LE VIE DEL RACCONTO
LUCIANA VASILE
 

 

I tre fratellini e le formiche

 

C’ERA UNA VOLTA nel lontano paese di Formicaio, affacciato sul mare, una bella famigliola con tre fratellini. Il più grande, che aveva cinque anni di nome Matteo, il secondo di anni tre, Timeo e la più piccola Olivia di due anni.

Dopo un lungo viaggio nel quale avevano attraversato un bel pezzo di mondo, con i loro genitori erano arrivati lì da una grande isola circondata da un gelido mare dove pioveva un giorno sì e l’altro pure e faceva molto freddo.

I bambini erano felici di godersi finalmente le giornate calde e soleggiate dell’estate facendo il bagno nelle acque tiepide di una parte del globo molto più a sud rispetto a dove erano abituati a vivere tutto il resto dell’anno. Re Sole, che normalmente li guardava un po’ di sbieco e obliquo, lontano, in quel luogo invece si tratteneva a lungo in alto nel cielo, i raggi a perpendicolo, e, quasi l’avesse creata lui, si compiaceva osservando la terra distesa ai suoi piedi.

Era lui, il Sole, ad accogliere persone animali cose in un  ardente abbraccio, ad illuminare la vita, e questo era motivo di orgoglio. Pensava: calore fa rima con amore.

Contagiato, anche il Signor Vento si mostrava clemente e soffiava dalle sue grandi fauci solo quel tanto da mischiare un po’ l’aria e renderla ancora più gradevole e sbarazzina, proprio un motivetto vacanziero. Quell’allegra atmosfera che i tre bambini sperimentavano a volte anche la sera, quando venivano portati nello stabilimento balneare a partecipare alla mezz’ora di Baby Dance.

Musica e canti creati per loro. Sì, quella era proprio una festa, soprattutto se deliziata dall’aggiunta di un gelato o un lecca lecca. Sempre che se lo fossero meritato con il loro buon comportamento durante le giornate precedenti all’evento così atteso. Solo da qualche tempo anche la piccola Olivia vi si recava insieme ai due fratelli maggiori e, superata una prima timidezza, si era lanciata, cercando di imitare i monitori sul palco, nei movimenti nei quali Matteo e Timeo ormai si trovavano a perfetto agio. Cantavano a squarciagola e si scatenavano nei balli di gruppo insieme a numerosi altri bambini.

Ma dovete sapere che i tre fratellini avevano trovato in quel posto anche delle care amiche, alle quali si erano molto affezionati:  le formiche.

Infatti, tutte le mattine, sul tratto che percorrevano recandosi alla spiaggia, esploravano i numerosi formicai, sparsi qua e là. Quasi delle vere città, in considerazione del numero esorbitante di animaletti che si spostavano rapidamente tanto da sembrare scivolare, e non semplicemente camminare, sulle zolle del terreno, in apparente disordine ma, forse invece, seguendo un preciso intento e progetto, a noi comunque sconosciuto.

Durante la colazione raccoglievano tutte le mollichine di pane e di dolci che erano avanzate nei loro piatti e ne confezionavano uno ricco di ogni ben di dio da portare alle loro amiche che, a dir il vero, ora li aspettavano come un regalo arrivato dal cielo.

Le formiche quando vedevano avvicinarsi Matteo, Timeo e Olivia non stavano più nella pelle e,  uscite dalle varie porte, cominciavano a ballare dalla gioia sulle loro agili zampette.

Di giorno in giorno i tre fratellini constatavano che le formiche ingrassavano a vista d’occhio.

Inoltre erano diventati molto curiosi di dove potesse andare tutto quel cibo, certo non tutto insieme nelle pance di quegli animaletti, si sarebbero sentiti male! Come un giorno era avvenuto a Timeo che aveva esagerato seguendo la sua fame e poi aveva dato di stomaco per l’intero pomeriggio.

Pane e dolci sbriciolati, dopo che loro li avevano sparsi fuori dei vari formicai, in un batter d’occhio, sparivano attraverso veri e propri buchi-portali trascinati sottoterra dalle operose formiche. Insomma sotto i loro piedi ci doveva essere un altro mondo parallelo, un’altra misteriosa realtà che a noi umani è precluso conoscere.

E così, rimasti solo pochi giorni alla loro partenza, Matteo, che certo non era un bambino che si vergognasse di chiedere, dopo essersi consultato con i due più piccoli, decise di rivolgersi a Regina Luna perché facesse una magia. Del resto lui fin da piccolissimo le aveva mostrato la sua simpatia accorgendosi ben presto di lei… l’aveva riconosciuta nel buio del cielo e tutte le sere, nuvole permettendo, scrutava dove fosse, anche in quei giorni nei quali la Luna sembrava nascondersi al mondo mostrando di se stessa appena un timido spicchietto.

Quella notte di fine agosto, dopo aver cenato, i tre fratellini si misero in giardino. Seduti sui gradini davanti alla porta di casa aspettarono pazienti che le tenebre portassero alla luce una bella e rassicurante Luna, gialla e tonda, sapevano che quel giorno del mese tutta piena sarebbe stata la sua faccia. Sicuramente, in quella favorevole condizione,  la Luna avrebbe potuto ascoltare meglio la loro richiesta, che, si rendevano conto, poteva sembrare fin troppo azzardata.

