC. Riportiamo qui sotto integralmente il testo del suo intervento.

 

 

 

Mario Quattrucci, Presidente SNS,

durante la sua relazione al V Congresso SLC.

Al tavolo della presidenza, il Segretario Generale SLC,

Massimo Cestaro, riconfermato dal Congresso.

 

 

“Cari Compagni, come abbiamo ascoltato dalla relazione del Segretario Generale, che apprezzo grandemente per la sua profondità di analisi e concretezza di proposte, e che ha mirabilmente unificato, politicamente e culturalmente, le diverse istanze delle nostre componenti, con questo Congresso il Sindacato Lavoratori della Comunicazione, che ha assunto già da tempo la rappresentanza dei “produttori di beni immateriali” decide di provvedere alla costituzione, accanto ad altre categorie, della SEZIONE NAZIONALE SCRITTORI.

Noi, scrittori democratici che abbiamo fino ad ora militato nel Sindacato Nazionale Scrittori, di antica origine e voluto da Giuseppe Di Vittorio, nel corso dei decenni variamente legato alla CGIL, potremo finalmente esser parte integrante di un grande Sindacato come l’SLC, chiamare a tale impegno tutti gli scrittori ed autori democratici italiani e divenire a tutti gli effetti militanti della grande Confederazione Generale del Lavoro.

Potremo in questo modo affiancare col nostro specifico le lotte di tutti i lavoratori, e nel SLC, in sinergia con tutti i settori di questo nostro grande Sindacato, trovare la massima possibilità di esprimere i nostri valori e lottare con altra forza e autorità in tutte le sedi sociali e istituzionali per i nostri diritti – primo fra tutti il diritto d’autore.

Ma la lotta per i diritti e i valori degli scrittori ed autori italiani non è una lotta settoriale, non riguarda un gruppo minoritario della società, ma investe l’intero impianto del rapporto tra società civile e società politica, riguarda le questioni di fondo della libertà, della democrazia, dell’attuazione della Costituzione, dell’accesso dei lavoratori ai beni supremi della Nazione, di una rivincita del solidarismo contro l’iniquità del darwinismo sociale, della crescita culturale ed umana delle persone – che andrebbero tutelate dall’infanzia alla vecchiaia nel loro diritto, magari da esse stesse obliterato, alle conoscenze e a quella formazione culturale e civile che ne facciano cittadini di una Repubblica fondata veramente sul lavoro, cittadini capaci di giudizio critico maturo e non ammaliati e sottomessi a una sorta di esaltato “senso comune” al cui fondamento è la filosofia tatcheriana: “la società non esiste, esiste solo l’individuo”... Con le inique conseguenze che, con la crisi,  ci “guardano da tutte le finestre del mondo”, e che invadono le cronache quotidiane.

La difesa dei diritti degli autori, dei produttori di opere dell’ingegno, di coloro che creano o divulgano quei “beni immateriali” più preziosi d’ogni cosa – un libro, un film, un’opera teatrale, un’opera musicale o un concerto, un’opera d’arte... – non può avvenire solo per vertenze individuali – che nell’attuale situazione sono in realtà quasi impossibili − ma richiede un mutamento profondo del “SISTEMA CULTURA” (chiamiamolo per ora così) – richiede l’attuazione dell’Art. 9 della Costituzione (La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione.) – richiede riforme e nuove leggi.

Una riforma del Diritto d’autore, fermo alla legge del 1941; una legge nazionale sul libro che inquadri e finanzi importanti leggi regionali sul modello della legge del Lazio, per arginare e contrastare la paurosa crisi del settore; una nuova legge sul Teatro, contro la concentrazione dei finanziamenti pubblici e per favorire i circuiti regionali e le centinaia di produzioni teatrali di qualità soffocate e ghettizzate dalla normativa vigente; una nuova legge sulla Musica, che ugualmente si volga non alla concentrazione delle risorse in poche istituzioni ma alla promozione della formazione musicale e alla possibilità di esprimersi ed esibirsi delle migliaia di creatori e interpreti di musica (si legga a tal proposito il libro di Berlinguer – Guetti sul valore  formativo e relazionale dell’insegnamento musicale nelle scuole e della diffusione delle opere musicali); e infine, più importante di tutte, UNA RIFORMA DELLA SCUOLA NEI SUOI CONTENUTI E METODI, e un nuovo indirizzo legislativo e finanziario nella RICERCA SCIENTIFICA E TECNOLOGICA... senza il quale non è possibile alcuna innovazione.

