LETTURE
FRANCESCO GIULIANI
      

Il canone dei francobolli.
Gli scrittori italiani nella filatelia

 

Foggia, Edizioni del Rosone, 2014, pp. 274,
€ 18,00

    

      


di Sergio D’Amaro

 

 

Quando i francobolli fanno la letteratura

 

 

Storia della filatelia e storia della letteratura forse hanno da dirsi qualcosa. Sembrano viaggiare su binari completamente diversi, ma in realtà si incontrano sul terreno comune di una proposta di valori riferiti ad orizzonti culturali che cambiano nel tempo o vengono ripresi sotto altra veste. Permanenza o variazione del canone letterario, in tal modo, si possono studiare anche attraverso la percezione degli autori consegnati ad una tradizione più o meno alta, quando le loro immagini si sono trasformate in francobollo da mandare nei più lontani angoli del mondo.

  

L’italianista Francesco Giuliani, forte della sua passione filatelica e già scaltrito da precedenti lavori che hanno indagato su diramazioni tematiche riconducibili al gran campo del bello scrivere, ha allestito un suo peculiare strumento di indagine, così ricostruendo retroscena e motivazioni che hanno portato i più diversi comitati promotori e le più autorevoli istituzioni a fermare la memoria su un nome, su di un anniversario, su di un’opera esemplare. Storia alternativa, se si vuole di sociologia letteraria e di strategie di valorizzazione, con i collegati pesi e le non sempre equilibrate misure che hanno privilegiato questo o quell’altro tra i nomi papabili alla (una volta) quotidiana ventura di viaggiare effigiati su di una lettera o cartolina.

  

Dal succoso volume di Giuliani, generoso di un folto album puntualmente corrispondente alla sua dettagliata illustrazione, riuniamo i capi di una lunga storia durata a partire almeno dal 1921, anno del sesto centenario della morte di Dante Alighieri, per il quale la Società a lui intestata riesce a realizzare una tiratura di ben 400mila serie. È un Dante in aura segnatamente risorgimentale, così come è orientata un po’ tutta la mentalità commemorativa dell’epoca, attenta molto più ai monumenti piuttosto che ai documenti. Due anni più tardi verrà il turno dell’altro grande alfiere della nostra letteratura, cioè Alessandro Manzoni, ricordato a cinquant’anni dalla morte. Nel 1932 la Pro Società nazionale Dante Alighieri darà la zampata utile per una canonizzazione più ampia: la serie di dodici scrittori, compresi i meno conosciuti storici Paolo Sarpi e Carlo Botta, annovera Boccaccio, Petrarca, Machiavelli, Ariosto, Tasso, Alfieri, Foscolo, Leopardi, Carducci, e naturalmente, princeps, Dante.

 

Nel dopoguerra tra il ’45 e il ’59 si conta il maggior numero di valori, di cui ben dodici dedicati agli scrittori, con la presenza di Lorenzo il Magnifico, Muratori, Collodi, Pellico, Rosmini, Pascoli. Se dovessimo dar ascolto all’occhio, a prescindere dall’accuratezza con cui sono state realizzate le vignette della zecca nazionale, daremmo la palma della gioconda bellezza rappresentativa e di un’ariosità davvero miracolosa ai francobolli della Repubblica di San Marino. Basti osservare quelli che riproducono, per il secondo centenario della nascita di Leopardi nel 1998, frammenti di manoscritti originali abbinati al contenuto delle più famose liriche dei Canti (“La donzelletta vien dalla campagna”, “Silvia, rimembri ancora”, “Che fai tu, luna, in ciel? Dimmi, che fai?”). Fa piacere anche ritrovare un anche se tardivo riconoscimento alle scrittrici, rappresentate da Grazia Deledda (nel 1971), Matilde Serao (nel 1978) ed Eleonora Fonseca Pimentel nel 1999. Per il romanzo popolare non mancano De Amicis, Salgari e Guareschi, mentre colpisce l’assenza di Ungaretti dalle corone novecentesche, poste puntualmente sul capo di Saba, Montale e Quasimodo. Sta di fatto che il poeta toscano-egiziano non è mai andato d’accordo con le celebrazioni, se anche il Nobel gli fu negato a fronte del posto imprescindibile da lui tenuto nell’ambito della poesia non solo italiana del ’900.

 

 




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