SPAZIO LIBERO
RILETTURE
“Niusia” o l’eugenetica
del racconto


      
Un’ampia disamina critica del libro ‘singlossico’ di Ignazio Apolloni, uscito per la prima volta nel 1976. Una prosa oscillante tra romanzo e saggio dove la indecifrabile e incollocabile figura femminile del titolo, appare – sì – in quanto esponente di un popolo-nazione, ossia gli ebrei, ma soprattutto in quanto meccanismo di una storia che si narra da sé. Un ‘storia improbabile di personaggi minori’ che funziona come inizio e iniziazione, come occasione di vita oltre la mortalità della possibile conoscenza di luoghi e di idee.
      



      

 di Carmen De Stasio

 

 

Esiste un tipo di storia, all’interno delle finzioni o delle narrazioni cronachistiche, che parla del vero, ma che non sempre sorprende per essere vero. Accanto vive un’altra storia che si narra da sé; scudiero di un’armata che s’inoltra (per conversi luoghi mutanti in immagini tridimensionali) in trascorsi che respirano su un grande schermo, sul quale si miscelano tensioni diverse da come la mente e le parole falsate da convenzioni le abbiano descritte come storia. O storia di altro.

 

E allora Niusia si mise a scrivere una storia improbabile di personaggi minori (1)

 

E allora Ignazio Apolloni si mise a scrivere di Niusia in «Niusia» – storia improbabile di personaggi minori, i quali, per una legge del mistero, s’identificano con la storia che si narra (sembrerebbe quasi malgrado) l’autore; registrazione di eventi ricollocati nella mappatura che l’uomo stesso ha realizzato, mettendo a nudo le confusioni e le sovrapposizioni e riadattando logiche strutturali ad una facoltà che è di tutti, ma che – per uno strano gioco del fato o della fede dispersa nelle trame della vanagloria – annienta la magistralità visiva che nulla o poco ha a che vedere con il fuoco ottico, ma molto attiene al furore.

La ragionevolezza spinge tra le intercapedini del reale, in fondo al quale un barlume di notizie divora un’oscurità che sa di affondamento e di niente più. Tutto un gioco di parvenze e di appartenenze. Di scrupolosità legittimata dal ben della facoltà di leggere nelle parole.

 

(…) si cominciò a considerare sempre più seriamente l’ipotesi cartesiana per cui un verbo ed un componente minerale possono dare origine alla scrittura (2) .

 

Un libro è sostanza di parole. Coralline, edulcorate, lamentose. Pregevoli istanze di simboli e metafore, di metalogica esecuzione e di arcani mascherati. Tranelli e buche in cui incespicare se solo si tenta di trasformare una comunissima botola in un abisso, nel quale l’io della mente cade per folgorazione o per male acquisito. Casualità coincidente con le coincidenze. Con le universalità che dotano di prospettiva il fatto e la situazione. Quest’ultima – con i soggetti, le comparse e gli additivi trascinanti – a far da cornice galvanica per recuperare l’insieme di un qualcosa che formula l’organigramma dell’azione.

 

(…) certo non era con morale e con pensieri astratti che si poteva dirimere la controversia demografica, democratica e pantacreativa (3)

 

In un precedente saggio confidavo nella duplicità dell’errare come vagheggiamento immaginativo e come agente in forza dell’errore. I due modi sono collegati per l’indisponibilità dell’uomo a esitare nell’errore, se non includa questo anche il sentore di un viaggio di cadute e rinascite nella vibrante stagionalità di uno spirito solennemente inquieto.

La parola non scansa l’irruente abilità di districarsi in una sinfonia anti mono-tonica che, nella sequenzialità situazionale, manifesta passaggi dall’attività coniugativa alla trans-formazione fasica di un processo integrativo di saldature circostanziali, ognuna delle quali perviene, con il proprio territorio, le proprie asperità, a una stessa conclusione. E quale conclusione, quale il punto entropico, se si è in vita a raccontarlo.

Tutto questo è «Niusia». Sì e no. Il Sempre contenuto. Equivoco delle certezze e fibrillazione dell’inequivocabile associato alla decisione di liberarsi dalle catene di tonalità forzate a scavalcare la giustezza di parole compromesse dallo sguardo fermo sulla brevità che ammette le distorsioni solo nell’intimo silenzio; che non riescono a concepire nelle distanze le complessità di frasi lunghe atte a contrarre l’alfabetizzazione di conoscenza. E ancora, cosa o Cosa è conoscenza; come distinguerla dalla brevità dei codici, mediante i quali si accede a informazioni transfughe verso una settorialità che emargina la completezza del sapere e distrae la logica del sapere dalla logica per il sapere. Che affianca alla conoscenza immagini che perpetuano l’inverosimile per allineare verso un punto aleatorio la domanda riguardo alla rotta da intra-prendere e/per com-prendere autonomia di opinione iniziale e di giudizio finale; per estraveicolare teorie da farraginose compressioni tanto utopistiche quanto distopiche e ologrammiche che l’uomo congegna, se elevato nei ranghi del potere o costretto nelle paludi dell’asservimento.

