FILOSOFIE DEL PRESENTE
TRA LETTERATURA,
PSICANALISI E FILOSOFIA
Se la Storia
si risveglia


      
Un insinuante percorso di montaggio critico attraversando recenti pubblicazioni di Gabriele Frasca, Slavoj Žižek, Alain Badiou e Walter Benjamin. Uno sciame di pensieri che va da Joyce a Lacan, da McLuhan a Hegel, da Platone a Socrate, rilanciando tra l’altro il tema dell’utopia comunistica. Mentre l’autore di “Angelus Novus” anticipava la tarda modernità e nella sua analisi la metafisica diventava ‘la scienza del cambiamento stesso’.
      



      


di Stefano Docimo

 

Il comunismo a venire

Tra strani attrattori* e nodi borromei

 

 

Dedico questo breve tracciato alla memoria

di Gianni Toti, assiduo frequentatore di

via dell’Assietta 4, nonché amico fraterno,

nel settenale della sua scomparsa

 

 

 

  1. Gabriele Frasca, Joyicity. Joyce con McLuhan e Lacan, Febbraio 2013 Edizioni d’if, Napoli.
  2. Slavoj Žižek, Meno di niente. Hegel e l’ombra del materialismo dialettico, 2013 Adriano Salani Editore, Milano.
  3. Alain Badiou, La Repubblica di Platone, 2013 Adriano Salani Editore, Milano.
  4. Walter Benjamin, Testi e commenti. A cura di Gianfranco Bonola, 2013 Quodlibet s.r.l. Macerata.

 

 

 

Tiro n.1

 

(Enjoy!)

 

 

Joyce, un povero cristo che

 si fa carico del padre  

(Lacan, Il sinthomo)

 

Lo si legge da subito, tra gli esergo, che Gabriele Frasca ha centrato, anche filologicamente, la discendenza, o quantomeno il debito di Joyce nei confronti di Laurence Sterne.[1] Anche se questo viene ad essere in qualche modo ripagato in toto e generosamente, a quanto pare, proprio da quell’opera più matura e indecifrabile rispondente a quel dannato nome di Finnegans Wake, che secondo l’autore avrebbe dovuto impegnare i critici/lettori per i prossimi quattrocento anni.

 

 

Tiro n.2

(Encore)

 

 

Il nodo detto Borromeo era dunque

già lì senza che nessuno avesse

l’accortezza di trarne le conseguenze

(Jaques Lacan, Il seminario. Libro XXIII)

 

 

Del resto già dal secondo capoverso appare Tristram che non può non rimandare, tra gli altri incroci verbali dichiarati dallo stesso Joyce, quello del protagonista del grande romanzo di Sterne, Tristram Shandy che offre più che uno spunto, un vero e proprio modello narrativo.[2] Anche in Avvertenza e siglario – cioè dopo qualche pagina – il bel libro di Frasca riannoda un’altra citazione da Sterne, lasciata cadere quasi per sbaglio, ma che  indica invece una precisa propensione: «Now consider, Sir, what non-sense it is, either in fighting or writing, or snything, or anything else (wheter in ryme to it, or not) which a man has occasion to do – to act by plan» ...[3] Non era poi tanto scontato, visto che la critica sarebbe stata «assai più restia a riconoscere la presenza condizionante di Sterne in Finnegans Wake, nonostante che le indicazioni non manchino»[4]. Fa piacere vederselo confermare ancora oggi, dopo quelle lunghe discussioni a casa di Fausto Codino, che pressato dal sottoscritto si lasciò strappare questa tesi. Si era agli albori degli anni settanta, mentre dalla finestra all’ultimo piano della sua casa romana a piazza Benedetto Cairoli, si discettava di comignoli sopra i tetti ... [5] In filigrana immaginiamo due testi di altrettanti autori cult, targati il primo come Jacques Derrida, Ulisse grammofono. Due parole per Joyce[6] e il secondo come Jacques Lacan, IL SEMINARIO. Libro XXIII, IL SINTHOMO, dove Lacan si lascia guidare da Joyce e dalla sua ultima opera.[7] Li chiameremo dunque I due Jacques, tanto per restare sempre Tra due fuochi.[8] Del primo, lo stesso Frasca firma un passaggio[9]; mentre il seminario lacaniano diviene una figura centrale per l’attraversamento del testo joyciano (basti ricordare Il nodo borromeo che viene utilizzato da Lacan per matematizzare il sinthomo joyciano) insieme naturalmente a McLuhan, che anzi occupa il primo posto nel titolo dell’opera. Vogliamo qui riportare due brevi passi dal libro di Frasca:

 

è una scena psicotica? è esattamente il suo rovescio: è il finnegans wake , dove c’è sempre tanto da ridere, e dunque non da gioire. è la veglia di un padre che può solo sognare di essere tale, e come se non bastasse per trasposta e già molteplice persona... perché è così che avviene il passaggio di ciò che c’è e non si è, esattamente come in questa lallazione che sarebbe certamente piaciuta a Lacan, se vi avesse prestato orecchio: «with Pa’s new heft and Papa’s new helve he’s old cutlassa Papapa’s left us» ( FW 136.24-25).[10]

 

La stampa periodica, e ancor più quella specificamente quotidiana, offrendosi come supporto virtualmente ubiquo di notizie sostanzialmente simultanee, aveva dunque contribuito a mutare il «paesaggio fisico della terra» e dunque il concetto stesso di letteratura... McLuhan collocava, dunque, l’estetica joyciana come diretta filiazione delle due facce della moneta del giornale, la «contemporaneità narrativa» dell’articolo e la sua collocazione «a mosaico» sulla pagina ...[11]





 

 

Tiro n. 3

(Oltre Lacan)

 

 

Il Soggetto contemporaneo è vuoto,

sfaldato, asostanziale, irriflessivo

(Alain Badiou, L’essere e l’evento)

 

 

O forse, tra molteplici tiri al piccione, visto che a questo punto, ad un livello più profondo, collochiamo il filosofo Alain Badiou che nel suo L’essere e l’evento, formula l’ipotesi “di un regolamento matematico della questione ontologica”, che lo spinge ad andare Oltre Lacan.[12] È nota l’amicizia tra i due filosofi e l’ammirazione di Slavoj Žižek per colui che viene plaudito come l’erede di Platone. Oppure: “Badiou è il più grande filosofo vivente” come viene addirittura urlato nella stessa quarta di copertina, dal titolo Il risveglio della storia[13]. Ma più d’ogni altro l’aneddoto narrato dallo stesso Žižek:

 

Un giorno Alain Badiou era seduto tra il pubblico in un’aula in cui stavo tenendo una conferenza, quando il suo telefono (che, oltre tutto, era il mio: glielo avevo prestato) all’improvviso iniziò a suonare. Anziché spegnerlo, mi interruppe con garbo e mi chiese se potevo parlare un po’ più piano, in modo da permettergli di udire il suo interlocutore più chiaramente... Se questo non è un atto di vera amicizia, non so cosa sia l’amicizia. E così, questo libro è dedicato ad Alain Badiou.[14]

 

A riprova del legame di amicizia, anche nella introduzione al suo ultimo libro Meno di niente: Hegel e l’ombra del materialismo dialettico, Žižek non tralascia di rendere omaggio a Badiou, dichiarando, oltre alle numerose citazioni all’interno del testo, che il motto del libro avrebbe ben potuto essere l’affermazione di Alain Badiou secondo cui «l’antifilosofo Lacan è una condizione della rinascita della filosofia. Una filosofia è oggi possibile a condizione di essere compossibile con Lacan.[15] Ma sempre per muoversi all’interno d’una dialettica allargata Meno di niente, con le sue oscillazioni e cambi veloci di scenario, tenta di mettere insieme più cose, come dichiara il filosofo sloveno nella sua sapida introduzione, intitolata appunto Eppur si muove. Lasciamo a lui la parola:

 