Si tratta in sostanza, cari compagni, di aprire a tutto campo una VERTENZA CULTURA nazionale – che è in sostanza quanto posto da Cestaro nella parte centrale della sua relazione.

È questione di sviluppo, è questione di lavoro e occupazione... come sappiamo.







Si rimarrebbe stupiti se calcolassimo attentamente quanto incide, e soprattutto quanto potrebbe incidere nell’economia del Paese la produzione dei settori culturali e degli stessi “beni immateriali”. Ed è stato dimostrato che se si attuasse ad esempio un Piano Marshall della cultura nel Mezzogiorno esso produrrebbe in termini di sviluppo e occupazione trenta volte di più di quanto ha prodotto la cementificazione e il saccheggio delle città e dell’ambiente, struttura del malaffare e foriero fra l’altro di tanti disastri cosiddetti “naturali”.

Ma qual è invece la realtà delle cose? Si vedano i dati del Rapporto Annuale Federculture 2013, o gli ultimi dati NIELSEN sull’Editoria, i quali ci parlano non di una crescita, nemmeno minima, ma di un nuovo calo degli investimenti e dei consumi culturali del Paese.

Possiamo riassumere la situazione in un solo dato: il rapporto tra spesa culturale e Pil è il più basso d’Europa, metà di quello inglese, meno della metà del francese, quasi metà del tedesco. E invece lo sviluppo delle attività produttive legate ad arte e cultura può rappresentare la creazione di un bacino di occupazione qualificata e non delocalizzabile.

Ma è chiaro che la QUESTIONE CULTURALE così come oggi si presenta, vera QUISTIONE centrale dell’emergenza sociale e democratica italiana, non è solo questione di sviluppo economico e occupazionale.

In realtà, come effetto degli orientamenti anticostituzionali perseguiti dai governi degli ultimi decenni (e magari sia causa che effetto), e certo con la complicità di quella che si è definita la cultura dominante, il livello culturale e morale del Paese sprofonda nel pantano. Né bastano taluni picchi d’eccellenza nella ricerca e nella produzione artistica per tirarcene fuori. 

Fenomeni di analfabetismo di ritorno e di neo-analfabetismo, e fenomeni di squallore metropolitano nelle scuole, nelle Università, nelle piazze, nei luoghi di lavoro, nelle case e perfino nel Parlamento e nelle altre Assemblee elettive, denunciano un pauroso degrado culturale e morale, la crisi profonda di un’etica solidaristica, un preoccupante arretramento delle conoscenze storiche, scientifiche e artistiche: ha vinto, o sta vincendo, la concezione secondo cui il prevalente (o unico) obiettivo del successo e dell’affermazione individuale (naturalmente misurabile in euro) può e deve essere raggiunto a prescindere, anzi contro, la cultura e il sapere.

È questo degrado che porta al potere – quello centrale e quello diffuso, quello economico e quello politico – insieme agli emissari della criminalità organizzata, o tutt’uno con essa, i figli migliori della proterva ignoranza.

È per questo che i lavoratori, e dunque la più grande Organizzazione sindacale dei lavoratori, seguendo le sue storiche tradizioni, pone oggi, con questo congresso, al centro della lotta, di ogni vertenza, di ogni rivendicazione dei diritti e democratica, la QUESTIONE CULTURALE come questione non settoriale ma nazionale. Poniamo cioè, gramscianamente, la rivendicazione di una grande RIFORMA CULTURALE INTELLETTUALE E MORALE come asse centrale della lotta per il lavoro, per la ripresa e per uno sviluppo sostenibile, per la crescita sociale ed umana, per la democrazia.

Chiamando a battersi per questa grande riforma tutti i lavoratori e, insieme a loro, da oggi nel SLC e nella CGIL, gli autori democratici.

Ecco, cari Compagni, con voi, ne siamo certi, “gli scrittori, i poeti, i musicisti, gli artisti visivi, gli uomini del teatro e del cinema... potranno realizzare il significato di una vera rivolta culturale contro l’incombente sciagura di un predominio ideologico e politico della merce e del denaro facendosi portatori di una controproposta di civiltà del pensiero e della vita, di progresso umano e sociale di tutti, per tutti”

 

 

 




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