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Uno sguardo
dal Sud


      
Pubblichiamo il testo della responsabile SNS – Sezione “Puglia-Basilicata” presentato come al convegno “La cultura e gli italiani oggi” organizzato a Roma, lo scorso ottobre dal Sindacato Scrittori. È una riflessione che richiama i valori culturali e sociali ‘meridiani’ tuttora operanti nel tessuto del nostro paese, pur di fronte a fenomeni di forte disgregazione e di degrado sia morale che materiale. Ciò rende ancora più urgente la necessità di una ripresa di iniziativa politico-sindacale degli scrittori associati.
      



      

di Anna Santoliquido *

 

 

Da bambina il mio concetto di cultura era legato alla gentilezza. Mia nonna, analfabeta, quando riferiva di una persona colta – una maestra o un arciprete – inarcava le sopracciglia e la sua voce diventava sottile e melodiosa come il suono del violino.

Per mia madre, con all’attivo la prima elementare, la cultura consisteva nell’ascolto dei classici, principalmente la poesia, che durante la fanciullezza i fratelli, nelle lunghe serate invernali, leggevano intorno al focolare mentre il nonno fumava la pipa e le donne ricamavano o sferruzzavano. A ottant’anni la mia genitrice citava Dante, e parlava di Orazio come si trattasse del vicino di casa.

Mio padre, che al pari di quasi tutti gli uomini del paese sapeva leggere e scrivere, aveva un debole per la letteratura francese. E per la musica lirica che ascoltava soprattutto nei giorni di festa quando in piazza la banda suonava le opere dell’adorato Verdi.

Dalla semplicità dell’ambiente contadino, ho ereditato la gentilezza, l’unione e l’armonia. Crescendo ho tesorizzato tali insegnamenti e forse non a caso pratico la scrittura creativa e organizzo eventi in cui l’armonia è regina.

Nella società attuale i suddetti valori sono in ribasso. La tecnologia ha allungato la vita, ma non ha garantito la serenità. Si pensa che la felicità scaturisca dal possesso dei beni materiali. Se così fosse non si spiegherebbe il numero di suicidi nelle nazioni benestanti.

Negli anni ’70 e ’80 del secolo scorso sembrava che la cultura fosse appannaggio di tutti. Difatti, la scolarizzazione di massa ha consentito a molti di conseguire il diploma o la laurea. Oggi la gran parte dei titoli è ornamento dei salotti. I giovani sono disperati e tante famiglie vivono sull’orlo del precipizio. Si è costruita un’Europa nella quale non ci si riconosce.

Viaggiando si ha modo di tessere paragoni. L’Italia ha perduto terreno in campo culturale. La politica dell’ ultimo ventennio ha mortificato le intelligenze, spingendole a riparare all’estero. La ricerca si è impoverita e l’attività imprenditoriale si è drasticamente ridimensionata.

Nessuno aiuta più nessuno. La seconda repubblica è identica alla prima. Continuano a dominare i poteri forti, a discapito delle fasce meno protette: i giovani, gli anziani, le donne, i senza lavoro.

Si è preferito finanziare i partiti e non investire nella conoscenza. Disponiamo di un patrimonio artistico eccezionale che però non sappiamo tutelare e utilizzare. Vantarsene non serve. E non risolve i problemi neppure svenderlo alle potenze straniere.

Le opere dell’ingegno fanno fatica ad imporsi. Il Governo elargisce poche risorse che l’industria culturale assorbe completamente.

Il Sud continua ad essere penalizzato nonostante la denuncia e la lotta. I progetti finanziati sono sempre quelli che passano dalle sezioni dei partiti o che comunque hanno ‘lìocchio di riguardo’.

Tutti urlano e pochi ascoltano. Si è poco tolleranti verso l’altro e il diverso. Il caos prende il sopravvento sull’armonia. Il degrado morale è peggiore della povertà materiale.