Termine inclusivo-escludente di edenico concetto, d’ingegno e d’ermetico apparente in un’intelaiatura compiuta di elementi talora temporalmente distinti, «Niusia» trova sostegno nell’intimità di un nome che concepisce ratio e corporeità; rivelazione e compossibile; notturno senza luce e diuturnità senza voce. Esperienza mondana e probabile spettro di risonanze che discendono dalla notte dei tempi e congiungono le secanti dei tempi in un presente futuribile prestatosi a esser giudice o colpevole testimone di assurdità.





Mario Loprete, Senza titolo, 2008, olio su telone mimetico


«Niusia» è la storia degli ebrei. È l’incontro presso uno dei tanti Portico d’Ottavia di ogni luogo e di ogni tempo di silente e invisibile persecuzione. È l’eremo della persecuzione e la ratio che tenta di aprire varchi tra le discrete stanze dei singoli soggetti. Recupera al vero la storia cronica e cronicizzata. Di queste fasi, presentate a intermittenza in una rete di convergenze e coinvolgimenti intra-strutturali, Ignazio Apolloni si fa protagonista attraverso la voce dell’Io biografato. E l’Io biografato di Apolloni naviga in questa strana miscellanea di eventi minimi e frange immaginative d’immersione nelle tenebre attraverso squarci illuminanti e ardenti. Perché Niusia è anche tragedia della storia e storia di tragedia. Straglio che unisce storie e situazioni contro il tacito consenso. Tutti i trascorsi e i presenti anticonvenzionali. Richiesta di perché e marchio che chiede del dopo; destina la propria azione ai posteri e denuncia la mediocrità senza uscita.

Senza polemica avanza Niusia e con rigore scientifico parla in prima voce l’Io biografato – l’altro da Niusia e gesto di Niusia. Vive accanto e all’interno di eventi riconducibili, sebbene di diversa specie perché non è ebreo, come invece è Niusia. Percorre tratti che potrebbero essere scaturigine di incontri lineari ed invece attengono allo sposalizio di sofferenza e spiegazione del male. Dov’è la gloria intellettuale della quale si riveste l’antico eroe nei fumi cerulei e opalini della mitizzazione. Quale vezzo coglie l’uomo che si gloria della gloria futura e sconfessa la voce narrante che lo riporta a un presente amaro e dolciastro, il cui alone è contraffazione di uno specchio assiepato da immagini indistinguibili, nelle quali l’umanità-pastore di saggezza non si riconosce.

 

«Niusia» racconta una storia in-formazione. Lunga epistola narrata a posteriori con l’intensità del diario scritto nell’immediatezza dell’attimo, nel quale l’autore si immerge per scalfire oscurità che di colpo si ravvivano in una luce di appartenenza. Di verità. Valutazione delle circostanze in un’interazione dimensionabile, secondo velocità (di)stanziali che si integrano seguendo una matrice, la cui coerenza è nelle retrovie, dove nulla è avvezzo ad essere impolverato dalla caducità ed è misurabile secondo regole comunicanti con la forma che, a sua volta, interloquisce con le abilità dell’uomo a essere attuatore di apprendimenti.

 

Romanzo di azioni – Probabilmente per la prima volta Ignazio Apolloni discrimina le tessiture della natura, che non compare se non nelle vesti di luoghi solcati e di temperature dello spirito e riporta a passeggio nel tempo le ricordanze bistrate da una memoria conservativa allo scopo di ridurre a tronco spoglio (4) il vuoto che il protagonista-doppio avverte per essere nella ratio di Niusia, per aver scelto di inclinarsi secondo una trama che la giovane >donna imbastisce senza averne contezza.

 

Romanzo di ribaltamenti – L’attitudine al conseguimento continuo del legame realtà-pensiero + riflessione scientifica discrimina tra il controllo delle fasi storiche e la classificazione che, per mezzo di un uso particolarissimo delle parole, riduce comportamenti a gesti programmati e mina la sostanza dell’esistenza che ha luogo malgrado tutto, malgrado il progresso, il sangue, l’orrore e la vacuità.

In un chiasmo di follia folgorante l’interpretazione del narratore vocale sembra interferire costantemente con gli agi di una storia conosciuta attraverso le pagine dissestanti di libri che cancellano anziché costruire. E, infatti, di costrizioni destrutturate occorre parlare per quest’esedra nella quale alita la veggenza e lo spirito dell’ebreo errante non come leggenda istoriata di miti e rituali ampollosi, quanto in fuga allo scopo di ritemprare esistenze in uno spettro di luce diversamente disposto. Araba fenice leggendaria e nefasta specie, capace di resuscitare e resistere – con le proprie vicende e i propri apprendimenti quali alimento genuino e icastico – alla stanzialità stallica.

