INTERVISTE
CARLO MELONI
Una cronaca
italiana di nuova
e ‘normale’ povertà


  
Pubblichiamo il colloquio con un cinquantenne, invalido civile al cento per cento e che campa, per così dire, con una pensione di duecentosessanta euro al mese. Nelle sue parole il racconto di un sopruso burocratico-postale, a cui ha reagito, con conseguenze legali e processuali che durano tuttora dopo sette anni. Ecco una storia vera di un soggetto debole e della sua esasperazione e disperazione vissuta nell’anonimato e nell’indifferenza di un’Italia sempre più segnata da miseria, precarietà, sperequazioni e ingiustizia.
  



  

di Enrico Pietrangeli

 

 

Accade che nella cronaca, in una società mediatica troppo spesso deviata dall’effetto di protagonismo e spettacolo di taluni fatti per far notizia, perlopiù si dimentichi o ignori quei casi di persone semplici e più deboli implicate, per qualche strana coincidenza, con la giustizia. Avviene esattamente il contrario di quei casi che, nell’insistenza mediatica, portano alcuni processi fuori della sede preposta per darli in pasto all’opinione pubblica. Nella fattispecie questo è il caso di Carlo Meloni, ma potrebbe essere quello di tanti altri in un’Italia sempre più scolorita tra precarietà e sperequazioni, così come Tortora, ma per il solo fatto di essere stato un personaggio pubblico, divenne, nei fatti, assai più emblematico per tanti altri sconosciuti. In effetti Meloni non è che un anonimo, qualcuno che si è sentito venir meno la terra sotto i piedi e solo per questo si è sentito di dover attirare attenzione su di sé, qualcuno che tuttavia esprime una forte etica verso il senso d’onestà ereditato dalla famiglia, che resta propositivo e ottimista nonostante tutto, ma che ha dovuto pagare, prima ancora che per un giudizio ancora non concluso, per le conseguenze indirette attraversate durante il suo iter, conseguenze di pregiudizio, quindi, verrebbe da dire. Qualcuno che si è visto venir meno un’opportunità di lavoro che avrebbe reso la sua vita più sostenibile perché è un invalido civile oltretutto. Si è prestato a questa intervista per raccontarci la sua storia nel momento in cui, assistito dall’avvocato Lara Cecere, con serenità e fiducia resta in attesa di un responso della Cassazione in merito al suo caso. Lo incontro accogliendolo una sera al tavolo di un bar, dove giunge accompagnato dal suo difensore. Bastano poche battute, prima d’iniziare l’intervista, per percepire subito la sua gentilezza, i modi pacati e l’aspetto semplice ma curato ….

 

***

 

Salve Carlo! Con te oggi andiamo a toccare un storia che affonda le sue radici nel sociale, passa per un disguido e va comunque oltre, va a pesare nella vita di una persona che è emblematica di quei soggetti più deboli per finire col provocare un profondo senso di smarrimento e di abbandono… Ecco Carlo, anzitutto grazie per la tua iniziativa e il tuo coraggio nel raccontare questa storia, cosa ti è successo?

 

