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SGUARDO DAL SUD (13)
Per Matera, capitale europea della cultura nel 2019


      
Una riflessione-evocazione in omaggio alla celebre città dei Sassi, in occasione della importante designazione internazionale che accenderà tra cinque anni i riflettori di tutta Europa sul capoluogo provinciale lucano. Immagini delle pietre antiche e delle arcaiche case-tugurio si sovrappongono ai fotogrammi dei film di Pasolini e di Mel Gibson, ma anche alle molte iniziative culturali ed editoriali, alle mostre sugli scultori locali come Donato Linzalata, al sapore dei piatti gastronomici autoctoni. Un luogo straordinario che propone un turismo a misura d’uomo, ‘slow’ come il pensiero meridiano.
      



      

 

 

di Anna Santoliquido                                                      



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Volavo verso l’Oriente quando captai la notizia della proclamazione di Matera a capitale europea della cultura 2019. Ebbi un sussulto. Poi un groppo in gola e lacrime di commozione. I Sassi, nuclei abitativi tra i più antichi al mondo e dal 1993 patrimonio dell’umanità, conquistavano il palcoscenico internazionale. La civiltà contadina lucana rigurgitava emozioni. Dopo gli anni di abbandono, la città si imponeva con l’estro, l’energia creativa e la voglia di confrontarsi.

Sono nata anch’io in un umilissimo ambiente, una piccola dimora di pietra che ancora resiste agli assalti del tempo. Nella mente scorrevano le immagini della fanciullezza trascorsa a Forenza, nel potentino. Rivedevo i contadini dalle facce brune e le donne dai capelli raccolti. E le case umide, i tuguri, con i bambini scalzi, gli asini, i muli, le zappe, le falci e i santini appesi ai muri.

Carlo Levi ha rappresentato l’universo agreste lucano nel celebre romanzo Cristo si è fermato a Eboli (1945). Il tricaricese Rocco Scotellaro si è battuto da Sindaco e da poeta per difendere i diritti dei cafoni. Negli anni Cinquanta del secolo scorso l’etnologo Ernesto De Martino ha setacciato la Basilicata per studiarne i riti e la magia. Matera risorgeva dalle intemperie con la freschezza di una dea.

Mentre le hostess dell’Alitalia servivano la cena, io rammentavo il meridionalista rionerese Giustino Fortunato. E il brigante Carmine Crocco, il Generalissimo che ha combattuto per la dignità degli emarginati.

“Che sia un miracolo della Madonna della Bruna o di Sant’Eustachio?”, mi chiedevo, per attribuirlo subito dopo agli slanci delle giovani generazioni che, innamorati del sito natio, si sono applicati per farlo apprezzare. La bellezza fortifica.

Piangevo e ridevo. La realtà e la fantasia si confondevano. Ero certa che Bronzini e Noviello – studiosi delle tradizioni popolari lucane – stessero brindando nell’altro mondo. In compagnia dei pittori Guerricchio e Martinelli, dell’editore Rocco Fontana e di altre personalità che tanto hanno dato alla città vincitrice.

Matera è nota per “Le Grandi Mostre nei Sassi”, promosse da quel sorprendente contenitore culturale che è il Circolo “La Scaletta”, attivo dal 1959. Da un trentennio, a seguito dell’evento dedicato a Fausto Melotti, si sono succedute esposizioni di artisti nazionali e internazionali. Agli inizi di ottobre, accompagnata dallo scultore Donato Linzalata e dalla saggista Franca Amendola, ho visitato la rassegna Scultura lucana contemporanea 1950-2014, allestita nelle chiese rupestri di Madonna delle Virtù e San Nicola dei Greci. Il Sasso Barisano offriva uno spettacolo fuori dal comune. 13 scultori presentavano il meglio della loro inventiva, incantando i numerosi visitatori. La mostra e l’elegante catalogo (Giuseppe Barile Editore, Irsina, 2014), curati da Beatrice Buscaroli, sono un prodotto degno di Matera capitale.