Ignazio Apolloni rece qualsiasi tentativo di trasferire posizioni intellettuali su un piano politico e agisce nell’ambito della discussione e del dissenso di natura esclusivamente umana e sociale in un’atmosfera che non è mai infuocata, anche se in prima linea è la donna che di quegli anni (la prima pubblicazione di «Niusia» risale al 1976) acquisisce la rotta antibizantina di chi è da immobilizzare sulla domesticità. Niusia è magia, soldato e pensatrice. È scienza e ri-scrittura. È riscatto e indipendenza. Sorvola sulle differenze e non si dà in pasto alla polemica irruente, preda del distacco, né si lascia contaminare dai nuovi miti. Niusia-donna è oltre e fuori da tutto questo. Vive nei laboratori e nelle stazioni. Di pensieri e ricordi strazianti. Il suo presente è azione, intraprendenza, generosità e delicatezza. Si scopre nell’anonimato degli ultimi. Per Ignazio Apolloni è soprattutto occasione per promuovere il tentativo di raccogliere dati nella loro completezza, di rigenerare la scena storica estirpando le deformazioni che un’intenzione di stampo patriarcale e garantista converte in paradosso. In virtù di quanto, egli ritiene scongiurare il ruolo nefasto delle parole, riportate sulla linea di esattezza (differente rispetto a un’esigibilità di stampo economico) per esaltare caratteristiche della donna (Niusia) non come simbolo femminista posteriormente integrato, ma come icona di giustezza di contro al ruolo di martire ascrittole.

Niusia-donna è mondo ed è nel mondo e nella storia, della quale è protagonista con una partigianeria che la vede scompigliare certezze e creare dissonanze. Dà fastidio, così come lo stesso Io biografato co-protagonista infastidisce per aver osato dare alfabeto a una inter-lettura che si avvale di un punto d’osservazione sradicato dalla fissità e relativizzato ai tempi circostanziali. L’autore si muove con disinvoltura su questo terreno, ideale per ravvivare – come fosse scrittura di razionale follia – evidenze che sostano per un momento prolungato nelle pieghe della memoria contraffatta da una punteggiatura che evidenzia le storture della plutocrazia. Nell’insinuare pensiero ed evocazioni all’interno di frasi tempestate da inondanti richiami e appelli ad altro che sia anche parte dell’immaginario, Apolloni manifesta un’esclusiva vocazione spaziale mediante la quale inferisce dalle singolarità note o simboliche lealtà progressiva e illusiva traccia. Dalla sua posizione privilegiata (riconoscibile nell’Io biografato) registra scosse che scuotono la superficie terrestre fin nelle profondità, così che i temporibus illis come onde tese si presentano in deduzione nel medesimo aspetto narrativo, con il sostegno di un  pensiero divergente a fungere da connettivo semantico e a dare colore-movimento allo sviluppo degli eventi, tanto che anche la presumibile conclusione paradossalmente appare più fittizia che non la verità, come un film eisensteiniano che racconti di iperreale, di distribuzione delle utopie.





Renato Baresani, Personaggio, 2010, xilografia su tela


È nell’attività che si disciplina il quadro di coerenze. In funzione della qualità l’immaginazione coadiuva le strutture minimali di una macro-vicenda, basandosi su principi di parole che rappresentano contenuti e riflessioni chiosate, riverberi assemblati in porzioni su maggior scala. In ogni caso esiste una focalizzazione sull’azione pragmatica della semantica associativa apolloniana, cui coincide la significazione linguistica immediata con esempi illuminanti e derivanti dall’uso di un linguaggio prosillogico atto a denotare quanto licenzioso, blasfemo e, talora, strisciante sia sovente il comportamento dell’uomo. Questo il motivo per il quale l’autore di «Niusia» adotti strategie tanto lessicali quanto sintattiche, affinché nella contemporaneità del tempo sussista la razionalità dei sensi wittgesteiniana, che riporta alla struttura naturale l’indagine e gli strumenti di forme di vita in grado di colloquiare con l’effervescenza di una razionalità che non perda l’indirizzo di se stessa quale multiforme combinazione verificabile. In questo modo, nel filtrare accadimenti e assumerne la natura intrinseca, Apolloni s’immerge nell’assurdo dell’essere. Pare sia questa l’unica via di conoscenza, poiché le dimensioni non sono dissonanti e, come già più volte asserito, non é realtà quella che esclude le situazioni delle quali l’uomo sia protagonista.

