TRADUCENDO MONDI
ESPERIENZE
La traduzione
come indagine
biografica:
Emily Holmes
Coleman ed Ernest
Hemingway (2)


      
Le considerazioni di un traduttore che da lettore accurato e da appassionato indagatore di testi, prende in esame il grande scrittore americano e in particolare il suo romanzo “Across the River and Into the Trees”. Dove dietro lo sviluppo del racconto si possono dedurre i pensieri intimi dell’autore e dove appare evidente che nel personaggio femminile di Renata si intrecciano in modi sottili e, probabilmente, maliziosi le figure della giovane nobildonna veneziana Adriana Ivancich, con cui ‘Papa’ ebbe un flirt amoroso e della diva cinematografica e bollente sex-symbol Marlene Dietrich, amica e amante del narratore di “Addio alle armi”. Un mix ambiguo che ha generato non pochi equivoci, anche poco onesti.
      



      

di Piero Ambrogio Pozzi

 

 

Questo secondo articolo conclude la descrizione di esperienze legate alla traduzione delle opere di due protagonisti della letteratura americana del Novecento, una quasi sconosciuta, Emily Holmes Coleman, l’altro arcinoto, Ernest Hemingway. La prima oggetto finora solo di sporadici studi, e velata dal mistero, il secondo di imponente saggistica, e seppellito dagli stereotipi.

 

Ernest Hemingway

 

Raramente le biografie sono stilate basandosi solo su fonti certe. Non lo sono state quelle su Ernest Hemingway, che ha sempre rifiutato di approvare lavori per i quali non era nemmeno stato intervistato. Se il soggetto di una biografia non è d’accordo con la stessa, il meno che si possa dire è che il lavoro non è attendibile, anche se ratificato da citazioni nella saggistica successiva. Chi ha avuto la pazienza di leggere gli innumerevoli lavori biografici su Hemingway si sarà reso conto della sostanziale concordanza nel rendere da diversi punti di vista il ritratto di un Ernest Hemingway convenzionale, quale non appare dalla attenta lettura delle sue opere, specialmente delle ultime.

 

Come reperire dunque materiale per una biografia decente su Ernest Hemingway, ora che lui non c’è più e che le esistenti tramandano inattendibili stereotipi frutto di copia/incolla? Io ci ho provato, almeno per gli anni dopo il 1948, interrogando ciò che di autentico è rimasto del grande scrittore: i libri scritti e pubblicati mentre era in vita, con la garanzia della sua esplicita o velata volontà di comunicazione. Le opere postume raramente rispecchiano l’arte e l’anima dell’autore celebrato, quanto piuttosto la volontà di lucrare il lucrabile da materiale da lui non scelto o addirittura scartato.

 

Come si può interrogare un libro? Leggendolo, con le antenne della percezione ben sintonizzate sulla lunghezza d’onda del cuore, che è la stessa dell’intelligenza senza pregiudizi. Questo vale per Hemingway, ma può essere applicabile anche ad altri scrittori e scrittrici con un cuore. Ne nasce un cammino affascinante da seguire quanto impervio a ogni approccio accademico, basato com’è sui sentimenti e sul buon senso: in sostanza si tratta di ritrovare in letteratura le strade, le vicissitudini sentimentali e di vita in larga parte comuni a tutti gli esseri umani, nelle quali i lettori sensibili o toccati dagli avvenimenti si riconoscono con sorpresa e commozione. E questo non riguarda, parlando di Hemingway, le storie di caccia grossa, la pesca d’altura o il mondo della tauromachia, piuttosto le tracce di sottili, emozionanti e fecondi contatti tra le complementari capacità di amare di uomini e donne; e di altrettanto fecondi incontri di esseri umani sottoposti alle più gravi prove della vita, come la guerra e la malattia. L’amore e l’amicizia distillati da esistenze all’apparenza disperate e desolate.

 

Ecco che dove hanno fallito professori e giornalisti, al di là e al di qua dell’Atlantico, non essendo riusciti a cogliere il codice Hemingstein[1] in oltre sessant’anni dall’uscita di Across the River and Into the Trees e di The Old Man and the Sea, possono avere successo traduzioni intraprese con sensibilità, onestà e tempo.





