LUOGO COMUNE
NOI REBELDÍA 2014.0.3
“Foemina Tunisina 2013”
- testo collettivo anonimo



      

 

a JENDOUBA le donne di Marta sanno di terra e solchi

sono patate fiori spighe scavate dormono le stelle

piegate come schiene di vento sul mattino e il dopo

Hadda, Saida, Hania non sanno degli anni la nascita

e gli occhi di Dorsaf accarezzano le mani della nonna

 

anche mia nonna non diceva quanti anni aveva

per civetteria e perché tutti continuassero a chiamarla giovane.

Io ne ho circa duemila, sono nata con quell’uomo

che per primo è sbarcato sulla vostra terra e ha detto

è mia. Non posso ancora morire perché nessuno mi assolve

 

non potendo evitare di leggere quello che il mondo scrive

anche oggi al mercato dovrò attentamente cercare di capire

da quale parte del mondo vengano i pomodori, poi  inebetita

stare un po’ ferma a pensare se posso io decidere che rispetto sia 

non comprare il frutto nato da schiena di donna spaccata, mal pagata

 

a JENDOUBA ci pensa il giuda dei sette dinari al trasporto

di schiene avvezze, ne vuole uno dice per le ruote schizza

fango ne fa sessanta al giorno a suo capriccio sceglie

Saida dopo non può uscire il marito decide e va al sangue

in piazza dormono le schiene piagate stelle

 

Corrono frenetiche le gonne al mattino,

meticolose le donne raccolgono i frutti stagionali.

Figlie-madri-nonne senza età né scrittura

porgono le schiene al sole e, piegandosi alla terra,

contano le stelle in attesa di un nuovo giorno.

 

Che neppure è più cercato appartiene ad un sogno archiviato

Guizza solo la notte qui e là tra le porte del dato informe difforme

d’un’aspirazione senza altrui ragione ch’affonda le sorti dei torti forti

Struggersi soltanto per il canto d’un pasto casto all’incanto

In una casa senza tetto e senza tempo come i miei anni randagi e bradi

 

 

Hadda asciuga col lavoro le lacrime di Meriem

almeno tu figlia alza la schiena

dai campi volgi la testa alle stelle

più lontane e le parole imparate

nel tempo ti indichino la strada

 

Meglio sarebbe non guardare il cielo

ché stella non si china sulla terra;

figlia di terra scura, sangue amaro

tieniti il nero, il duro, il senzaluce

trasformalo in coraggio e ribellione.

 

Poi ci sei tu, stanca madre,

seduta sul tuo letto

pensi alle figlie che vanno per il mondo

a quante non ne vedrai più

ora che senti vicina l’ora della morte.

 

Hadda funziona anche nella foresta

Hadda è di 5 piedi e 9 pollici di altezza.

Per non rovinare il raccolto di patate

il suo corpo sembra annullarsi.

Questo dice Marta sulle donne tunisine

 

Mia madre Hadda ci narrava le fatiche subite nei campi

del principe erede di Urbano Papa. Le donne bestie

da soma in spalla portavano dal fondo del dirupo

enormi fasci d’erba per non sciupare il corpo in carne

del bue destinato alla mensa del principe 

 




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