 

 

 

Sassi di Matera

(Foto di Antonio Schirone)

 

 

La città non è solo il setting di film famosi diretti da Pier Paolo Pasolini e Mel Gibson. È un territorio buono come il suo pane. Colorato come i fischietti di terracotta che i maestri vasai propongono ai gitanti. La città (decorata per il valore espresso nella seconda guerra mondiale) va ricercata nella perfezione del carro della Bruna, nella delicatezza dei quadri di Pavese, nella bontà della gastronomia. Nelle foto di Mario Cresci e nell’impegno di intellettuali tenaci come Domenico Notarangelo che continua imperterrito a generare cultura. La località amata da Pascoli – che lì iniziò la carriera di docente – va riscoperta nel Conservatorio, nei musei, nella piccola editoria, nell’artigianato, nelle attività commerciali. La città dei Sassi propone un turismo a misura d’uomo, slow come il pensiero meridiano. Forse non è più il tempo delle escursioni frenetiche. Forse la gente è stanca dei mega tour nelle metropoli. La crisi aiuta a riflettere e a scegliere percorsi dove l’anima si placa e riscopre la solennità del silenzio.

Le organizzazioni culturali battono il ferro da anni. C’è un fiorire di iniziative giovanili interessanti

(La Scaletta Giovani, etc.). La poesia è viva (vedi l’Associazione “Matera Poesia 1995”). Gli studenti e gli abitanti sono stati coinvolti nei progetti e nell’abbellimento della città.

Il 17 ottobre avrei voluto esserci anch’io a piazza San Giovanni per festeggiare insieme ai miei corregionali l’agognato traguardo. Ma si può esultare anche in volo.

Stiracchiandomi nell’angusto spazio del mio posto, meditavo sulle opportunità che la prestigiosa assegnazione forniva alla Basilicata e all’intero Mezzogiorno. Occasione da afferrare, evitando gli errori storici del Sud d’Italia. Fantasticavo sugli investimenti da effettuare. Le strade più confortevoli incoraggerebbero i turisti. Le strutture ricettive meglio attrezzate e a prezzi ragionevoli sarebbero una buona attrattiva.

Sfregandomi gli occhi per il sonno, tentavo di immaginare il modo di raccordare i paesi dell’entroterra. Pensavo a Tricarico, Ferrandina, Tursi, Valsinni, e a Forenza, Venosa, Rionero, Genzano.

Stranamente mi ricordai del piatto di baccalà e peperoni cruschi consumati a Matera nell’ultimo viaggio. Più tardi mi assalì una voglia di gelato di quelli mangiati a piazza Vittorio Veneto,  all’uscita dalla modernissima Biblioteca Provinciale “Tommaso Stigliani”.

Tra un disegno e l’altro, il comandante annunciò che stavamo atterrando all’aeroporto di Yerevan da dove avrei proseguito in macchina per il Nagorno Karabakh (nel Caucaso meridionale), la giovane repubblica non ancora riconosciuta.

Grazie alla designazione di Matera a capitale europea della cultura 2019 (prima città del Meridione a ricevere tale titolo) il viaggio dall’Italia all’Armenia mi era sembrato più breve. A Stepanakert, capitale del Nagorno Karabakh (Artsakh) ho portato la gioia della mia Lucania. Gli armeni erano presenti a Matera prima dell’anno Mille come testimonia la chiesa Santa Maria de Armenis (e forse di là si mossero verso Forenza).

Le montagne dell’Artsakh hanno la spiritualità dei Sassi. Invitano a fermarsi per guardarsi dentro. La bontà delle vivande delle due città mi ha suggerito un gemellaggio. Si potrebbe cominciare dal profumatissimo pane di Matera e dall’ottimo lavash (sottilissimo pane senza lievito) dell’Artsakh.

Promuovere la conoscenza del patrimonio storico-artistico e culturale dev’essere uno sforzo collettivo. Il 2019 sarà l’anno dell’Italia e della Bulgaria che ha designato come sua capitale Plovdiv. A Matera si è accesa una luce foriera di speranza.

                                        

                                                                         

 

 

Donato Linzalata, Deposizione (1988),

legno di pioppo, cm 240x100x25

 

(Foto di Antonio Schirone)

 

 

 

 

SASSI DI MATERA

                                                  

                                       a Luigi Guerricchio

 

Mi vince

una tristezza nuova

tra le pietre brune

smarrita l’anima

cerca asilo nei calanchi

s’immerge

nel verde del fiume

custode di ancestrali passioni

dai dirupi

violacciocche

brandiscono la vita

torna lieve alla memoria

il senso della storia

il tempo arcigno

scorre tra le dita

dai fondali della terra

si leva tenera

una nenia antica

sfilano i morti

e diffondono pace

segue il silenzio

con veli d’argento

chiudono i passeri

con piume brillanti

sassi come anime

nel purgatorio assolato.

Qui le radici

qui il pensiero

s’innalza

e s’aggroviglia.

 

                             Anna Santoliquido

 

da Trasfigurazione,

Edizioni Fratelli Laterza, Bari, 1992

 

 

 

 

 

 




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