Ma nella riunione che li aveva visti discutere animatamente ognuno di loro, alla fine, aveva tirato fuori il meglio di sé, contribuendo al piano sul quale si erano accordati all’unanimità per raggiungere l’obiettivo. Matteo non avrebbe nascosto la sua attitudine di leader, deciso e nello stesso tempo gentile – fama che si era conquistato a scuola fra i suoi compagni e amici – facendosi portavoce di quel progetto messo a punto dalle versatilità di ragione e metodo tipiche di Timeo coniugate con la praticità, propria delle femmine, di cui era dotata la piccola Olivia che, abitualmente, in famiglia, teneva tutti sotto controllo e alla quale, nonostante fosse non più di un soldo di cacio, nulla sfuggiva.

Ora Matteo, forte di ciò che avevano insieme elaborato, non era affatto intimorito e, appena  vide sorgere nel cielo la Luna così regale nella sua splendente rotondità, presi per mano i suoi fratellini si alzò in piedi e, raccolto tutto il suo coraggio anche attraverso l’energia che circolava fra le loro dita allacciate, guardando fisso quel cerchio illuminato, tanto grande e vicino che sembrava di poterlo toccare, disse a voce alta e senza esitazione:

Regina Luna tu che sei magica e piena di mistero, anche nel comportamento con quel tuo apparire e sparire nelle varie ore del giorno e della notte, tanto che i miei fratelli ed io non facciamo che cercarti a tutte le ore, ti prego, fai per noi una magia: facci diventare piccoli piccoli come le formiche. Ne abbiamo parlato fra noi e siamo giunti a pensare che per conoscere, capire ed aiutare dobbiamo metterci in basso, accanto a coloro che desideriamo nutrire con il nostro affetto. Se siamo più alti e agiamo con superiorità, gli altri, più piccoli e indifesi, possiamo solo schiacciarli, anche ucciderli se volessimo, e non rispettarli come meritano invece tutti gli esseri che respirano su questa terra.

Ti preghiamo, fai la magia! Ne siamo sicuri, tu puoi: chi è magico e misterioso conosce magia e mistero. Solo se diventeremo piccoli come loro, giusto il tempo per una visita, le formiche accetteranno di farci entrare nella loro casa e trasformare la loro gratitudine, per portare loro il cibo, in vera amicizia e comunione .

In quel preciso istante gli occhi e la bocca di Regina Luna parvero schiudersi in un sorriso benevolo e i tre fratellini si ritrovarono rimpiccioliti alla stregua di formiche.

Impavidi si incamminarono nella notte, seguiti dallo sguardo vigile della Luna che illuminava quasi fosse giorno il loro cammino. Presto giunsero nei pressi del formicaio più abitato.

Toc!Toc! Matteo bussò alla porta principale con l’autorevolezza che si conviene ad un capogruppo, mentre si udiva Timeo che diceva: – Si può entrare?, e la vocina di Olivia aggiungeva rassicurante: – Non abbiate paura formiche, siamo noi, i vivandieri! Vorremmo solo vedere come vivete e dove mettete tutto il cibo che vi portiamo –.

Senza farselo ripetere due volte la porta si spalancò. Dietro erano ad accoglierli decine e decine di faccette tonde e nere che si accalcavano sgomitando le une sulle altre per potersi godere una scena così insolita: tre piccoli umani che venivano a trovarle.

Entrati nell’ampio ingresso i tre fratellini si accorsero che si aprivano davanti a loro un numero indescrivibile di gallerie scavate nel terreno. Intuirono nella penombra che molte altre formiche stavano dormendo. Dal tanto mangiare di quei giorni erano quasi irriconoscibili, avevano difficoltà  

ad entrare nei loro lettini. Le zampette penzolavano fuori del materasso e per ognuna sarebbe servito un letto a due piazze.

Inoltrandosi furono attratti da una luce che si intravedeva in fondo a quello che era il corridoio più grande. Con passo veloce presero quella direzione, sempre seguiti dal piccolo esercito di formiche formato da coloro con il sonno più leggero che si erano svegliate al loro Toc! Toc!  Le altre in effetti russavano alla grande.

Giunsero infine in un salone al centro del quale c’era un grande forziere al quale, per riempirlo, si accedeva dall’alto attraverso piccoli sentieri, un vero labirinto di alta ingegneria. Sul davanti una ampia porta con bulloni e chiavistelli luccicanti chiudeva l’enorme scrigno prezioso. Un vero tesoro per le formiche, la loro unica fortuna. Raccoglieva tutte le mollichine di pane e dolci che Matteo, Timeo, e Olivia ogni mattina di quell’estate avevano portato sul piazzale fuori della loro casa.

Erano la loro salvezza. La scorta di pranzi e cene per superare il freddo inverno e non morire di fame. Avrebbero potuto mangiare al calduccio, protette dalle intemperie.

I tre fratellini, felici di aver finalmente capito l’importanza del loro generoso gesto cominciato come un gioco, salutarono le loro amiche formiche non prima di averle abbracciate con calorose strizzatine di commiato e con la promessa che sarebbero tornati l’anno seguente o che comunque si sarebbero sicuramente incontrati in qualche altro angolo del mondo caldo del quale andavano alla ricerca durante le vacanze dalla scuola.

Usciti all’aperto Matteo, Timeo e Olivia ripresero le loro dimensioni di bambini.

Con gli occhi appesi al cielo ringraziarono di cuore Regina Luna di essere stata non solo così comprensiva per averli assecondati nel loro desiderio, ma di averli diretti e sostenuti con la sua presenza durante tutta la miracolosa avventura.

Ritornarono veloci a casa prima che la mamma si accorgesse della loro assenza, scongiurando così il pericolo che li punisse non portandoli più alla Baby Dance.

 

SE SI è ANIMATI DA BUONE INTENZIONI NON BISOGNA ESITARE A CHIEDERE AIUTO.

 

 

20 agosto 2013 (plenilunio)

 

 




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