SPAZIO LIBERO
FILM: “LEI”
Il futuro prossimo
dell’amore
nella spirale
della tecnologia


      
La più recente pellicola di Spike Jonze, premiata agli Oscar 2014 per la migliore sceneggiatura, indaga i sentimenti e i pensieri di un uomo che intrattiene una relazione amorosa con la voce femminile di un sistema operativo informatico. Tra silenzi e primi piani si delinea una realtà fantasmatica al limite del turbamento psichico.
      



      

di Ignazio Apolloni

 

 

Come fosse l’anticipazione di un futuro prossimo venturo, se non addirittura incombente sull’homo civitas; immerso in scenari apocalittici costituiti da grattacieli e nonsense linguistici, si dipana la trama di Lei (2013) di Spike Jonze: un film del genere drammatico quanto al disfacimento del nucleo familiare, pentimento e richiesta a se stessi di perdono.

 

Opera sicuramente pregevole per il lento dipanarsi della storia che si conclude in un improvviso finale, finalmente sopraggiunto, a togliere dal disagio lo spettatore. Sceneggiatura eccellente da meritare l’Oscar, tanto quanto il montaggio e il doppiaggio ancor più meritevoli di un premio speciale.

 

Fotografia di interni ed esterni; primi piani degli attori nitidi, seppure talvolta immersi in una realtà fantasmatica al limite del turbamento psichico di chi viene tormentato dal dubbio: se egli stesso non debba cadere nella solitudine senza via di uscita a meno di crearsi un ipotetico interlocutore. Silenzi del personaggio – ottimo interprete (il protagonista è Joaquin Phoenix), senza le intemperanze o gesti paranoici visti in tanti altri film – vissuti con la pacatezza della rassegnazione ma intrisi di speranza per una comunicazione reale con l’altro. Geniale la previsione di doversi rivolgere a un ipotetico Sistema Operativo; un artificio parlante, ammaliante a tal punto che la voce femminile (nell’originale di Scarlett Johansson, in italiano di Micaela Ramazzotti) per poco non fa nascere un amore autentico nel protagonista, in sostituzione della pura e semplice finzione.





Denuncia della società dell’elettronica che sempre più si sostituisce all’oralità spontanea; che veicola standard amorfi di scrittura; che trascina sempre più nell’onanismo, intenzionalmente quasi destinato a sopprimere sentimenti, emozioni, libido e fantasie. L’uomo sta per diventare definitivamente vittima dell’apparentemente irrimediabile progresso tecnologico? Quale quello, indagato da Platone per conoscerne la psiche e la materia cerebrale prima ancora che le pulsioni della carne? Processo inarrestabile e futuribile incremento sempre maggiore delle sue facoltà sensitive e ideative? Il timore sarà smentito dal possesso – al quale ognuno può attingere – di facoltà un tempo inimmaginabili, oppure sopravverrà la spersonalizzazione dell’uomo, e destinati tutti a vivere in una società di robot?

 

La conclusione cui pervengono regista e produttori, ma sopratutto il testo del copione è che alla fine tutto si ricompone; prevale l’amore sull’indifferenza nella quale sta per precipitare l’essere umano di oggi. Un segnale dunque di speranza che si accompagna al sorriso di chi lascerà la sala all’esito della proiezione.

Ce ne fossero altre di pellicole film simili a questa a rendere attuale il problema della disumanizzazione affettiva dell’uomo, invece che occuparsi di tante banalità.

In altri termini un prodotto artistico, quello in esame, destinato ad essere apprezzato sopratutto dai cinefili.

 

                                    

 

 




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