Meno di niente tenta di trarre tutte le conseguenze ontologiche di questo «eppur si muove». Ecco la formula nella sua versione più elementare: «muoversi» è lo sforzo di raggiungere il vuoto, vale a dire se «le cose si muovono», se c'è qualcosa anziché il nulla, ciò non avviene perché la realtà ecceda il mero nulla, ma perché la realtà è meno di niente. ecco perché la realtà deve essere integrata dalla finzione: affinché se ne celi la vacuità. Questa logica bizzarra, la logica di ciò che freud chiama la pulsione è resa perfettamente nell'ipotesi del «campo di higgs» ampiamente discussa oggi dai fisici delle particelle.





Se dunque la Storia si risveglia, vuol dire che siamo proprio noi ad essere svegliati da quel torpore postmoderno, come se dopo la caduta del muro la modernità avesse gettato la spugna, in qualche modo avesse esaurito la sua spinta propulsiva e fosse davvero iniziata una nuova epoca? E questo non significherebbe una rimodulazione del tempo in senso lineare e progressivo? È proprio vero? Come se la pacificazione e il consenso, con una storia finalmente bloccata regnasse sul pianeta e il comunismo fosse davvero finito venticinque anni fa... E oggi non si stesse magari assistendo ad una sua ripresa, magari come desiderio, come Idea di comunismo[16]: «La rimessa in circolazione della parola “comunismo” e così dell’ipotesi generale che può inglobare le procedure politiche effettive, è ormai iniziata.»[17]

 

 

Tiro n. 4

(Del comunismo)

 

Anche per indicare il progetto di Platone,

la sua proposta di «Città ideale», ho utilizzato

tre espressioni: vera politica, comunismo e quinta politica

(Alain Badiou, Come ho scritto questo libro incerto)

 

 

A questo punto entra in scena Platone, nella trascrizione a firma Badiou della Repubblica, dove il pensatore francese riconosce qualcosa che eccede, che oltrepassa il contesto storico in cui il dialogo è stato redatto. Come si legge nella Nota introduttiva all’edizione italiana La Repubblica di Platone di Badiou avrebbe dovuto portare il sottotitolo, poi abbandonato, Del comunismo ...[18] Il “gesto platonico” viene così ad essere riattualizzato, ripristinandone anche la potenza creativa in un pensiero forte, non più appiattito “sul lessico incolore della logica formale”[19]. Ma veniamo alla mise en scène, lasciando la parola allo stesso autore, che parla di una modernizzazione delle immagini, portando ad esempio il famoso mito della caverna:

 

... La Caverna del famoso mito somiglia così tanto a un enorme cinema che è sufficiente descriverlo perché i prigionieri di Platone diventino spettatori–prigionieri della mediaticità contemporanea (è la stessa cosa, ma in una versione migliore)... Il mantenimento costante di un vero dialogo, profondamente teatralizzato: a che cosa sarebbe servito conservare le interminabili finte domande di Socrate cui i giovani, per pagine e pagine, rispondevano solo “sì”, “sicuramente”, “certamente”? Meglio accettare un lungo discorso dimostrativo senza interruzioni, così come affidare una parte dello sviluppo agli interlocutori. Talvolta, è persino meglio che gli ascoltatori di Socrate siano recalcitranti. L’antipoetica di Socrate è talmente rigida che lui stesso, lo si sente chiaramente, vorrebbe fosse falsa. Allora, che uno dei giovani faccia resistenza, e di tanto in tanto si dichiari non del tutto convinto, restituirà chiaramente l’intima divisione che la poesia porta nella filosofia, una divisione di cui Platone ha avuto presentimento... È del tutto evidente che il mio pensiero, e più in generale il contesto filosofico generale, si sono insinuati nel trattamento del testo di Platone e, forse, tanto più quanto meno ne ero cosciente. Ma è con piena consapevolezza che ho introdotto, per così dire in modo assiomatico, palesi cambiamenti nella traduzione di alcuni concetti fondamentali ... [20]





Tiro n. 4bis

(Benjaminiana)

 

il poiémation qui finisce – anzi

sfinisce qui – infinirebbe – tenui

deducta poemata filo...