La violenza sulle donne è un riflesso del tempo che attraversiamo. Il femminicidio è una questione culturale. Bari ha pianto amaramente le sue vittime. Tagliare i fondi alla cultura significa anche non consentire alla scuola, alle associazioni, agli oratori e alle altre agenzie formative del territorio di contribuire adeguatamente all’educazione e alla crescita civile delle città, aiutandole a gestire le tensioni.

Ci si deve vergognare di appartenere ad un Paese dove una donna viene uccisa ogni 2-3 giorni. La famiglia è a rischio e va supportata sotto ogni profilo.

La civiltà del pensiero colloca al centro dell'universo la persona umana e non il denaro. La dignità dei soggetti non va calpestata, qualunque sia la loro fede e il colore della pelle.

La scrittura è un bene immateriale ricco di valori e di bellezza e, pertanto, deve essere considerata patrimonio delle nazioni. L’Italia non è ammirata solo perché ha il Colosseo, Pompei, ma pure per le opere di Orazio, Dante, Manzoni. Noi scrittori chiediamo un dialogo costruttivo con le istituzioni, affinché il nostro lavoro sia riconosciuto e tutelato alla stregua delle nazioni più avanzate. L’Europa è indietro rispetto a tanti Stati (il Canada, ad esempio).





Lamberto Pignotti, Cambiate futuro, 2004


Il Sindacato Nazionale Scrittori, nonostante gli sforzi, non è riuscito ad assicurare benefici ai suoi aderenti. L’esiguo numero di iscritti deve farci riflettere.

La nobile tradizione culturale della nostra organizzazione ci obbliga a rivedere le scelte e ad essere più operativi. Questo Convegno è una chiamata alle armi. Occorre scuotere la categoria, cercare alleanze e lottare per un fine comune.

Per fare questo il volontariato non basta. C’è bisogno di fondi che le istituzioni devono assegnare. Conosciamo le difficoltà economiche attuali, ma riteniamo che proprio dalla cultura possa ripartire la rigenerazione morale e intellettuale dell’Italia.

La cultura, se veicolata nella maniera giusta, produce benessere spirituale e materiale.

Le Sezioni territoriali del SNS svolgono un lavoro capillare completamente sfornite di mezzi finanziari. Il contatto con la base è essenziale e ciò lo sa bene la CGIL che nella mia Regione promuove lodevoli iniziative.

Ho proposto da anni di lavorare in rete. Ciò accade solo in parte. Tra le Sezioni Lazio e Puglia-Basilicata c’è collaborazione. Ribadisco la volontà di costruire una maggiore coesione tra le Sezioni del Sud, in modo da organizzare insieme eventi che abbiamo più rilevanza.

I rapporti del SNS con le organizzazioni straniere come l'European Writers’ Council sono buoni, ma non vedo le ricadute. L’ottima esperienza di Trieste è rimasta isolata.

Personalmente ho vari contatti con le Associazioni Scrittori di altre nazioni, ma non ho la forza economica per concretizzare eventi interculturali importanti, precludendo la possibilità di attuare scambi, viaggi, pubblicazioni. La Sezione “Puglia-Basilicata” ha competenze in tal senso.

La costituzione della FUIS, a cui l’SNS ha coraggiosamente partecipato, deve servire a dare aiuto concreto agli scrittori, attraverso una gestione trasparente e imparziale.

Abbiamo delle aspettative al riguardo.

Per concludere, desidero fare un appello alla carta stampata e alle reti televisive: che smettano di dare eccessivo spazio alla cronaca nera e si aprano di più alla cultura. Le redazioni regionali senza cadere nel localismo devono incoraggiare gli scrittori e gli operatori culturali del territorio e non prediligere l’editoria del Nord. È la qualità che deve contare non la geografia e l’industria culturale.

Vorrei che fossimo tutti più obiettivi e lungimiranti, innanzitutto per il bene dei ragazzi il cui smarrimento ha radici nei nostri comportamenti.

Sembra strano, eppure un verso, una pagina di un romanzo, una battuta teatrale, un’intuizione critica accompagnano l’uomo per sempre, orientandolo nelle scelte.

 

 

Roma, 22 ottobre 2013

 

 

 

*  Responsabile SNS Sezione “Puglia-Basilicata”

 




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