LUOGO COMUNE
INEDITI POETICO-POLITICI
“Esercizi gramsciani”



      

di Mario Quattrucci

 

 

I

 

contro ogni speranza sperare:

così Paolo ai romani e a noi

nei millenni.

 

e noi contro ogni speranza (e oggi vinti)

come Karl Marx non predicò ma visse

senza messianiche attese ancora speriamo.

 

ma la speranza è  fare

è la critica radicale del reale

che l’ideologica maschera strappa

al volto del potere

e dei chierici

che officiano al potere

le laudi per lo stato di cose che è:

 

è il movimento reale che abolisce

lo stato di cose presente

filosofia della prassi l’agire

individuale e sociale che svela

mysterium iniquitatis

    e il suo autore

 

e in unità di pratica e teoria

arrovescia la linea della storia:

 

è questa (nell’opera e nel fare) la speranza

in un mondo diverso

e un più umano avvenire

  

 

II

 

è il lavoro

l’opera che interviene sul reale

e cambia il mondo

(ogni trasformazione è appropriazione)

e come è lavoro la materiale produzione

così è lavoro arte e scienza

e ogni immateriale oggetto ed il pensiero  

(iuxta Leopardi anch’esso materia)

 

e come società produce l’uomo

in quanto uomo  

così dall’uomo essa è riprodotta

 

e produzione − o praxis − è tutto ciò

che vale ed è valore

e nei rapporti sociali viene oggettivato:

 

bisogni scienza leggi fedi istituzioni

pensiero che il pensiero pensa

ragione ragionante che di sé ragiona.

 

 

 

III

 

che poi non sia di Marx speculazione

(id est filosofia)

se non pensiero dell’agire

sostiene Gramsci non essere ripudio

d’ogni filosofia

 

ma egemonica limpida asserzione

di unità di pratica e teoria

(metodo e concezione)

ed è perciò (anche e insieme)

concezione di massa

   e di masse cultura  

 

perché è religione o insensata astrazione

disgiungere l’essere dal suo pensare

l’uomo dalla natura

l’umana attività dalla materia

 


 

IV

 

né tale concezione

né una scienza che sia

al soggetto politico può dare

deterministica agenda

e previsione

del futuro prossimo o lontano

 

né tanto meno all’uomo in sé

(all’individuo)

né alla classe in sé

a meno che non sia l’agire collettivo

 

anzi: lo sforzo e l’atto che ricerca

e suscita e promuove 

la formazione di una collettiva volontà

che un diverso sistema di sociali

relazioni           un mondo nuovo

invera

 


 

V

 

ma previsione è anch’essa necessaria

come piano e programma dell’azione

disegno di processo e cambiamento

dal quale volontà che s’organizza

e agisce e opera e lavora

nella civile Società e nello Stato

 

non dunque

né deterministico scientismo

religione della libertà

(o della storia e assoluto storicismo)

che inerti e passivi lasciano la classe

e il principe (se c’è)  

 

ma volontà determinata al mutamento:

elemento maschile che feconda e crea

e l’ordine nuovo e la novella storia

 

e l’essere dell’uomo nella storia

 

 


VI

 

la volontà le volontà che si organizzano

è la prassi     e dunque non pensiero

puro o astratta definizione del reale

ma insieme contenuti immateriali e materiali

che l’uomo ha oggettivato

 

filosofia della prassi è dunque intendimento

della società in cui esisto e del mio tempo

e delle sue contraddizioni

 

ed è porre me stesso

(filosofo uno o filosofo sociale)

nel fuoco della controversia

parte elemento e attore

    della contraddizione


 

 

VII

 

avvenga dunque che in tal modo io stesso

individuale filosofo o Partito

avrò questo principio come base

di conoscenza

     epperò di azione

 

in ciò incarnando ad uso

mondanità totale del pensiero

della storia umanesimo assoluto

 

materialismo storico è in questo

verità è corrispondenza a una realtà

dall’uomo medesimo prodotta

e oggettivata

 


 

VIII

 

se un uomo è un uomo l’uomo non è

natura unicamente ma struttura e storia

un insieme complesso di rapporti attivi

un processo di vita nel produrre e agire 

 

con la natura l’uomo interagisce

non perché lui medesimo natura

ma per mezzo del lavoro e del pensiero

e del prodotto tecnico cui loro

(e lavoro e pensiero) danno vita

 

ognuno è dunque sintesi e prodotto

dei rapporti esistenti

et etiam della storia di codesti:

riassunto di tutto il suo passato

da esso dipendente


 

 

IX

 

può se così dipende dal passato

l’uomo individuo trasformare il mondo

se il mondo va cambiato?

 

se (dice Gramsci) il singolo si unisce

con colui che anch’egli all’opera si pone

e insieme con coloro che sentono sostanza

della propria vita porsi a quell’assiduo

ingaggio che con lunga lena

la società e l’esistente cambia alla radice

 

e se codesta mira è di ragione

anche il singolo ottiene ciò che al pigro

sguardo può sembrare impossibile e utopia.