Invero, è il reticolo di situazioni dotate di comune obiettivo a escludere l’alterità esistenziale: reale e irreale possono inizialmente sovrapporsi, ma nella dominante logica apolloniana giungono a un compromesso che, nell’assorbimento reciproco, rispetta le caratteristiche essenziali confidando in un valore aumentativo che solo deriva dalle migliori forme di blending per principi – costruttivo di dati da inserire in un processo simbiotico obiettivo-strategia.

Senza cadere nei tranelli dell’assolutismo ‒ sebbene in base ai tempi concorra con diabolica competenza a prender volti sempre più vicini alla sublimazione dell’essere ‒ l’evoluzione scientifico-tecnologica ha contribuito alla visione di Niusia e della metastoria che essa incide, corrispondendo alla realtà concepita come disegno di una progressione autentica, spogliata delle pressioni (prevedibilmente giustificate, per altro) procurate dall’amarissima vicenda personale e fatali per la sua vita di alter–protagonista. Non si può non concepire l’intrico, giacché in ogni uomo è anabolizzata una porzione abbondante del resto dell’umanità – contenuto-essenza per l’artista che vive in simbiosi atropica la cosmicità dell’esistenza con una lucidità che gli permette di disciplinare turbamenti e vischiosità del pregiudizio:

 

Sul confine segnato da parole non sempre in grado di configurare complessità, l’arte interviene come eco a unire periferie in un’intelaiatura che dispone la storia come condizione per superare la paralisi. Nel nuovo contesto la memoria sostiene un’argomentazione metacentrica e metacognitiva dal potere immaginativo e singlossico; espressivo di una realtà che riassetta frammenti in fasci di concordanze collocabili in un tempo del quale detiene molteplicità sostanziale e formale, senza disperdersi in ipotesi oniriche fuorvianti. (…) Obiettivo dell’artista appare, dunque, il rimarcare un’idea che conduce ad altro, come una sedia sulla quale resta indelebile il DNA di colui che l’ha occupata (5) .

 

Lo stesso valga per Ignazio Apolloni, la cui incisività critica atomizza il pensiero analitico in una valutazione cosmica, della quale è testimone l’Io biografato. La fonte dell’esistenza (la catena rotante del DNA) corrisponde all’abbandono del gesto individuale: ciascun gene é esponente primordiale responsabile della formazione successiva all’esordio dell’uomo sulla Terra. Tutto ciò che tocca diviene parte di lui, s’integra con le porzioni concepite come distribuzione inesauribile futuribile. In presenza, dunque, il legame con Niusia si consolida e cadenza congestioni microspaziali e macroterritoriali, nelle quali l’autore concepisce una visione equilibrata rispetto alla storia concentrata in maniera anomica e anosmica. La maniera consente alle minimalità un quadro di comprensione che incide sulle trame predisposte da Apolloni in una plasticità concettuale e decrittazione dei luoghi e degli eventi come apparissero sullo schermo, come fossero diapositive di eventi che si raccontano da sé e che sviluppano un crescendo di intrecci e condizionamenti percettivi e coinvolgenti. L’elaborazione di dati avviene, pertanto, mediante una tecnica che agisce sul colore e sui colori, tanto quanto sulle trasparenze e le forme. Nel coniugare modelli esperienziali diretti, l’autore diviene facilitatore di concepimenti intellettuali fortemente connotati da immaginazione, giungendo talora a sovrastare le vicende che attengono a una conoscenza condivisa e scrutata fin nei dettagli, ma sovente perduta tra le parole della cronaca.

Si può a ragion veduta affermare che le minimalità apolloniane detengano un potere coinvolgente e sconvolgente insieme, giacché sono di ostacolo alla fredda concentrazione estetica dei sensi e improntano un organismo di meta-planimetria sulla quale sono strutturate le facoltà conoscitive. Il risultato é un plastico che riduce in scala i contenuti della macrostoria e neutralizza eventuali esagerazioni o svirgolature linguistiche. Tantomeno l’autore indugia sulla trasgressione come segno di rottura con le storture di tanti passati: quanto rientri nella storicità di Niusia, infatti, va a stabilire un legame singlossico con l’orbita di un tempo che non si fagocita, che rasenta l’impossibile solo se concepito secondo le disturbanze di un notturno che mai apra alla luce di speranza. Tutto sembra spingere oltre confine. Tutto appare altresì convergere all’interno della soglia del territorio uomo.