Sì, innanzi tutto grazie per questa opportunità, io ho cinquantuno anni, purtroppo sono invalido al cento per cento con un intervento sbagliato e vado avanti con duecentosessanta euro di pensione al mese. Che è successo… nel 2006, io ero disoccupato, lavoravo solo saltuariamente e i miei fratelli dalla Sardegna mi hanno mandato un vaglia per farmi gli auguri di Pasqua, mi hanno voluto fare un sorpresa… Io non sapevo niente… verso il 3, 4 di aprile del 2006 mia sorella Clara mi chiama e mi dice: Carletto, ha ricevuto il vaglia? Ed io le risposto, che vaglia? Onestamente no… Il giorno dopo, verso il 7, vado alla posta e chiedo: scusate c’è un vaglia per me spedito il 2 aprile? L’impiegato mi ha detto non c’è niente, venga domani. il giorno dopo vado e ancora non c’è niente, poi un’impiegata allo sportello mi dice: perché non si fa dare il numero del vaglia da sua sorella? Davanti all’operatore ho chiamato mia sorella, la quale ha chiamato la figlia, ovvero mia nipote Valeria, e mi ha dato il numero della spedizione, lo comunico all’ufficio e mi hanno detto consegnandomi un tabulato: guardi, effettivamente è arrivato, ma è tornato indietro, venga domani che l’avrà sicuramente. il 10, l’11, il 12, sempre così… con questo tabulato in mano a richiedere il vaglia. Il 14, il venerdì 14, un po’ esasperato, ho incominciato un po’ a innervosirmi perché avevo bisogno di quei soldi, chiedo di farmi chiamare del personale per chiarimenti e loro mi risposero ancora: no, guardi stia tranquillo, se viene domattina il vaglia lo avrà. Il 15 mattina, di sabato, erano le 10 del mattino, vado allo sportello e niente, allora faccio un giro per l’ufficio chiedendo: mi chiamate il direttore? E mi hanno detto che non c’era, ho chiesto del vicedirettore, e non c’era neppure lui, un responsabile d’ufficio? Non c’era… non c’era nessuno con cui parlare. A un certo punto mi chiamano una signora,  quella che mi aveva ricevuto il giorno prima ed io le spiegavo un’altra volta il tutto ma mi veniva risposto: guardi non è colpa… A quel punto le ho detto: ascolti, o mi chiamate qualcuno sennò io faccio un casino… Alla fine io, esasperato di fronte ad altri ‘non c’è’, ho spostato un po’ di cartacce, ho fatto una cosa… una stupidaggine enorme e di cui mi sono subito pentito. Ho dato fuoco a quelle cartacce e poi le ho immediatamente spente. Dopo cinque minuti è arrivata polizia, carabinieri, di tutto e di più e non solo, è arrivato il direttore, è sceso il vicedirettore, sono scesi tutti i pezzi grossi dell’ufficio postale e lì mi son sentito preso in giro. Cosa ho fatto, cosa più grave… perché la cosa più grave è questa, ho tentato… non di darmi fuoco, ma di attirare l’attenzione. Un impiegato molto gentile e che mi conosceva mi ha detto: Carletto non far questo, ci conosciamo da vent’anni, non farlo… e così mi offriva cinquanta euro di sua iniziativa ed io gli ho risposto: no, io non voglio i soldi tuoi io voglio i soldi miei perché ce li ho, sono quindici giorni che sto venendo qua, i soldi ce li ho… io non voglio elemosine, io voglio i soldi miei, quello che mi spetta, non sto chiedendo altro. Per farla breve dopo un po’ mi hanno dato i soldi del vaglia, poi mi hanno caricato i carabinieri, mi hanno portato in caserma, pensavo che lì fosse finito tutto, ma dopo mi hanno portato anche al Pertini, dove mi hanno fatto fare una visita psichiatrica pensando che io fossi matto, ma era una cosa che io fatto per disperazione nel bisogno, perché ero esasperato da questa situazione. Quando mi hanno mandato a casa, io ero tranquillissimo, ho continuano a fare quello che facevo… qualche lavoretto saltuario qua e là. Nel 2008 finalmente ho detto: c’è la svolta della mia vita, vado da una Società di cui non dico il nome perché l’inglese non lo conosco e forse non è il caso di fare nomi, comunque una Società straniera che mi offriva un lavoro come operaio semplice… come magazziniere, un porta lettere da un ufficio all’altro ottenuto attraverso il collocamento invalidi. Mi chiedono diversi documenti tra cui i carichi pendenti. Io sapevo di non aver niente perché non avevo mai fatto niente in vita mia. Vado al tribunale, chiedo questi carichi e risulta che ho questo carico pendente della Posta, perciò oltre il danno per me c’è stata anche la beffa. Sono la bellezza di sette anni che io sto subendo ingiustizie enormi perché ho questo processo in corso, dove mi hanno condannato la prima volta a sei mesi, dopo, ringraziando un avvocato che ho e che mi ha aiutato tanto, è stato chiesto l’appello e ce l’ho fatta, sono scesi e adesso l’avvocato vuole che io esca totalmente pulito perché sennò mi rimane sempre questa fedina penale sporca ed io non potrò mai più trovare lavoro. Adesso siamo in Cassazione con la speranza che mi venga riconosciuta la mia buona fede anche se io riconosco che ho fatto un errore, perché non sono stupido, lo so di aver fatto un errore… però io volevo chiedere attenzione, però io dico che se uno attira l’attenzione per prendere i propri soldi viene condannato, mentre uno che stupra, ammazza, fa di tutto e di più ottiene anche posti di lavoro socialmente utili, gli danno tutto… e a me tutto mi hanno levato nella vita, tutto… Dovrei a cinquantuno anni incominciare a drogarmi e a rubare… questo no, non lo farei mai, preferisco morire ma non far questa vita, preferisco, come ho fatto anni fa, andare a mangiare alla Caritas, non mi vergogno perché mia madre mi ha insegnato che la vergogna è andare a rubare, non andare a chiedere un piatto di pasta, quello non è vergogna…