(Gianni Toti, Strani attrattori)

 

 

La pubblicazione di un succulento numero de L’ospite ingrato dedicato a Walter Benjamin ci offre l’occasione, infine, per rileggere, accanto ai molti ed autorevoli interventi, alcune notazioni del nostro su lalingua, come dirà in seguito Lacan, e sul montaggio, contenute nel variegato saggio di Thomas Peterson; ma anche su quell’altra suggestiva immagine benjaminiana di «risveglio» della Storia, utilizzata, come abbiamo visto sopra, dal filosofo Alain Badiou. I passaggi fondamentali sono ben messi in evidenza dallo stesso Peterson, con riferimenti che vanno da I «passages» di Parigi, ad Angelus Novus. Saggi e frammenti fino a L’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità tecnica. Arte e società di massa. Una triade che ben rappresenta tre tappe fondamentali della sterminata produzione benjaminiana. La complessa e minuziosa analisi condotta dunque su lalingua, si lascia articolare in postulati come il seguente:

 

la lingua comunica l’essere linguistico delle cose. ma la sua manifestazione più chiara è la lingua stessa... ogni lingua comunica se stessa. Il linguaggio di questa lampada, per esempio, non comunica la lampada... ma la lampada–del–linguaggio, la lampada–nella–comunicazione, la lampada–nell’espressione. Poiché cosí avviene nella lingua: l’essere linguistico delle cose è la loro lingua[21].

 

Notazioni perlopiù coeve a quelle che andava elaborando Wittgenstein nei suoi Quaderni 1914-1916 prima e nel Tractatus qualche anno dopo, che ci piacerebbe veder interagire con quelle del nostro, pur nella loro diversità, compresa la stesura di glossari che mostrano una comune propensione all’analisi del linguaggio infantile.[22]

La gran mole di lavoro che Benjamin riesce a dipanare con sensibilità e intelligenza fuori del comune lo porta a cogliere nella modernità gli strumenti del proprio tempo, con anticipazioni che oggi possono lasciare interdetti. Così per la teoria del montaggio, a proposito dei  «passages», in Appunti e materiali:

 

Metodo di questo lavoro: montaggio letterario. Non ho nulla da dire. Solo da mostrare. Non sottrarrò nulla di prezioso e non mi approprierò di alcuna espressione ingegnosa. Stracci e rifiuti, invece, ma non per farne l’inventario, bensí per rendere loro giustizia nell’unico modo possibile: usandoli.[23]

 

Oppure, anticipando anche in questo caso la tarda modernità:

 

La prima tappa di questo cammino consisterà nell’adottare nella storia il principio del montaggio. Nell’erigere, insomma, le grandi costruzioni sulla base di minuscoli elementi costruttivi, ritagliati con nettezza e precisione. Nello scoprire, anzi, nell’analisi del piccolo momento singolo il cristallo dell’accadere totale. Nel rompere, dunque, con il naturalismo storico popolare. Nel cogliere la costruzione della storia in quanto tale. Nella struttura del commento. [24]





Walter Benjamin


Non è possibile dar conto in poche righe della vastità del percorso benjaminano, addentrarsi nei suoi mille rivoli, tra annotazioni e progetti in fieri. Ci limitiamo qui a segnalare, ancora una volta, quanto scrive Thomas Peterson nel saggio citato:

 

Quando scrive della «verità» e del «risveglio» della storia, Benjamin si avvicina alla metafisica, ma non va oltre, suggerendo – nella maniera di Wittgenstein – che l’esplorazione della metafisica può essere indiretta. Per Benjamin la metafisica concerne la forma del tempo e la liberazione dell’umanità dalla sua condizione di essere caduto; in termini tecnici, la metafisica è diventata per lui la scienza del cambiamento stesso.[25]

 

O ancora, anticipando con la sua fenomenologia della percezione quella di Merleau-Ponty, di sedici anni più giovane di lui:

 

Precedendo l’avvento dei Cultural Studies in Gran Bretagna, Benjamin anticipa l’attivismo di quel movimento e il rilievo che esso dà alle diversità culturali. Infine riconosce il bisogno di rovesciare la storiografia lineare basata sul principio dell’energia a favore di una storiografia a mosaico basata sul principio della differenza.[26]

 

 

la fine continua

 

 

 

*  Cogliamo qui l’occasione per ricordare il poema totiano dal titolo Strani attrattori. Prefazione di Johnian Grossgreen Nambushiro e Ward Cherk–Written, 1986 Edizioni Empiria, Roma.