 

We were workmen of the same village

 (LVI/308 Cantos, Ezra Pound)

 

L’uomo avanza nel tempo e crea nuove spazialità. Nella continuità l’Io biografato narrante si riconosce ed è pronto ad affrontare anche quelle sperimentazioni che le avanguardistiche intellettualità, che assolvono alla Niusia ricercatrice di esistenze, prevede come un dovere innanzitutto a se stessa, al popolo-nazione cui appartiene. Nel villaggio delle nuove spazialità l’Io biografato irrompe da protagonista. Non vive all’ombra di nulla. Inspira l’aria e le atmosfere di Niusia. Niusia amore, storia. Niusia-concentrazione di nereidi parole. Niusia che racconta una storia attraverso le parole della storia, percossa da codici che si susseguono con un ordine imperativo di assoluti numeri primi. Niusia – malinconia

 

(…) dove il segno del vuoto l’indicavano con una vulva da riempire a sazietà per la totale guarigione come da cartelli affissi alla porta d’ingresso (…) (6)





Angela Chiti, Passi sospesi, 2010


Attraverso di lei l’Io biografato di Ignazio Apolloni s’innamora dell’incognito. S’inoltra in territori che ascendono tenute geografiche; insidia le avversità e contrasta le plumbee freddezze di notturni mai rinsaviti a un’idea – unico appiglio per il credo di Niusia – attraverso una conoscenza che per forza del contesto avanza nelle incidenze di una scientificità che chissà dove potrebbe portare.

 

1 e. E così la propagazione della specie ebbe il suo limite nel superamento della ragione con un rapido ritorno all’idea, e poi all’istinto concettuale che nella fuga del male e dal pericolo concentrò le intelligenze disponibili (7)

 

Perché la motivazione sia esaustiva, vengono scardinate porte per accedere ai tanti passati nei quali gli ebrei sono stati conosciuti più per persecuzioni inenarrabili, che per la notevolezza di percorsi di natura intellettuale. In tal senso Niusia è struttura organica di incontri e di interruzioni che esortino al pensiero mobile verticale e definiscano, con la visionarietà consapevole dello scienziato, le potenzialità della scienza di farsi ragionevole ambiente, nel quale acquisire lo stato euristico e maieutico di una compenetrazione che sia riconoscibile nelle parole uguali della memoria e nella ricerca di un collante tra esseri di ogni tempo.

 

(…) Chi mai avrebbe creduto che dovesse essere opportuno di ristampare, mentre stiamo bussando alla porta del secolo ventesimo, il parere legale che Carlo Cattaneo scriveva nel 1836 per domandare a favore degli Ebrei tutti i diritti dell’eguaglianza civile , compreso quello di poter possedere beni immobili?

La guerra contro gli Ebrei è sorta più ciecamente irosa; e ben poco ha cambiato di forma. È ancora guerra religiosa e guerra economica: doppia guerra che si palesa egualmente nei paesi dove regnano le superstizioni dell’ignoranza e in quelli che vantano la maggiore civiltà. Nel 1836 Carlo Cattaneo prendeva indignato la penna per dimostrare l’assurdità di una vecchia legge sopravanzata al passato, per la quale nel Cantone di Basilea della libera Svizzera, gli Ebrei non potevano possedere beni stabili; e in parecchi Stati d’Europa erano tuttora soggetti a interdizioni che vietavano loro l’esercizio dei diritti comuni. (…) (8)

 

Più avanti Romussi riferisce della maniera con la quale gli Ebrei, in cerca di una nazione che fosse stabilmente loro paese, avviavano attività commerciali mobili:

 

In Rumenia si opprimono gli Ebrei per odio di razza, perché sono considerati come stranieri; e si aggiunge che quali stranieri essi stessi vogliono vivere in quel paese; ma nella Germania, nell’Austria, nella Francia, nella Russia sono avversati per motivi economici, ai quali si mantiene un’apparenza di religiosità (…)

 

Conoscere dall’interno delle trame la storia apporterebbe giovamento anche alla disperata ricerca di spiegazioni a determinati comportamenti (offensivi, distrattivi o eversivi) annidati tra le rocce granitiche dei paesi dominati dall’ignoranza, tanto quanto nei paesi dove la civiltà sovente raggiunge livelli di tale autoreferenzialità da scoraggiare qualsiasi possibilità di sollevarsi oltre conoscenze. Così continua il Romussi:

 

La nazione Ebrea è tra le più antiche della storia: essa ci diede il maggior poema della civiltà orientale nella Bibbia: essa conservò, con tenacia, il suo carattere, durante la schiavitù di Babilonia; e più tardi, quando Tito distrusse Gerusalemme, e scacciò dalla Palestina gli Ebrei e li disperse per l’orbe, scherniti, perseguitati, taglieggiati, oppressi, mantennero i ricordi della patria perduta, le tradizioni, i riti: disseminati tra genti d’ogni lingua, di ogni credenza, di ogni costume, rimasero pur sempre nazione, perché erano uniti di lingua e di altare, di memorie e di sangue.

È una nazione che, al par di tutte le altre, ha virtù e difetti proprî, ha uomini grandi e uomini vili, e subisce la sorte comune sotto l’influsso della civiltà che smorza i caratteri spiccati che un tempo distinguevano le razze, li modifica, li migliora coi connubi e coi rapporti d’uguali ad uguali, per prepararli ad essere, tutti ad un modo, membri utili ed operosi dell’umanità.

