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Incontrando
Miles Davis


      
È uscito il libro “Miles on Miles” di Paul Maher Jr. e Michael K. Dorr che tassello dopo tassello, racconto dopo racconto ci dà un ritratto non ovvio del celeberrimo musicista nero, e demolisce anche alcune voci false che circolano su di lui. Che, al pari dei suoi fratelli afroamericani, amava usare nelle interviste il ‘signifying’, un termine dal significato controverso in ambito slang, che vuole comunque indicare più o meno il ‘prendere per il culo’ il proprio interlocutore.
      



      

di Cosimo Ruggieri

 

 

Il problema degli eroi dei nostri tempi è che più

ne sappiamo e meno ci appaiono eroici

Lionel Olay

 

 

Questa affermazione veniva scritta da Lionel Olay nel 1964 sulla rivista Cavalieruna rivista americana lanciata dalla Fawcett Publications nel 1952, pubblicata  per decenni e diventata poi una rivista maschile in stile Playboy – dopo aver intervistato Miles Davis, del cui carattere e modi di fare e di essere è stato detto e scritto molto. Miles era un personaggio restio e difficile da intervistare, in un certo senso gli piaceva giocare al gatto e al topo con l’intervistatore, non importava se fosse un bianco o un nero,  in lui scattava quella difesa che gli schiavi hanno perfezionato negli anni della loro schiavitù nei campi. Cioè quella di dire ciò che uno vuole sentirsi dire, dandogli l’immagine che si aspetta, usare cioè l’intelligenza per sopravvivere.

 

Miles faceva uso di quello che Louis Gates ha chiamato signifying che nel gergo afroamericano vuol dire “prendere per il culo”. Henry Louis Gates scrittore, saggista, critico letterario nel suo libro intitolato The Signifying Monkey: A Theory of African-American Literary Criticism del 1988  rintraccia le radici della letteratura nera contemporanea nelle radici del folklore e nelle tradizioni dei linguaggi africani, ricorrendo all’uso del signifying. Nella mitologia afroamericana The Signifying Monkey deriva dalla figura imbrogliona della mitologia Yoruba, Esu Elegbara,  personaggio trasportato con gli africani verso le Americhe sotto i nomi di Exu, Echu-Elegua, Papa Legba e Papa Le Bas. Exu: le varianti servono tutte per indicare messaggeri che mediano tra gli dei e gli uomini per mezzo di trucchi. Si pensa derivi dalla mitologia Yoruba, che raffigura Echu-Elegua con una scimmia al suo fianco. Il signifying è strettamente  legato al double-talk che il dizionario inglese Merriam-Webster definisce “linguaggio che sembra essere serio e significativo, ma in realtà è un misto di senso e non senso”, appunto un inganno del tipo utilizzato dalla scimmia, ma, come ammette lo stesso Gatesè difficile arrivare ad una opinione generale condivisa circa la definizione di signifying.





Bernard W. Bell lo definisce come una forma indiretta elaborata di incitamento o di  insulto, con uso di parolacce  come in questo esempio: “Yo momma sent her picture to the lonely hearts club, but they sent it back and say: We ain’t that lonely!”; che tradotto significa: “tua mamma ha inviato la sua foto al club dei cuori solitari, ma l’hanno rimandata indietro dicendo, che non sono cosi solitari!”.

Questi e molti altri tipi di signifying si possono trovare sul sito:

http://www.straightdope.com/columns/read/498/to-african-americans-what-does-signifying-mean .

 

David Foster Fallace insieme a Mark Costello nel saggio Signifying Rappers: Rap and Race in the Urban Present esplorano la storia della musica rap e di come essa  si intersechi con gli eventi storici e i contesti culturali. Il titolo è basato sul brano  Signifying Rapper, tratto dall’album Smoke Some Kill di Schoolly D. La presa in giro, gli insulti e la tradizione offensiva all’interno della cultura afroamericana è indicata come signifying.

 

Sono usciti molti libri su Miles Davis, tra tutti cito il fantastico volume intitolato Miles l’autobiografia, scritto per così dire a quattro mani da Miles Davis e Quincy Troupe, edito in Italia da  Minimux Fax (2001), per la traduzione di Marco del Freo, riveduta e corretta da Giorgio Testa e Martina Testa e in America edita da Simon & Schuster  che pagò un sostanzioso anticipo per questa autobiografia. Come è noto, Davis era restio a parlare del passato, si può dire che fosse un uomo che viveva proiettato nel futuro e non amava ricordare i vecchi tempi.

La difficoltà di riassumere una vita cosi piena di avvenimenti e con una rigida scadenza imposta dall’editore fece sì che la sua autobiografia facesse affidamento alle parole scritte da tre biografi di Miles, Eric Nisenson, Ian Carr  e Jack Chambers, senza peraltro riconoscerne il merito a nessuno.

 

La casa editrice Odoya ha pubblicato nel 2013 il libro intitolato Miles on Miles - incontri  con Miles Davis di Paul Maher Jr. e Michael K. Dorr tradotto da Massimiliano Bonatto al costo di  venti euro. Ogni intervista è un racconto, è come il tassello di un puzzle che compone la figura arcinota di Miles. Non deve per forza essere un’intervista a farcelo conoscere, basta anche un racconto o anche un evento a cui Miles era presente. Ogni tassello/intervista ci racconta perciò il Miles uomo, il Miles musicista e svela anche come alcune cose che si dicono su di lui sono false.





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Colonna Sonora

 

Miles Davis - The Complete In A Silent Way Sessions

Miles Davis - The Complete Blackhawk Sessions

Miles Davis - E.S.P.

Miles Davis - Filles de Kilimanjaro

Miles Davis - Bitches Brew

Miles Davis - Complete Live at Plugged Nickel 1965

 




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