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“3 meditazioni
a perdere”



      

 

 

di Mario Lunetta

 

 

sembra facile

 

 

sembra facile & invero è facilissimo pervenire nel sonno

o nella veglia alla definizione di questo paese indefinibile

in quanto tale & invece decrittabile nel suo alfabeto muto

in quanto monumento funebre di se stesso che non cessa

di intrappolare olé!  con allegria assassina i vivi & i morti

 

sistemandoli negli scomparti del suo scatolame di lamiera

& di carne umana & subumana  immenso cake o gateau

insomma torta senza sapore per scimmie dissennate oche

tacco 16 leoni dementi vipere prive di veleno elefanti

impagliati domatori che perdono le brache femminazze

 

che si accostano all’adulterio come alla prima comunione

qui & ora i ricchi sorridono a denti stretti i poveri tentano

prove di sopravvivenza o si impiccano per distrazione l’asse terrestre

è pericolosamente incrinato l’asse dell’universo ridotto a panna

montata inacidita qualcuno ancora chiede dove sia la sinistra

 

l’indicazione è a destra ciò che un tempo è stata politica ormai

è pura cagnara da mercatino delle pulci i sorci ballano i gatti

sono ciechi non avere memoria non è uno stato di grazia è solo

un crimine stupido non attendo risposte meglio il silenzio sono

al corrente di tutto mi dichiaro filosofo del nulla la paura non ha

 

mai fatto parte del nostro stanco dna il disgusto sì idem la nausea

qui solo immagini frantumate riflesse da specchi rotti chi scrive

questi versi maledetti è un clandestino che parla col vento niente

vittimismi ma ancora progetti folli sorsate di delirio viaggi ciechi

lungo mura diroccate laghi di stagnola sogni da apolide defunto

 

 

 

sembra incredibile

 

 

sembra incredibile eppure ci sono tanti morti assai più vivi

di troppi vivi che ridono corrono straparlano si strafottono

di cibo & di merda sono sempre in giro sempre in tv

hanno dieci facce tremila maschere impermeabili a tutto

protetti dalla loro ignoranza burineria bronzea loschi sorrisi

 

scorreggioni con nomignoli da fumetto cambiano impavidi

patria & padrino si travestono da preti comprano altari &

confessionali svelti di passo & di mano conoscono l’arte

antichissima di cadere sempre in piedi tutto ciò che fanno

è roba scaduta si vendono innocenti per tre poveri milioni

 

di euro o due forme di mortadella al pistacchio senza conoscere

il compratore i più colti fra loro credono che Voltaire sia nato

a Volterra hanno sguardi austeri fissi comunque altrove & modi

untuosi disponibilità all’ascolto senza rispondere mai si atteggiano

a seconda delle meglio opportunità un loro sì corrisponde sempre

 

a un milione di no in conclusione non sono mica cattive persone

sono semplicemente mostri che praticano non necessariamente

comme il faut la dura disciplina del camaleonte funambolo anche

sotto questo cielo romano che forma laggiù dense corolle di grigio

con all’interno grandi cuori rosati & animali in fuga avremo giorni

 

sempre più simili a notti senza un barlume di luce & interminabili

stagioni di fame a perdere gabellate per amabili digiuni dietetici

vivremo tra desiderio & nostalgia miracoli di benessere imbalsamato

sotto le parabole di papa Francesco affabili & gesuitiche mangeremo

biologico col trucco berremo acqua pesante di cromo & mercurio 

 

sarà un mondo diversamente felice dove essere diversamente uomini

una giostra che gira all’inverso senza nessuna obiezione di nessuno

sarà un’infinita sequenza di futuro continuamente presente scossa

da brividi di musica rock sarà un contagio subliminale di ludopatìa

insomma a farla breve un incubo macro generatore di estasi catodiche

 

 

 

sembra vero

 

 

sembra vero & invece è solo un ghibli di apparenze a fisionomia

variabile un garbino di simulacri shadows ombre figure improbabili

con sonoro incorporato mentre le vere voci sono sempre più rare

ormai incunaboli preziosi di pensiero splendidamente musicale

di giudizio tremendamente poderoso sul frastuono di ciò che con

 

qualche esagerazione continua a chiamarsi mondo eppure è solo

la sua negazione quanta gente vacilla in questo tourbillon disperato

quanta se ne va fuori di testa alcuni troppo ottimisti mi eleggono

a psichiatra perché sono convinti che il diaframma fra poesia &

psichiatria sia sottilissimo io mi fingo d’accordo per non umiliarli

 

poi entro nel primo cinema che mi càpita tra i piedi per dimenticare

che di simili individui è composta ormai la stragrande maggioranza

del genere umano si etiam licet usare una formula tanto generosa

a dispetto di ogni smentita forse non ha troppo senso domandarsi

se tutto ciò che facciamo ha un senso todavìa dal momento che poi

 

la roulette russa che ci tocca giocare magari guardando distrattamente

quello sbiadito disegno a colori su carta di Tano Festa un accenno

di scacchiera a quadrati obliqui sospesa nel vuoto un itifallo o forse

una quintana comunque una microallegoria dell’esistere intitolata

capricciosamente tra mare & terra Viaggio nel Messico datata 19.2.73

 

dedicata a una certa Elisabetta che me ne fece dono chissà quanti anni

fa è una partita senza turno di ritorno stop e intanto tutto ciò che sembra

vero sembra falso tutto ciò che sembra falso è vero è la sola verità di

questa parata dai colori sempre cangianti che ha nome vita fenomeno

spaventoso di cui si conoscono solo gli immediati dintorni non il cuore

 

 

febbraio 014




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