 

Niusia – ellissi cosmogonica in diffusione

Ignazio Apolloni pone degli obiettivi per i quali stabilisce il reticolo delle strategie di conoscenza. Osa risposte collegate ai processi che attivano tutte le risorse disponibili in campo cognitivo ed esperienziale diretto-indiretto, a sostegno della necessità dell’autonomia di pensiero. Dalla complessità all’univocità e, proseguendo, al coinvolgimento globale, il cui significato è nella co-oper-attiva azione che colloca Niusia e l’Io protagonista ai due fuochi di un’ellisse cosmogonica in diffusione. In quanto esponente di un popolo-nazione, Niusia – indicata come punto A – sollecita involontariamente la ricerca e configura un equilibrio che sembra sovvertire le distanze tra dimensioni diverse. In maniera similmente simbolico–bilanciata, Niusia promuove l’assorbimento delle fasi conoscitive che concorrono a delineare una visione netta come evidenza scientifica della schiavizzazione alla labilità della memoria.





In «Niusia» si palesa, dunque, il miracolo dell’incontro tra il soggetto e il suo pensiero macrotermico, nella misura in cui tutte le situazioni intervengono all’interno di una storia d’amore che vince nelle intenzioni le strettoie dei vincoli, gli strozzamenti della sequenzialità, e dispone il planisfero della dialettica effettuale anche tra spazi interstiziali. Il non esser dotato di delimitazioni consente alla figurazione ellittica di non soggiacere a leggi di chiusura: il termometro delle variabilità attitudinali prevede che la conoscenza si rappresenti come processo dinamico, comprensivo delle fasi temporali. In effetti, i tempi hanno una notevole incidenza nella lettura del soggetto e «Niusia» si avvale di una gestazione per tappe differenziali di estrema pregnanza nel consacrare al tempo successivo la scelta di incidere in una biografia speculare vicende esistenziali ossigenate dalla carica immaginativa – valore intrinseco che motiva l’Io del protagonista verbale in scena a partire da e con Niusia, e che innesca la scintilla per promuovere un’argomentazione che abbraccia l’intero corso dell’umanità e le frastagliature vissute dagli Ebrei.

La forma della parola storica neo-strutturata da Apolloni giustifica dunque un’ellisse, nella quale le vicende si sostengono con gli scarti, le ingerenze di idee e i flussi continui, che permettono alla conoscenza di apparire processo performativo di raccordi, di congiungimenti, di affievolimento delle estraneità e sostanziale coerenza con fasi di apprendimento e perfezionamento delle coincidenze. Tutto tende a valorizzare obiettivi in misura del diverso utilizzo della scienza, non già soggiacente a bisogni di aggressività, ma al sogno (miracolo) rivelativo di una scienza-laboratorio mobile in un’immortalità che riprende il filo parlato del cogito cartesiano in un teorema matematico, i cui elementi elementari conservino l’impalcatura.

Nella logica delle concordanze lo spazio chiasmico prospetta intersecanti che si controllano e contemporaneamente controllano lo spazio totale. Non si tratta di una lettura palindromica, giacché, sebbene in fasi millimetriche, lo spazio occupato dall’ellisse é in continuo spostamento, simile alla motion building con la quale ho designato l’arte di Ignazio Apolloni nella monografia artistica a lui dedicata.

In antitesi a tutte le forme di sopraffazione, s’instaura una cooperazione dei cinque sensi con una voce che esplora e alimenta il contesto, lo trasforma in ambiente per una scrittura a descrizione grafica (9) . L’azione si sviluppa in maniera simpatetica con il coinvolgimento tanto dell’emisfero logico metodico organizzativo e pragmatico, quanto di quello creativo-simultaneo e ricercativo-analitico. In altri termini, sia la porzione attentiva che quella estensiva configurano nella descrizione grafica un rinnovato corpo di informazioni suscettibili d’essere indagate e che, quindi, poiché riferibili a fatti concreti, si concretizzano in un sistema significativo di conoscenze in una geometria spazio-cosciente non euclidea, costruita nella trasparenza delle parole. Il procedimento per fasi stroboscopiche allenta la tensione: in quanto animato da scientificità, agisce come forza in autonomia; logicamente cancella elementi antifunzionali; mantiene la motivante espressione del pensiero rispondente ai fatti. Nella formulazione geometrica le parole sono evidenziate complessivamente con il loro significato intrinseco che, pertanto, emerge come verità rivelata (descrizione grafica).