Joel-Peter Witkin, copertina di "Antipodi - Alternativa libertaria", 2011


Bene Carlo, tornando sugli elementi di questa tua storia, dicevi che eri stato diverse volte in questo ufficio postale, ricordi quante volte?

 

Certo che mi ricordo, da quando mi hanno dato il tabulato, son stato lì dal 7 fino al 15 tutti i santi giorni ed è risultato subito che il vaglia andava e tornava indietro. Ho documentazione scritta, ho tutto e mi sentivo preso in giro da questo ufficio postale.

 

Quindi una settimana tutti giorni, si deduce un minimo di 7 o 8 volte …

 

Sì, tutti i giorni e mi sentivo sempre promesse del tipo ‘venga domani che ce lo avrà’ mentre il vaglia arrivava a Palmiro Togliatti e tornava a Ciampino, Fiumicino e a Bologna e da lì tornava indietro, avanti e indietro così.

 

E la circostanza relativa all’episodio di esasperazione, dove c’è stato questo fuoco di “cartacce”… com’è venuto fuori? con quale mezzo? Perché?

 

 Perché io dopo che son stato male, ho avuto tante malattie diciamo… andavo sempre con quest’alcol per disinfettarmi le mani e tutto quanto, non per fare altre pazzie, quello no… Non so come mi è scattata questa molla, non ce la facevo più, sono stato proprio letteralmente preso in giro da queste persone …

 

Quindi hai usato questo disinfettante che portavi con te, non benzina o altri mezzi che potrebbero far pensare chissà cos’altro …

 

No, assolutamente. Se uno voleva fare qualcosa andava con altre cose ben peggiori …

 

E poi dici che questi soldi del vaglia ti sono pervenuti tra le mani, ma cosa intendi con questo, che qualcuno ti ha voluto anticipare questi soldi del vaglia o effettivamente il vaglia è arrivato e hai potuto riscuoterlo dopo il gesto esasperato?

 

No, effettivamente il vaglia… perché mi hanno dato la cifra esatta dei soldi che mi ha inviato mia sorella. Non è una cifra esorbitante ma per uno che ha duecentosessanta euro di pensione quella è un’altra pensione.

 

Quindi il vaglia in questo andirivieni è arrivato e ti è stato dato prima che ti portassero via i carabinieri?

 

Assolutamente, tant’è vero che allo sportello mi hanno chiesto il documento e ho messo la firma nel foglio del vaglia.

