LETTERATURE MONDO
SU ORHAN PAMUK
Una Turchia
arcaica, reclusa
nel suo silenzio

      
Alcune considerazioni sul romanzo “Neve” pubblicato in Italia nel 2007, in cui l’autore di Istanbul – Premio Nobel per la Letteratura nel 2006 – dà prova di grande abilità narrativa raccontando il dramma di un popolo diviso tra pulsioni e slanci di cambiamento sociale e politico e il peso di una tradizione religiosa che si traduce in un misticheggiante rifiuto del nuovo. Nel libro si intrecciano vicende amorose ed episodi terroristici di duplice matrice, statale e di gruppi di fanatici.
      




   

di Ignazio Apolloni

 

 

Snow di Orhan Pamuk (Neve, pubblicato in Italia nel 2007 da Einaudi, trad. di Marta Bertolini) è simile a un romanzo di Gogol o Dostoievskij. Una prova di abilità narrativa che sfrutta i temi ancora oggi sul tappeto in materia di Islam, slancio verso il futuro e terrorismo di duplice marca: di Stato o aizzato dal fanatismo religioso. Sono presenti nel libro le due anime, quella occidentale dell’emigrazione turca che malgrado tutto non riesce a integrarsi, specialmente in Germania, e quella della tradizione ottomana.

 

Nel frullato c’entra pure la storia d’amore di Ipek, i suicidi di donne private di qualsiasi speranza di potere acquistare la libertà, in quanto succubi di padri-padrone o mariti-despoti. Un’arringa contro il monolitismo di una cultura superata epperò ammaliante se a sentirla in corpo non sia un qualsiasi anarchico come Sacco o Vanzetti, ma un intellettuale, e per di più poeta.





Le descrizioni, le atmosfere di quella parte della Turchia poco frequentata dal turismo internazionale la rendono fantastica e a un tempo impenetrabile. Un mondo arcaico, chiuso nel suo silenzio come silenzio (però poetico) è quello della neve che dà titolo al libro. Gli ingredienti ci sono tutti: da una sorta di misticismo al rifiuto del nuovo che pure si affaccia nella parte della Turchia laica nata dalla volontà di Ataturk alla fine della prima guerra mondiale e segnata dalla disgregazione dell’impero ottomano.

 

Tra elegiaco e crudeltà il romanzo (di stampo ottocentesco) si dipana costringendo il lettore a vivere sulla propria pelle il dramma di un popolo che non ha ancora trovato una propria collocazione nell’universo della politica. Il Pamuk, sebbene opti per l’occidente non ripudia il passato dei turchi, non scevera le incongruenze di una logica aristotelica superata dai tempi e un’altra che affonda le radici nella modernità, il cui contributo è determinante per la crescita del pensiero libero da schemi.

 

Residua, nella coscienza dei turchi il peso di un passato, erede a sua volta della volontà di conquista e dominio sul Mediterraneo, con il contributo della fede maomettana sostituitasi a quella cristiana dell’impero bizantino. È comunque incongruente il viaggio à rebours di Ka a meno di ritenere che l’essersi chiuso in se stesso e nella sua poesia nei dodici anni di vita a Francoforte – senza alcun contatto con la realtà che non fosse quello con la comunità turca – non abbia risvegliato i fantasmi.





Orhan Pamuk


Dramma irrisolto dell’emigrazione – nel caso del protagonista per motivi storico-politici – aggravato da una ricorrente instabilità istituzionale e sociale, con gruppi che si richiamano puramente al Corano e altri al liberalismo; arcaici un po’ tutti e con famiglie (specialmente le lontane da Istambul) ancorate ai precetti secolari. Problemi aggravati dalla consistente presenza nel territorio di Curdi indipendentisti ed Armeni; con la lunga presenza di russi e altri popoli del Caucaso che ne hanno influenzato gusti e comportamenti; con l’esercito sempre pronto a intervenire per difendere la laicità dello Stato, la Turchia è più un bollitore che una placida baia in cui sia possibile farsi un bagno salutare.

 

Poco interessati all’evoluzione della scienza i turchi vivono nella sonnolenza capace però di risvegliare rancori nel nome del ritorno al patriarcato. La scrittura del Pamuk comunque è avvolgente; quasi calda; incanta per l’asciuttezza delle frasi; obbedisce ad una componente obbligata della lettura che si sostanzia di zollette di zucchero. Si è rapiti, una volta entrati nel personaggio misterioso del Ka e nelle sue sofferte elucubrazioni per pervenire al delitto maturato nel leggere di discriminazioni contro il velo, esattamente come nei romanzi della stagione dostoievskijana: segno che il romanzo classico è ancora destinato a durare.

 




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