 


 

X

 

da ricerca teorica e pensiero

(riflessione)

prendono vita e ampliano potere

pratici sviluppi: in primo luogo

(e misura del fare)

dice Gramsci la politica va posta

 

tutto è politica aggiunge

anche ciò che filosofia diciamo  

 

e le filosofie che corrono il campo

come ascosi pensieri o triviali

o buon senso o sensi comuni e diffusi:

e dunque filosofia della prassi non è

non può essere in noi e per la classe

se non dialettica unità di ricerca/pensiero

e politica in atto

di amor di sapienza ed opera al fuoco:

nottola di Minerva e fucìna di Efesto

 

per ciò nell’azione politica tesa

a quel rovesciamento

una nuova concezione del mondo s’invera

(e dà risultati)

se agisce e produce nella materia sociale

ma insieme nel campo del senso comune:

 

se modifica la media opinione

addirittura se nuovi luoghi comuni produce

 

 


XI

 

non v’è perciò sentimento privato?

ragioni del cuore non hanno diritto

nella persona che vuole cambiare

il mondo e rimettere ai piedi

il cammino?

 

amare essere amati avere passioni

curare per gli altri e per sé

bellezza e piacere

(Epicuro e Freud e comune esperienza)

è nella umana natura e fa di ciascuno

(o può fare se vuoi)

quell’animal grazioso e benigno:

 

ma alla natura di fiere l’etica pone

limite regola legge per cui

l’umano consorzio si tiene

 

dovrai però sapere e tenere

che l’individuo è l’essere sociale

che raisons du coeur e passioni

sono in ultima istanza il prodotto

insieme d’intrinseca natura

e in parte o in tutto di storici fattori

storicamente ora e qui determinati:

 

di sociali rapporti ed anche e più

di quelle alte o vili concezioni

filosofie id est ideologie

(falsa coscienza in Marx)

e spesso o sempre (e con sapienza)

instrumentum regni      

e delle classi dominanti

 

nella politica è quindi contenuta

(è ciò in me esperienza e convinzione)

la filosofia reale di ciascuno:

e in essa è la sostanza della storia:

e per il singolo giunto alla critica coscienza

della realtà che vuole trasformare

e del compito che a lui compete e spetta

nella lotta onde sia quella nel profondo  

trasformata in radice è anche la sostanza

e la realtà di sua vita morale

 

talché in Antonio Gramsci è nell’agire

politico sua vita: l’unità di vita

suo punto di partenza e conclusione:

ricerca, lotta, lavoro, sacrificio

momenti di quella sua unità

 


 

XII

 

è quindi in Gramsci semplice lettura

di Marx e del marxismo

postmarxiano di Lenin ad esempio

e di quelli vulgata e traduzione?

 

va oltre il Prigioniero nei Quaderni

 

e passando per Antonio Labriola

intende e spiega che non è positivista

o teleologica visione della storia

la radicale critica al presente

ma se in Lenin è filosofia

non quando fa filosofia

ma quando e solo quando agisce sul reale

alla sconfitta e alla crisi d’un’epoca è risposta

bandire una Rinascita e Riforma  

e per strumento e leva creare nuova scienza

 

nuova e più profonda comprensione

della realtà determinata

nel concetto di Stato innovazione

 

puramente metodica è la distinzione

tra Società politica e Società civile

(luogo del consenso)   

non sostituzione

dell’economia con la politica ma nesso

dialettico e reciproca azione

tra i due livelli della realtà effettuale

tra Stato e Società interazione

e dunque tra (marxiana) struttura

e i grandi “piani” superstrutturali:

quello dell’insieme di organismi

detti “privati” volgarmente

e quello della “Società politica o Stato”

 

da cui lo Stato non come apparato

avulso ma equilibrio dei due piani

egemonia di un gruppo sociale sull’intera

società nazionale

da cui quindi suo disvelamento

della morfologia del potere

nella società contemporanea  

il quale né al presente né al futuro manca

né della forza né del consenso

né del dominio né della direzione:

potere egemonico che a soggetto ha la classe

la quale per divenire egemone ha da farsi

non può non dover farsi

Stato.

 


 

XIII[1]

 

Enne Bi forse innecessaria:

se dico come detto uomo e come è scritto

in ogni scritto teorico scientifico o d’altro

dico (perché sia chiaro) ogni essere vivente

(e vissuto e a venire) maschio o femmina

comunque appartenente

alla specie più evoluta del Pianeta.

 

dico cioè degli ominidi il mammifero

unico rappresentante del suo genere

a stazione eretta e con (fondamentale)

differenziazione funzionale delle mani

e dei piedi e pollice opponibile e dotato

di grande sviluppo del sistema

nervoso e della massa cerebrale

dotato di forte intelligenza

caratterizzata dalla sua propria facoltà

di generalizzazione e di astrazione

e capace di linguaggio articolato

detto Homo Sapiens e adesso

dopo le scoperte e le induzioni del millennio

Sapiens Sapiens

dico cioè la specie umana

considerata nel complesso

delle sue caratteristiche proprie e distintive

e della quale l’individuo

sia maschio che femmina fa parte

 

e dico perciò ciascun essere umano

in quanto dotato di ragione

sensibilità e ogni altra facoltà

di natura non strettamente materiale:

e dico quindi e soprattutto

ciascun essere in quanto

inserito e partecipe di una realtà particolare:

sociale storica culturale politica et similia

 

e infine dico poiché il mondo è storia

del Pianeta e dei consorzi umani

dico gli uomini in quanto

intera umanità.

 

 

 

 

 

 



[1] Dal Dizionario Zingarelli Zanichelli




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