 

Poi dici che sempre i carabinieri ti hanno portato a verificare le tue condizioni mentali, cos’è risultato da tutto questo?

 

È risultato uno stato di ansia, ansia tra virgolette serena, cosciente, dovuta dal fatto della rabbia che avevo dentro di me, ma non di una pazzia, quella assolutamente no.





Kyrahm e Julius Kaiser, Crisalide, 2011


Tu hai tenuto giustamente a mettere a fuoco le conseguenze di una persona, così come ti sei presentato, che ha avuto sempre una certa condotta e un modo di vivere coerente e corretto e parlavi anche di un futuro che in qualche modo ti è stato minato sul lavoro nell’opportunità di un contratto che ti è venuto meno... A partire da questa circostanza, come ti senti, cosa hai voglia di esprimere per altri casi analoghi al tuo e qual è l’eventuale appello che vuoi fare?

 

Il mio appello è semplice perché io da cinque anni sto facendo un volontariato che in parte mi è stato contribuito dal Comune, ma non solo, io ho cominciato a far volontariato in un Centro Anziani, dove addirittura sono diventato vicepresidente. Adesso è un anno che la forza lavoro mi è stata tolta perché il Comune non ha fondi e sto continuando a fare il volontariato a mie spese. Ogni tanto mangio un piatto di pasta quando si cucina tutti insieme, ma non percepisco un centesimo da nessuno e continuo ad andare avanti con duecentosessanta euro di pensione. Devo pagare luce e gas, sto pagando solo quello perché l’affitto di casa non lo posso pagare e ho un mare di bollette così da pagare… però al Comune sanno tutto… Se pago luce e gas, 50 uno e 50 l’altro, ne rimangono 160 e se mi va bene ci devo campare. Anche se uno non prende la carne, il pane costa quello che costa… Vuoi prendere due panini al giorno? Quanto costa? 50 centesimi se ti va bene …

 

È ammirevole il tuo impegno e mi auguro che le strutture preposte possano venirti incontro. In tutto questo c’è una tua forte fiducia di arrivare positivamente a conclusione di questa causa che ti vede implicato e soprattutto la consapevolezza di sapere che è stato un gesto dettato da un momento di esasperazione, come hai detto te, un errore… e ci auguriamo anche che tutto questo, su un piano umano, venga a galla in tutti i sensi…

 

Quello che mi dispiace è che io purtroppo nel tribunale non mi son potuto mai difendere bene per dire la mia versione, perché io non dico che uno ci deve passare in quei momenti, io non lo auguro a nessuno di passarci… io mi vergogno e ho chiesto mille volte scusa, io non so più di questo cosa posso fare… Adesso sto andando avanti con un pacco che ogni mese e mezzo mi dà la Chiesa e non mi vergogno, vergogna è rubare, non di chiedere un piatto di pasta alla gente, quello non è vergogna…

 

Assolutamente no, tra l’altro dicevi che sei un invalido al cento per cento e quindi dovresti avere una priorità, anche sulle file… e come attenzione. Tutto questo su un piano umano e civile, anche se non ti giustifica, fa ben capire la condizione in cui eri…

 

Io non ho mai messo in primo piano la mia invalidità… Prima sono stato in un bar, mi son sentito male, ho pagato due euro per consumare e lì mi son sentito umiliato… mi dicono che il bagno è guasto... Questo solo per chiedere una necessità urgente perché io, con la malattia che ho, ne ho bisogno… E non ho più voglia di litigare, chiedo scusa e me ne vado …

 

Bene Carlo, ti ringrazio ancora e lo faccio soprattutto con l’augurio che altre Società possano farsi avanti con proposte di lavoro per assumerti perché giustamente, così come hai avuto modo di accennare, ci sono dei casi che hanno avuto scalpore, persone che hanno commesso crimini di un certo spessore e a loro è stato offerto del lavoro…

 

 

 

29 ottobre 2013




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