 

 

 

 

 



[1] Op.cit.1., p. 5: I will not argue the matter:  Time wastes too fast: every letter I trace tells me with what rapidity Life follows my pen; the days and hours of it, more precious my dear Jenny! than the rubies about thy neck, are flying over our heads like light clouds of a windy day, never to return more – every thing presses on – whilst thou art twisting that lock, – see! it grows grey: and every time I kiss thy hand to bid adieu, and every absence which follows it, are preludes to that eternal separation which we are shortly make. –

– Heaven have mercy upon us both!

(Laurence Sterne, The Life and Opinions of Tristram Shandy Gentleman).

 

“Non discuterò sull’argomento: il Tempo passa troppo in fretta: ogni lettera che traccio mi dice con quanta rapidità la Vita segua la mia penna; i suoi giorni e le sue ore, più preziosi, mia cara Jenny! dei rubini che porti al collo, fuggono sulle nostre teste come nubi leggere in un giorno di vento, per non tornare mai più – tutto incalza – mentre ti arrotoli intorno al dito quel boccolo, – guarda! diventa grigio; e ogni volta che ti bacio la mano per dirti adieu e ogni assenza che segue, sono preludio a quella separazione eterna alla quale dovremo sottostare. –

– Il cielo abbia misericordia di entrambi!”

(Sterne, La vita e le opinioni di Tristram Shandy, gentiluomo. Traduzione di Lidia Conetti)

 

Bid adieu, adieu, adieu

   Bid adieu to girlish days.

Happy Love is come to woo

   Thee and woo thy girlish ways –

(James Joyce, Chamber Music XI)

 

“Salutala, salutala per sempre,

    Di’ addio alla fanciullezza.

Verrà felice Amore a corteggiare

   Te e i tuoi modi fanciulli ...”

(James Joyce, Musica da camera.Traduzione di Alfredo Giuliani)

 

[2] Cfr. Giorgio Melchiori, in Joyce, Finnegans Wake. H.C.E., traduzione di Luigi Schenoni, XXVII, 1982 Arnoldo Mondadori Editore.

[3] «Ora riflettete, signore, quale sciocchezza sia, combattendo o scrivendo, o facendo qualsiasi altra cosa (in rima, o no) si abbia occasione di fare – agire seguendo un piano –»

[4] Cfr. op. cit. «le allusioni al suo nome sono regolarmente associate a quelle al nome di Swift, già a partire dalle seconda pagina del libro, p.4: he sternely struxk his tete in a tub for to watsch the future of hid fates here swiftly stook it out again ... “strigmerse sterneamente la tete in una botte per lavascoprire le futurlinee della sua fatofaccia ma prima che la sporgesse swiftamente di nuovo fuori”, p.4 bis.

[5] Di Fausto Codino, allievo di Giorgio Pasquali, si ricorda, tra l’altro, Introduzione ad Omero, 1965 Giulio Einaudi editore, Torino.

[6] a cura di Maurizio Ferraris, postfazione di Simone Regazzoni, il nuovo melangolo s.r.l., 2004, Genova.

[7] Testo stabilito da Jaques-Alain Miller. Edizione italiana a cura di Antonio Di Ciacca, 2006, Casa Editrice Astrolabio - Ubaldini Editore, Roma.

[8] Cfr. Stefano Docimo, Le reti di Dedalus - gennaio 2014.