Ernest Hemingway


La sensibilità è necessaria per cogliere i cambi di atmosfera, i riferimenti apparentemente casuali, le citazioni occulte. Ciò non significa che si riesca a decifrare perfettamente cosa lo scrittore pensasse o volesse trasmettere, e a chi. Si coglie però lo sdoppiamento della narrazione: la vicenda per il lettore che comprerà il libro, e la confidenza, l’offerta del proprio pensiero intimo a chi saprà leggerlo, per implicita dedica o come messaggio in bottiglia, una ricchezza da condividere anche al posto del legittimo – e non sempre individuabile – destinatario. All’uomo Hemingway è sempre mancata una compagna cui aprirsi totalmente, con la quale condividere sensazioni e pensieri, dalla quale accettare insegnamenti. Una comunione vissuta nel tempo solo parzialmente con la prima moglie Hadley, con l’amica attrice Marlene Dietrich, con poche altre persone. Una comunione che poteva essere completa con la giovane nobildonna veneziana Adriana Ivancich[2], che lui ha considerato la donna della sua vita ma che non ha saputo e potuto tenere presso di sé, e alla quale l’improbabile personaggio di Renata in Across the River and Into the Trees, che ha tutte le sue caratteristiche fisiche e biografiche, ha procurato le infinite sofferenze connesse alla maldicenza e al pubblico sospetto[3].

 

Dicevo delle citazioni. Solo in Across the River ne troviamo di William Jennings Bryan, Giulio Cesare, Johann Sebastian Bach, Robert Lee, François Villon, William Blake, William Shakespeare, Walt Whitman, Edgar Quinet. Certe con uno scopo nascosto, o per nascondere. All’inizio del 13° capitolo affiora un verso modificato di William Blake, da The Tyger, poesia dei Canti dell’Esperienza:

 

The light from the hotel shone on the blackness of the gondola and made the water green. She looks as lovely as a good horse or as a racing shell, the Colonel thought. Why have I never seen a gondola before? What hand or eye framed that dark-ed symmetry? (Hemingway 1994: 110)

La luce proveniente dall’albergo splendeva sul nero della gondola e rivelava il verde dell’acqua. È bella come un buon cavallo o come una barca da corsa, pensò il colonnello. Perché non ho mai osservato prima una gondola? Quale occhio o mano ha foggiato una simile abbrunata armonia? (Trad. Pozzi)

 

Ecco la prima strofa della poesia originale:

 

Tyger! Tyger! burning bright

In the forests of the night,

What immortal hand or eye

Could frame thy fearful symmetry?

(Blake 2009: 104)

Tigre! Tigre! che bruci luminosa

Nelle foreste della notte,

Quale occhio o mano immortale

Poté foggiare la tua tremenda armonia?

(Trad. Pozzi)

 

La nera gondola è dapprima paragonata a un buon cavallo o a una barca da corsa, e si può supporre che il riferimento sia alla bruna Adriana, che Ernest chiamava Great Black Horse. Ma subito Ernest passa alla citazione di Blake, evocando una luminosa tigre che brucia nelle foreste della notte. Sono convinto che la sua intenzione cambi alla biondissima Marlene, che brucia felina nel buio delle sale cinematografiche e nelle notturne foreste del desiderio maschile, lei che è un sex symbol per definizione. Una lettera di Ernest a Marlene, scritta prima dell’uscita del libro, le annuncia: “Daughter, please try to keep contact from now on as I am finishing a book and should be through in around three weeks. I think that you will like it very much. Will give you carbon of the manuscript if you like. You are in it and nobody else is in it because it is all made up. But it is made up as well as I can make it.” (Baker 1981: 677). Una evidente bugia, vista la continua presenza di Adriana nel libro, ma Marlene c’è, e non può essere che lì, nella nascosta citazione di Blake, e negli immediatamente successivi accenni a una gita a Parigi, e per due interi capitoli, in compagnia dell’alter ego di Ernest e di una bottiglia di champagne Perrier Jouët. Quanto basta perché Marlene ricordi la notte passata con lui a bordo del transatlantico Paris, e aprendo il romanzo la possa ricordare ogni volta (Baker 1981: 465, 580, 581. Baker cita erroneamente l’Île-de-France).

