SPAZIO LIBERO
FILM: “IL VIOLINISTA
DEL DIAVOLO”
Gloria
e dissipazione
di un divo
della musica


      
La pellicola di Bernard Rose (di produzione tedesca-italiana) è liberamente ispirata alla figura di Nicolò Paganini, qui incarnata da un vero violinista, David Garrett. Il genio del musicista genovese è accoppiato a tutte le sregolatezze e le dissolutezze (quasi da rock star) che scandirono la sua esistenza. Al termine della quale gli fu negata la sepoltura in terra consacrata.
      



      

di Ignazio Apolloni

 

 

Il violinista del diavolo, la personificazione del “Genio e sregolatezza”, il celebre romanzo di Alexandre Dumas riportato all’attualità di oggi allorquando ormai in carenza di genî è sempre più frequente la dissipatio di qualsiasi valore estetico e morale. Ben vengano dunque film di tal genere anche meglio se interpretati da autentici violinisti e diretti magistralmente con primi piani efficaci e ricostruzioni ambientali ineccepibili. Valgano per tutte le scene sotto la nebbia londinese o il teatro dove ebbe ad esibirsi, sebbene riluttante, Nicolò Paganini: un autentico monumento all’art decò con una miriade di spettatori osannanti il più grande genius del violino mai esistito; onore e vanto dell’Italia. Il codicillo finale del film dirà che gli fu negata la sepoltura in terra consacrata né ebbe un qualche effetto la supplica al Papa di allora del figlio Achille. La risposta fu un eloquente silenzio.

 

Cosa fa di un uomo un genio, era all’epoca un mistero tanto quanto lo era un parossistico, irrefrenabile erotismo di cui ebbe a soffrire il Paganini e che ebbe a portarlo a morte per gli eccessi compiuti. Nel film qualche scena è sufficientemente eloquente; prevale però la pudicizia ad attenuare la libidine. Ebbe pure per un certo tempo una passione sincera per una alunna del bel canto, ma la dissolutezza lo portò sempre verso altre sponde. Oggi non sarebbe morto così presto, e domani sarebbe anche vissuto a lungo, con probabilità di un corpo più sano e un maggiore controllo dei sensi. Per il mondo della musica comunque tanto basta. Si ha semmai che gli improvvisatori sono sempre più rari. Mi è capitato di conoscerne una: si chiamava Neglia, rispettivamente nipote e figlia di due musicisti di vaglia di Enna. Per molto tempo si esibì a Las Vegas creando stupore e meraviglia. Si contorceva, con il violino in mano, quasi fosse un serpente.





David Garrett in Il violinista del diavolo (2013)


Pubblico scarso quello del Violinista del diavolo, com’è di tutti i concerti fuori dei luoghi tradizionalmente deputati ad accoglierli come i Teatri dell’Opera o semplicemente adattati a riceverli. Un sincero ringraziamento a produttori e operatori per avere dissepolto e fatto conoscere alle nuove generazioni la preziosa componente della cultura fatta di rappresentazioni o di improvvisazioni affidate a un solista. La degenerazione di tutti i valori alla quale si assiste, e la relativa decadenza del ruolo dell’Occidente, lascia poco spazio alla speranza.

Si aspetta da tempo uno scatto di orgoglio: chi sa quando, e se, ci sarà.

 

 

 




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