FILOSOFIE DEL PRESENTE
PENSIERI
L’idea spinoziana
di Dio e il Messia
che non è arrivato


      
Brevi riflessioni a cascata, partendo dal filosofo olandese Baruch Spinoza e dalla sua visione e definizione dell’essere supremo, cercando di cogliere le divergenze e le corrispondenze che su questo tema si rintracciano nella dottrina religiosa convenzionale e nelle parole di Gesù, così come ci sono state tramandate in uno dei Vangeli Apocrifi, quello di Tommaso.
      



      

 

 

di Sergio Toscano

 

 

Essere candeliere non è che un

 modo d’essere dello stagno.

Pierre Bayle

 

 

L’idea spinoziana di un Dio – sostanza di tutte le cose e delle sue estensioni o modificazioni, in apparenza, parti distinte dalla sostanza – è un’idea che genera diverse implicazioni teoriche, la prima delle quali è che il male non può configurarsi come un’entità distinta dalla sostanza.

 

L’individuazione coatta dei singoli nel divenire della differenza non spiega il significato del male e può, al limite, come nel processo di Franz Kafka, fornire approssimative istruzioni per comprendere il senso di smarrimento e angoscia conseguente all’esserci.

 

Ma, è necessario alla “modificazione-uomo” conoscere la verità dell’essere e del male stante che l’intero, la sostanza è onnisciente?

 

In via di logica, il tutto non ha bisogno di essere dimostrato da una sua modificazione; il corpo umano nell’atto di piegarsi in avanti non attende che le sue cellule conoscano la sua volontà di piegarsi.

 

Invero, la sostanza non ha bisogno di procuratori per essere rappresentata, di giustificazioni nel suo essere al di là del bene e del male.

 

Per inciso, l’idea di sostanza e delle sue modificazioni indistinte dal tutto avversa nel campo religioso le esigenze di chi vuole detenere il monopolio del sacro imponendo una visione e rappresentazione di un dio del bene distinto da entità del male e che abbisogna di individualità coscienti e capaci di scegliere tra il bene e il male.

 

Se, dunque, la sostanza non ha bisogno di procuratori per giustificare il divenire delle sue modificazioni, diventa irrilevante ogni questione umana.





Baruch Spinoza in triplice formato pop


Certo, l’esigenza di una spiegazione di ciò che svanisce pressa i singoli ma, come ha detto Gesù, “questo cielo passerà”.[1]

 

Si osserva, però, che nel frattempo piove, che la perdita dei propri cari o altri mali spingono a cercare una spiegazione, a realizzare un’idea utopica, ad aspettare il Messia e l’avvento del regno di Dio.

 

In un suo intervento, Cesare Cases ha detto “c’è una bella parabola chassidica, citata anche da Benjamin, quella del rabbino che, a chi gli chiedeva se fosse arrivato il Messia, dopo aver guardato a destra e a sinistra, dava la risposta: ‘No, il Messia non è arrivato’”.[2]

 

I contenuti di questo discorso contrastano, però, con i detti di Gesù raccolti nel Vangelo di Tommaso e, in particolare, con l’affermazione che “il Regno è dentro di voi e fuori di voi”[3].

 

Ora, poiché, “non ci può essere nulla che non ci sia già”[4] e Dio è dentro e fuori di noi, è inutile attendere l’avvento del Regno in quanto è già qui.

 

È singolare, inoltre, la coincidenza tra l’idea spinoziana di sostanza indistinta dalle sue estensioni e l’immagine trasmessa dalle parole di Gesù dell’uomo come modo d’essere della sostanza.

 

Gesù, infatti, parla di immagini che si mostrano all’uomo e della luce che è nascosta dentro di esse: “le immagini si mostrano all’uomo, ma la luce che è dentro di esse è celata nell’immagine della Luce del Padre”.[5]

 

 

 

 

 

 



[1] Il Vangelo di Tommaso, in “I Vangeli Apocrifi”, Einaudi, 2005, pag. 486.                                                                      

[2] A proposito di due libri sull’utopia, Cesare Cases, in “Eclissi dell’utopia e ruolo dello scrittore”, Annali della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Palermo, Studi e Ricerche, 19, 1995.

[3] Il Vangelo di Tommaso, op. cit., pag. 484.

[4] Giuseppe Rensi, “Spinoza”, Fratelli Bocca Editori, 1941, pag. 86.

[5] Il Vangelo di Tommaso, op. cit., pag. 499.




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