 

 

 

1. Il transatlantico Paris, che serviva la linea Le Havre-New York.

 

 

Nell’ultimo capitolo il protagonista colonnello Cantwell morente cita il morente generale Thomas J. Jackson: “No, no, let us cross over the river and rest under the shade of the trees.”(Douglas 1940: 228). Una citazione che sembra dare il titolo al romanzo, appunto Across the River and Into the Trees, per nascondere la reale intenzione di Ernest: rispetto a Latisana, il luogo dove il colonnello sta morendo d’infarto, oltre il fiume e tra gli alberi c’è la casa di Adriana, in quel che rimane della distrutta Villa Mocenigo Ivancich di San Michele al Tagliamento. Latisana, dove Ernest ha incontrato Adriana per la prima volta, è anche il luogo esatto dove inizia l’azione del romanzo. Una citazione perché Adriana ricordi il suo amore ogni volta che inizia e finisce di leggere Across the River. Adriana lo ricorda, tanto che trent’anni più tardi farà cominciare il suo libro autobiografico, La torre bianca, nello stesso punto (Fig. 2).

 

Come si può notare, informazioni biografiche mai colte dai biografi, distratti lettori.

 

 

 

2. Gli alberi secolari della distrutta Villa Mocenigo-Ivancich di San Michele, visti across the river da Latisana, sull’altra sponda del Tagliamento. (Foto P.A. Pozzi 7-7-2013)

 

 

Dopo la sensibilità, occorre onestà, per ammettere talvolta di non essere riusciti a comprendere o di aver forzato la comprensione delle situazioni più disparate, ricadendo rispettivamente nella sciatteria e nella overtranslation, i peccati più comuni dei traduttori. E occorre sempre onestà, tornando ai due capitoli dopo la citazione di Blake, per riconoscere che una ragazza della nobiltà veneziana, nemmeno diciannovenne, cattolica praticante e mai fidanzata, non può essere in grado di insegnare a un maturo e maldestro colonnello i segreti dell’eros femminile, mentre non è disonesto pensare che con l’autore l’abbia saputo fare una attrice trentatreenne sessualmente disinibita, la stessa che dedicava a Ernest una sua fotografia con queste parole: “Papa – I write this on a picture so that you can’t lose it so easily. I love you unconditionally. That excludes being angry, offended etc. etc. It includes Plein Pourvoir for you concerning me. How do you like it now, Gentlemen.” (Baker 1981: 716)

 

Disonesti sono stati innumerevoli biografi e giornalisti, avallando e riproponendo continuamente la frettolosa conclusione che se la Renata del romanzo era disinvolta, anche l’Adriana che l’ha ispirato doveva esserlo. Velenose calunnie, gravi oggi come allora, senza mai porsi domande sulle incongruenze comportamentali di quella improbabile Renata.

 

Sensibilità, onestà, tempo. Il tempo è necessario per una traduzione accurata, per riconoscere in revisione sciatterie e overtranslation e mettervi rimedio, sempre sulla base di studio e di verifiche incrociate con le fonti disponibili e attendibili. Il tempo è poi utile per dare spazio alle percezioni, coltivarle, affinarle. Dediche e messaggi in bottiglia sono disseminati in entrambi gli ultimi lavori di Hemingway, il citato Across the River e The Old Man and the Sea, gemmato di metafore delicate, piccoli enigmi tutti per Adriana Ivancich, le cui soluzioni sono proposte nel mio saggio Il Fiume, la Laguna e l’Isola Lontana, in corso di pubblicazione.

 

 

 

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Bibliografia

 

Baker, C. (a cura di) 1981. Ernest Hemingway – Selected Letters 1917-1961. Londra: Granada Publishing.

 

Blake, W., 2009. Canti dell’Innocenza e dell’Esperienza. Milano: Universale Economica Feltrinelli, I Classici.

 

Douglas, H.K., 1940. I Rode With Stonewall. Chapel Hill: University of North Carolina Press.

 

Hemingway, E. 1994. Across the River and Into the Trees. Londra: Arrow Books.

 

Hemingway, E. 1952. The Old Man and the Sea. New York: C. Scribner’s Sons.

 

Ivancich. A. 1980. La torre bianca. Milano: Mondadori.



[1] Hemingstein è la personalità parallela e privata di Hemingway, quella con la quale si rivolgeva alle persone amate e care, nelle opere e nella corrispondenza. V. Ritradurre Hemingway, conoscere Ernest e Adriana, atti della Conferenza Literary Translation in Practice, Università del Salento, 2012, oppure in Edicola, sezione Classici, www.biblit.it.




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