Carlo Bernardini, Submerged Breath, Nuit blanche a Metz, 2013


Nell’ambiente di nuova generazione non ha più senso chiedersi Chi sia l’uomo; quanto acquisisca effettività o effettibilità la richiesta Dove siamo? collegato per intendimento al Come siamo pervenuti a questo punto? – equivalente, a sua volta, al più dotto e articolato Quale il motivo della nostra presenza? A queste domande Ignazio Apolloni risponde con fulminee variazioni, per le quali pianifica un metodo eugenetico con il ricorso a una pluralità di criteri, stante i quali ciascuna attualità argomentata (o solo sollecitata) recupera aspetti consueti esprimibili attraverso la meta-lettura dei dettagli: sottoposta a continue modifiche, la realtà si potenzia anche mediante la punteggiatura non direzionata in senso vocalico e si adegua al potenziale libero che permette di evolvere da scrittura analitica a sintetica ed enciclopedica, nella misura di dati da ricollocare in un ordine che svecchia le consuetudini.

 

Scoprimmo infatti che il modo più rapido per popolare gli spazi era l’arresto del moto della terra, (…) (10)

 

poiché l’invecchiamento

 

è strettamente legato al moto regolare e circolare della terra (11)

 

L’intervento avviene in un clima eustatico in ragione della dialettica di un progresso che marcia sui piedi di molti e che molto più spesso perfora la realtà sul carro di pochi che poi ne pagano le conseguenze se ci restano bruciati per qualche arsura di potere da cui si sentano minacciati (…) (12) . La modificazione al corso delle cose trasla, dunque, in commento al compito che Niusia si dà senza forzature per conseguire nel reticolo il contrasto al meccanicismo dell’unidirezionalità che solo imprime la dittatura del pensiero (13)

Con Niusia si manifesta quel processo straordinario di educazione funzionale che magnifica non solo frasi o parole ricche di coordinate e subordinate e che, in genere, lascia a margine elementi ritenuti superflui e personali. Tuttavia, nella ricomposizione, li fagocita e ne fa nutrimento per una struttura mediante la quale, in tempi non apertamente definiti, consegue la natura di un villaggio globale della comprensione. Nella lettura trans-dimensionale tanto il potenziale accrescitivo che quello avversativo confluiscono nel punto in cui si colloca il co-protagonista maschile – l’Io biografato. Non Niusia. Niusia è in tutti i luoghi e in tutti i tempi, suoi privati e in quelli del suo popolo-nazione. È nell’infamia dell’abbandono e nella geografia mobile che la conduce alla ricerca simbolica del suo Perché?, attraverso il quale ricostruire il tempo. Niusia non è al centro. Lei si trova in ciascun luogo che sceglie e che risulta all’esperienza di lui come aggancio a ricerche motivazionali inconsapevolmente evocate e che lui e altri anonimi accolgono come sollecitazioni di conoscenza da recuperare in un viaggio euristico.

 

Tutti erano pronti a salvare la civiltà ma nessuno sapeva come fare (14) .

 

Il Chi di Niusia esiste e raccoglie il modo con cui gli incontri di storia mutano la storia, facendola deviare dalla macchinazione distruttiva, presente di volta in volta sotto forma di bomba atomica, di stragi, di lager e di choc, di saponificazione e destrutturazione genetica, con un chiaro riferimento alle incrostazioni che hanno nel tempo procurato lo stordimento di un (…) mondo dei disattenti che era quello dei più (15) .

Nel loro laboratorio mobile, contraendo lo sguardo all’esteriorità, l’Io biografato, Niusia e i folli anonimi si impegnano a dar forma alla parte luminosa della luna, che renderebbe visibili le similarità e le fratellanze al di là dei segni grafici falsati da parole banalizzate. Il compito è arduo, poiché tutto ruota intorno ad una parola agente, tesa a farsi connettivo affinché la scrittura principi la sostanzialità del linguaggio. Il Metodo esiste e contravviene a tutte le regole acclarate della fisica; annulla la cosiddetta dittatura di un pensiero unico, che riporta al Big Brother orwelliano e alla passerella delle mostruosità di cui si è macchiato l’uomo dal momento in cui ha deciso che spettasse a lui la manipolazione della realtà. Tuttavia, la realtà è luogo per chi ci crede ed essere vivente variabile. Soggetto attivo, dunque, e iper-topos, ultra-luogo inconvertibile tanto con la generalità quanto con la minima dimensione. Spazio critico vitalizzato dall’indipendenza di un tempo rispetto all’infinito (16) per suggellare di personalità andamenti rituali che muovono esistenze a misurarsi col corso degli anni. Il motivo risiede nel fatto che il tempo scandito da un cronografo mentale sia stato cancellato per inconsistenza misurata solo in termini di sopravvivenza e bisogni fraintesi e ribaltati.

