SPAZIO LIBERO
ANNIVERSARI
Quando
si apparteneva
alla Generazione
“Happy days”


      
Giusto quarant’anni fa, all’inizio del 1974 veniva mandata in onda dalla tivù americana la puntata pilota di una delle più famose e citate sit-com della storia della televisione. Il centro del programma era la vita della famiglia Cunningham con gli inevitabili conflitti tra genitori e figli. Ma nell’immaginario dei telespettatori essa è legata al personaggio irresistibile di ‘Fonzie’ (Henry Winkler), un giovane meccanico ancora improntato allo stile ribelle di James Dean, e con un sorgivo vitalismo dal forte sex-appeal che giustificava l’ottimistica visione di ‘giorni felici’.
      



      

di Iolanda La Carrubba

 

 

Il 15 gennaio del 1974 veniva mandata in onda la puntata pilota di Happy days ideata da Garry Marshall.

Oggi la sit-com made USA, compie quaranta anni durante il trascorrere dei quali, le mode da quelle pret-à-portér a quelle della street fashion, diretto riflesso dello “stato” d’animo di chi sfoggia la mise figlia legittima delle rivoluzioni no war della neo-subcultura Ganguro nata in Giappone verso il 2000. Le abitudini della borghesia a cavallo tra le rivoluzioni giovanili e la crisi mondiale, la tecnologia alleata diretta di una necessità globale di perfezionamento delle risorse economiche, hanno subito un fortissimo mutamento, talmente enorme da poter essere paragonato al trascorre di intere ere.

 

Ormai lontani i tempi in cui la generazione Happy days al solo ascolto della sigla  composta da Charles Fox nel 1974, capiva che era l’ora della cena, l’ora di ritrovarsi ancora tutti insieme intorno la tavola per sorridere e vivere “giorni felici” dal lunedì alla domenica. Giorni in cui in Italia c’era forte fermento rivoluzionario, si era nel pieno degli anni di piombo, mentre la serie TV raccontava la vita americana a cavallo degli anni Cinquanta e degli anni Sessanta, attraverso i suoi personaggi.

 

Lo stereotipo della famiglia-tipo che insegue e riesce a raggiungere il Sogno americano, attraverso la quale  viene rappresentata la cultura americana, la musica, l’amicizia in maniera stilizzata nel periodo compreso fra la fine del coinvolgimento statunitense nella guerra di Corea e la vigilia di quello nella guerra in Vietnam.

La famiglia Cunningham è composta da Howard (Tom Bosley), proprietario di un negozio di ferramenta, da sua moglie Marion (Marion Ross) casalinga, e dai figli Charles detto Chuck, Joanie (Erin Moran) e Richard detto Richie (Ron Howard) che ritroveremo più tardi a curare la regia di numerosi film, alcuni dei quali vincitori di premi Oscar e di Golden globe.

 

Co-protagonista della serie è Arthur Fonzarelli (Henry Winkler) detto Fonzie un giovane meccanico sullo stile di James Dean dal forte sex-appeal, paragonabile ad una rivisitazione in chiave moderna del Don Giovanni, coraggioso, audace ma incosciente, emotivamente instabile eppure paradossalmente traducibile nel mito per i giovani dell’epoca.





Ron Howard (Richie) e Henry Winkler (Fonzie) in una puntata di Happy days (1976)


La trama dei vari episodi si basa principalmente sulle vicende familiari, da un lato gli adulti intenti a risolvere situazioni ed imprevisti della vita imposta dalla società, dall’altro gli adolescenti in cerca di svago, divertimento e la costruzione del loro futuro ovviamente in totale disaccordo con quella dei propri genitori. Nulla di nuovo certo rispetto ad altre sit-com, ma in questa serie si è assistito ad un grande via-vai di attori tra i quali un giovanissimo Tom Hanks che in un episodio compare nel ruolo di un karateka che vuole vendicarsi di Fonzie per averlo spinto giù dall’altalena in terza elementare.

 

Gli anni di Happy days erano in parte semplici, specialmente in senso tecnologico, al tempo dell’inaugurazione della puntata pilota, nelle case gli unici cervelli elettronici che si possedevano, venivano considerati solo per puro svago.

Da due anni spopolava Pong, un simulatore del gioco del tennis stilizzato ed in bianco e nero, che riscosse molto successo soprattutto perché si poteva avere due giocatori avversari.

 

Ora nell’oggi dell’ipertechnologic-caos, affatto lontano dalla fanta-politica che già appartiene ad un inconscio pluralizzato dell’io attraverso pellicole di forte impatto emotivo, tematica affrontata da diversi registi, non è ben chiaro quale possa essere il futuro dell’intera umanità, un umanità che ha creduto fortemente nella generazione Happy days.

 

 




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