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Paolo Rosa: l’arte elettronica esplorata con i sensi


      
È morto lo scorso agosto a Corfù, a 64 anni, uno dei fondatori di Studio Azzurro, un ensemble di registi e videoartisti tra i maggiori protagonisti in Italia e in Europa di esperienze visive attraverso il video e la multimedialità interattiva. Ecco un partecipe ricordo di questo poeta dell’immagine elettronica e performante che per oltre trent’anni ha sollecitato spettatori e critici con le sue installazioni ‘instabili’, sfidando il loro sguardo ed espandendo la loro coscienza percettiva.
      



      


di Carlo Infante 

 

 

Voglio ricordare Paolo Rosa, scomparso questa estate, per un infarto nell’isola di Corfù  (Kerkira), giunto a ciel sereno. Un maestro di leggerezza, uno dei migliori della mia generazione. Paolo Rosa era un poeta dell’immagine elettronica e performante, artefice con Studio Azzurro, delle migliori esperienze visive attraverso il video e la multimedialità interattiva. Lo ricordo per  la sua capacità poetica nel reinventare lo sguardo sulle città, come è accaduto, in particolare, con Sensitive City, l’ambiente interattivo realizzato per il Padiglione Italia all’Expo di Shanghai 2010 che aveva come tema Better City, Better Life.

Con Sensitive City Paolo Rosa e Studio Azzurro hanno creato un percorso espositivo che invita lo spettatore (un termine più preciso rispetto a quello di visitatore di mostre… la poetica di Studio Azzurro sa di teatro) a mettersi in gioco, per cercare la relazione con le immagini digitali delle persone che vivono le piccole città italiane del buon vivere. Sono state scelte Siracusa, Matera, Lucca, Spoleto, Chioggia e Trieste, ritratte come realtà emblematiche di un’idea di bellezza che coniuga paesaggio, bene culturale e vita quotidiana.

Gli spettatori si fanno artefici del percorso interattivo, toccano le immagini dei corpi che scorrono negli schermi per ascoltarne la voce. Le città si rivelano così come un mondo da interrogare, un paradossale (e ludico e poetico) libro da sfogliare e da cui trarre i frammenti di memoria di quei protagonisti “portatori di storie” che si auto-narrano senza sovrastrutture, senza mediazione.





Studio Azzurro, Sensitive City, Expo di Shangai, 2010


È qui il valore straordinario dell’esperienza poetica di Paolo Rosa che di fatto ha creato un proprio linguaggio, una sensibilità che va oltre il cinema e sta stretta nell’ambito della videoarte, per dare luogo, fisicità e senso, al nuovo corso dell’interattività. C’è empatia in queste creazioni, c’è la sensibilità di un autore che pensa allo spettatore, alle sue mosse, le anticipa, le sollecita. È un gesto pensato (come in una partita a scacchi) per attivare reazione, un feedback proattivo che qualifica il concetto stesso di partecipazione dello spettatore all’opera. Ambienti sensibili.

Ricordo Paolo Rosa quando lo invitai al Festival di Narni Scenari dell’Immateriale, nel 1987, con l’installazione di videoteatro Il combattimento di Ettore ed Achille e, tra le successive occasioni d’incontro, voglio evidenziare quella del 2002 al Castel Sant’Elmo di Napoli per la mostra di Studio Azzurro Meditazioni Mediterraneo. Un percorso attraverso una serie di paesaggi che generano visioni sottili nella forma di videoinstallazioni “instabili”, come le definì con straordinaria lucidità poetica. I dispositivi interattivi permettono di sfidare la percezione, creando eventi percettivi da considerare come dei trompe l’oeil. In alcuni casi i sensori ottici rilevano l’avvicinarsi del corpo del visitatore che diventa, a quel punto, spettatore di un gioco di visione di cui fa esperienza diretta: l’immagine si avvicina o si allontana secondo la sua prossimità dallo schermo. O come in quel tappeto tellurico che, calpestato, ci trasporta in una terra vulcanica, con un sistema di sensori a contatto, che avevo già provato nell’ambiente sensibile allestito all’interno della Mole Antonelliana nel 1995: Coro. In quel caso si camminava su un tappeto bianco, uno schermo popolato di corpi dormienti che si risvegliavano, brontolando, al nostro passaggio. Nell’esperienza di Studio Azzurro c’è un’aura poetica che fa dell’elettronica una condizione da esplorare con i sensi, ma non solo. In quel loro teatro di percezione c’è una filigrana narrativa, una combinazione di segni che si evolvono in un processo compiuto solo nella percezione dello spettatore, al punto da rappresentare al miglior grado ciò che definisco “drammaturgia dell’interattività”. Strategia in cui Paolo Rosa prefigura  il feedback del visitatore-spettatore, disseminando senso e sensori atti a sollecitare lo sguardo partecipato.





Paolo Rosa (1949-2013)


Un altro intervento di Studio Azzurro che credo possa contribuire a questa riflessione, è l’installazione progettata per il Museo della Resistenza di Fosdinovo, presso Sarzana.
L’installazione esprime in senso compiuto l’idea di drammaturgia dell’interattività, intesa, nel loro caso, come espressione narrativa della multimedialità.

Il presupposto è stato quello di pensare il Museo non solo come luogo di documentazione della lotta di Liberazione ma come opportunità di memoria attiva rivolta agli studenti delle scuole e quindi ai giovani spettatori di un percorso multimediale ad alta densità informativa ed emotiva.
Le video-interviste raccolgono i volti dei testimoni e campeggiano in una serie di schermi allineati che parlano solo a richiesta, tendendo la mano verso il ritratto. Su un tavolo appaiono un libro e un album di fotografie: sono immagini digitali che possono essere sfogliate, sfiorandole. “Attorno a un tavolo – recita una scheda sull’operazione – si sono decisi i destini di uomini, su di un tavolo si è sviluppato e scritto della cultura dell’umanità, ci si riunisce a un tavolo per ricordare, ci si appoggia ad un tavolo con un libro per leggere. Questo tavolo è l’essenza stessa del museo, è una superficie della memoria”.

Quel tavolo si rivela come un semplice e forte elemento d’interaction design: è un oggetto che definisce un ambiente nei confronti del quale ci si pone per avviare un percorso d’interrogazione, un “teatro della memoria”.

Un'esperienza sensibile che rivela come la condizione interattiva possa attivare un processo di elaborazione cognitiva e percettiva al contempo. Paolo Rosa sapeva che qualsiasi espressione artistica non può prescindere da una messa in gioco diretta dello spettatore, sollecitato o sorpreso dagli “ambienti sensibili”che ha progettato con Studio Azzurro. Non finirò mai di ricordarlo, con affetto e gratitudine, per la sua umiltà dell’ingegno e quel continuo crossover tra naturale e artificiale che ha sfidato il mio sguardo, espandendo la coscienza della percezione.

 

 

Un report video su Sensitive City

http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=vLhRjwxlN-M

Un’intervista a Paolo Rosa su Sensitive City

http://www.youtube.com/watch?v=FMno9_P9hAI

L’ultima intervista (poche settimane prima la sua scomparsa)… realizzata a luglio per i Laboratori dal Basso della Regione Puglia.

http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=_JUVWTIVSsc

 




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