Nel virtuosismo diacritico delle parole è la dura consapevolezza di uno stato di cose che appare inalterabile e che l’autore sovverte sulle onde virtuali del desiderio di riscatto, nel rifiuto della fragilità di una scelta mai osata, sospesa nella vulnerabilità. Questo il motivo per cui la destrutturazione incalzi secondo due direttrici: l’una come mezzo di traduzione del pensiero compresso; l’altra come indicativo storico nel verbo che declina senza ipotesi ciò che è o è stato. La valutazione si manifesta nel richiamo all’ordine di tutte le fonti di nutrimento all’essere >= divenire >= esistere, valutabile – senza esser quantificabile, ovviamente – come necessario sogno che vive nei sogni di tutti (17) sebbene nei sogni di tutti incomba il pericolo che questo sia solo un alito condiviso da chi abbraccia la stranezza come estraneità all’ovvio di una parabola mandata a mente come lezione (18) e che scuote il cervello con un reiterato choc per cancellare, anziché prospettare nuove movenze.





Alighiero Boetti, Senza titolo


Sospesa resta la domanda Chi è Niusia? Spunto di cognizione; inizio e iniziazione. Momento lungo che prelude alla conclusione; dirottamento di tutta la storia in una transazione che non esclude i trascorsi. Occasione di vita oltre la mortalità della possibile conoscenza, come già più volte evidenziato. Una figura che appare e scompare tra le narrazioni. Apice di una cultura distantea dall’ostinazione del silenzio contenitivo di parole preparate come mercanzia da vendere in forma di comunità:

 

(…) a lungo andare ogni città cercava di chiamarsi paese (19)

 

«Niusia» è un progetto d’ingegno. Con «Niusia» Ignazio Apolloni anticipa di circa un quarantennio la concettualizzazione geostorica di paese come valore aumentativo rispetto a una condizione che promuove disuguaglianza e provvisorietà in un'area di limitazione fisica. In «Niusia» non esistono eroi, sebbene sia concepibile l’azione di un eroismo senza vanità, che si consacra al numero di finestre che agganciano l’esterno con l'interno in un rapporto che riflette per taluni versi l’arte di esclusione rappresentata dalla tecnologia fine XIX secolo e che vide l’apoteosi nella Tour Eiffel – un mastodonte a base squadrata come emulazione del corso intrapreso dalla scienza che s’innestava nell’arte per divenire icona di un linguaggio espresso mediante piccoli pezzi di ferro a simbolo di un’ambientazione d'azione metropolitana. Tutti questi elementi contraddistinguono una relazione nuova con la natura che affievolisce la labirinticità di parole simili a contenitori vuoti. Questa la situazione della quotidianità apolloniana: l’autore imbastisce similmente un rapporto continuo con un’esposizione alla variabilità (la variabilità non prevede interruzioni). Spesso la modulazione può esser sostituita da scambio repentino di ruoli, tanto da ritrovarsi ora spettatori, ora fruitori:

 

E non è che non ci fossero allora delle idee. Fisse o scaltre che fossero (…) per quindi fare stare tutti con il naso in su impietriti e inebetiti dalla ridda di nozioni, pozioni e lezioni da imparare per farne un patrimonio comune senza nocumento alcuno per alcuno come a dire che altrimenti il sapere si sarebbe disperso nel mare delle cose dette, dette male o non dette affatto (20)

 

Nella scrittura senza ritorni la compatibilità singlossica appare nella sua interezza, con un’espressione ultra/meta–esistenziale che talora supera il realismo sociale. La vita è ricca di risorse ma si basa spesso su posizioni labili assunte aposteriori come campo d’internamento d’umanità. Eppure (…) la fissità delle stelle non era più un fatto scontato (21) in un mondo che, nel dissolvere le sue immagini d’integralità, non s’accorge di dare inizio all’interruzione del corso della storia.

 

 

 

 

NOTE

1) «Niusia » II edizione, I. Apolloni, Palermo, Edizioni Arianna, 2012, p. 96

2) ibi, p. 71

3) ibi, p. 65

4) «Il dolce lamento», Federico Garcia Lorca (Sonetti dell’amore oscuro e altre poesie inedite): (…) / Ho l’angoscia che io sia su questo lembo / Un tronco spoglio, e ciò che più m’accora / È che non abbia argilla, polpa o fiore / Per il verme di questo mio tormento / (…)

5) «Echi di Periferia». Carmen De Stasio, Locopress, Mesagne (Br), 2012

6) «Niusia », op. cit.,  p.p. 102, 103

7) ibi, p. 102

8) Prefazione «La questione semita secondo Carlo Cattaneo» (1836), Carlo Romussi. Ristampa. Società Editrice Sonzogno, Milano, 1911

9) «Niusia», op. cit., p. 132

10) ibi, p. 200

11) ibi, p. 202

12 - 13) ibi, p. 203

14) ibi, p. 59

15) ibi, p. 93

16 – 17) ibi, p. 206

18) ibi, p. 207

19) ibi, p. 82

20) ibi, p. 88

21) ibi, p. 72

 




Scarica in formato pdf  


      
Sommario
Spazio Libero

Il contatore dei visitatori Shiny Stat è attivo da dicembre 2006