SPAZIO LIBERO
SU FAUSTA SQUATRITI
Una poesia d’intonazione civile dove non è “Vietato entrare”


      
Una nota critica sul più recente libro in versi dell’artista visiva e poetessa milanese, dove il ‘noi’ prevale sull’‘io’ e dove, di conseguenza, sono banditi lirismi, sentimentalismi e ridondanze autoreferenziali. È una poesia che nasce da un retroterra complesso e da un’esperienza di scrittura ramificata, quella della sperimentazione espressiva che parte dagli anni Sessanta, in cui l’autrice ha svolto e svolge un ruolo di primo piano, e in cui tuttora prevale una salutare messa in discussione dei linguaggi prima ancora che dei contenuti.
      



      

di Alfonso Lentini

 

 

Certamente quella del libro di Fausta Squatriti Vietato entrare (La Vita Felice, Milano, 2013, pp. 68, € 10,00, prefazione di Luigi Cannillo, intervalli scriptici di Grazia Varisco) si annovera nel genere della poesia di impegno civile, quella per intenderci, dove il noi prevale sull’io e dove, di conseguenza, sono banditi lirismi, sentimentalismi e ridondanze autoreferenziali. Si mostra come segno di un moto, se non corale, almeno collettivo e si inscrive in un’area che tende al superamento della poesia come proprietà privata del soggetto. Ma se Vietato entrare fosse solo questo, resteremmo nell’ambito di una poesia di semplice denuncia o di stampo “pasoliniano”. Invece così non è: non può esserlo, perché questi versi nascono da un retroterra più complesso e da un’esperienza di scrittura più ramificata, quella della sperimentazione espressiva che parte dagli anni Sessanta, in cui l’autrice ha svolto e svolge un ruolo di primo piano, cioè la sperimentazione che ha segnato una salutare messa in discussione dei linguaggi prima ancora che dei contenuti e che ha posto la parola ai limiti di se stessa, facendola interagire con i linguaggi contigui come la visualità, la vocalità, la gestualità.

 

Vediamo prima di tutto che in questo volume i testi dell’autrice sono posti in speculare confronto con gli “intervalli scriptici” di Grazia Varisco (altra protagonista della più aperta ricerca artistica contemporanea): in forma di emblemi aggrovigliati, troviamo poesie visive graficamente asciutte che replicano e marcano alcune parole-chiave dei testi poetici rendendole più evidenti, ma nello stesso tempo alludendo alla “cripticità”, alla polivalenza, alla potenza nascosta che le parole sprigionano specie se poste all’interno di un verso. Rimescolando le lettere dei vocaboli e inserendole in un contesto visivo labirintico, e di conseguenza aumentando la difficoltà di lettura, sembra che Grazia Varisco voglia mettere in evidenza lo sforzo necessario per addentrarsi in un testo complesso come queste poesie in effetti appaiono. Le opere verbo-visuali che rispecchiano i testi, insomma, sono un invito a non rimanere sulla soglia del groviglio, ma a penetrarlo con coraggio.





Non siamo dunque di fronte a una poesia rivolta a un pubblico popolare, non siamo alle semplici invettive. L’operazione è di altro genere, è un’operazione che impone al lettore fatica, fantasia, partecipazione attiva. Se il lessico può apparire non troppo distante dalla lingua comune, parlata, non così è per il linguaggio usato nel suo insieme: la lingua è sottoposta a una serie di stravolgimenti che la rendono guizzante, imprendibile, radicalmente “altra”. La frequente abolizione degli articoli, ad esempio: se da un lato accentua il tono perentorio delle affermazioni, dall’altro sortisce un effetto straniante. Così come il frequente uso dei verbi all’infinito (reminiscenza futurista?) rende le frasi sintatticamente sospese e le colloca in un contesto atemporale. E poi certe torsioni sintattiche, certa periodizzazione sincopata, l’incalzare di frasi nominali, gli accostamenti stranianti, le metaforizzazioni inconsuete fanno di questo libro un denso lago, un tessuto a doppio filo, una membrana che può essere penetrata e attraversata solo se chi legge è disposto ad accettare una sfida, quella di stabilire col testo un vero e proprio corpo a corpo, partendo magari da quegli squarci di apertura significante che, ancorati a noti eventi della contemporaneità, si mostrano in tutta la loro solare ma drammatica evidenza. E allora “entrare” non sarà più “vietato”.







Fausta Squatriti, Libro d'artista In memoria, 2013, libro-oggetto a leporello, materiali vari, foto, disegno, pastelli, stoffe, su carta Puro Cotone Hanemule montata su forex. Astuccio editoriale in lamiera zincata con cerniere in acciaio e rivetti di rame. Sul fronte, scritta a rilievo in bronzo. Interno foderato di seta rossa. Misure del libro cm 38x42x10 Esemplare unico realizzato e firmato a mano dall'artista.





Scarica in formato pdf  


      
Sommario
Spazio Libero

Il contatore dei visitatori Shiny Stat è attivo da dicembre 2006