[9] Op. cit. p.154: «La lingua di Joyce, anche prima del monologo di Molly, diviene insomma il continuo assenso di una parola che Derrida ha definito grammofonata»

[10] Op. cit. p. 252. “Con il nuovo manico di Pa’ e con la nuova impugnatura di Papà ha il vecchio coltellaccio di Papapa che ci ha lasciato Papapapa” trad. it. a cura di Luigi Schenoni, Libro primo, V-VIII, 2001 Arnoldo Mondadori Editore, p. 136bis.

[11] Op. cit. , p. 152.

[12] Cfr. : «Ciò che è mancato a Lacan... è di sospendere radicalmente la verità alla supplementazione di un essere–in –situazione attraverso un evento separatore del vuoto».Edizione italiana a cura di Giovanni Scibilia, 1995 il melangolo s.r.l., Genova, pp.432-433.-

[13] Cfr. Alain Badiou, Il risveglio della storia. Filosofia delle nuove rivolte mondiali. Traduzione di Luigi Toni e Michele Zaffarano, 2012 Adriano Salani Editore S.p. A. - Milano.

[14] Cfr. Slavoj Žižek, In difesa delle cause perse. Materiali per la rivoluzione globale, 2009 Adriano Salani Editore, p.7.

[15] Cfr. Slavoj Žižek, Eppur si muove, op. cit. 2013 Adriano Salani Editore, Milano.

[16] Cfr. Alain Badiou e Slavoj Žižek (a cura di), L'idea di comunismo, Roma, Derive Approdi, 2011.

[17] Cfr. Alain Badiou, L’ipotesi comunista, traduzione di Livio Boni, Andrea Cavazzini e Antonella Moscati, 2011 Edizioni Cronopio, Napoli, IV l'idea del comunismo.Tra il 13 e il 15 marzo 2009, si è tenuto a Londra un convegno dal titolo “L'idea del comunismo”

[18] Cfr. Livio Boni, Platone, firmato Badiou: «Alla domanda – chi è dunque l’autore di questa rivisitazione della Repubblica di Platone? – una prima risposta sarà quindi: un filosofo militante francese nutrito di strutturalismo (Althusser, Lacan, Lévi–Strauss), maoista irredento e protagonista, insieme ad Antonio Negri, Jaques Rancière, Slavoj Žižek e qualche altro, della riattivazione della questione del comunismo nel pensiero contemporaneo».

[19] v. Roberto Esposito, Quando Platone parla proprio di noi, in un articolo apparso su la Repubblica del 18 marzo 2013.

[20] Cfr Alain Badiou, Prefazione, Come ho scritto questo libro incerto, in La Repubblica di Platone, 2013 Adriano Salani Editore, Milano.

[21] W. Benjamin cit. Traduzione e introduzione di Renato Solmi, 1962 Giulio Einaudi editore, Torino, p.55.

[22] Cfr. Walter Benjamin, «Parole e modi di dire» di Stefan Benjamin. In Walter Benjamin. Testi e commenti. L’ospite ingrato. Periodico del Centro Studi Franco Fortini. nuova serie, a cura di Gianfranco Bonola, traduzione di Antonella Moscati e Clemens–Carl Härle, pp. 19-30. Per quanto riguarda il pensatore austriaco, cfr. L. Wittgenstein, Dizionario per le scuole elementari (1926), trad. a cura di D. Antiseri, Armando, Roma 1978 ed il precedente: W.W. Bartley III, Wittgenstein maestro di scuola elementre, 1974 Editore Armando Armando, Roma.

[23] Cfr. W. Benjamin, Elementi di teoria della conoscenza, teoria del progresso, in Opere complete IX. 2000 Giulio Einaudi Editore, Torino, [N 12, 7], p.514.

[24] Cfr. Op. cit. [N 2, 6], p.515.

[25] Cfr. Thomas Peterson, La storia come montaggio in Benjamin, in op. cit. p. 169.

[26] Id., p. 171.




Scarica in formato pdf  


      
Sommario Filosofie del Presente

Il contatore dei visitatori Shiny Stat è attivo da dicembre 2006