LUOGO COMUNE
CINE-FESTIVAL
“Il gusto
della memoria”
a Bracciano


      
Si è svolta nel paese laziale la seconda edizione della manifestazione diretta da Cecilia Pagliarani, che è anche l’ideatrice del sito ‘nosarchives.com’. Al centro del suo interesse il cinema amatoriale raccolto da tutto il mondo e debitamente archiviato, che diventa un vertiginoso percorso nel tempo tra ricordi personali e viaggio identitario. Nella rassegna anche un concorso articolato in tre sezioni, rivolto a tutti i film maker che volevano cimentarsi con i codici della video rappresentazione utilizzando almeno il 60% di immagini amatoriali presenti nel grande archivio online.
      



      

di Sarah Panatta

 

 

“The way we were”. Come siamo, siamo stati, saremmo, non saremo mai. Origliata anteprima. Passato immortalato nel tutto mortale. Morte al lavoro, il lavoro della morte, ri-creazione del processo che è insieme nascita e dissolvimento, vita e sua disgregazione originaria/progressiva. Il sogno artificioso e la simultanea spudorata confessione, sul confine. L’incantesimo esaltante, allucinante, performante, del cinema. Forma di liberazione/analisi/brama espressiva, estremo ego-centramento e avido slancio nell’ignoto, impudica contaminata condivisione. Cinema e arte amatoriale. Dalla passione estetica di Spielberg, ai super 8 di J.J. Abrams, al Simenon di Bracciano. La poetica dell’immediato. L’inestimabile unica e delicatissima cattura di un’immagine totalmente personale e insieme possibile specchio collettivo. O specchio di Parnassus, quinta camuffata, accesso multidimensionale per un universo di effetti speciali, di plasmabili o immote ombre e di infiniti fantasmi, nostri contemporanei, o meglio compresenze che del/nel cinema (ri)vivono.

Un baule di polvere preziosa, un tesoro che non ha prezzo (pur abitando in un suo “mercato”). Quasi “magia”. Si è espresso in termini complementari anche il regista Gianni Amelio – in concorso alla 70esima Mostra di Venezia con L’intrepido, protagonista Antonio Albanese –, ospite d’onore e omaggio amicale sabato 14 settembre alla serata conclusiva della seconda edizione del festival “Il gusto della memoria”. Dedicato al cinema amatoriale, e contenitore nuovo di esperienze che attraversano modi e mondi della Memoria. Dai filmati in pellicola di collezioni private, alle fotografie d’epoca correlate, dai laboratori con gli studenti agli strumenti originali esposti al pubblico. Organizzato e presieduto da Cecilia Pagliarani, documentarista e direttrice del primo archivio digitale internazionale per immagini cine-amatoriali, www.nosarchives.com. Gestito con l’Associazione “Come eravamo” e con la produzione Suricata S.r.l., specializzata nella digitalizzazione delle immagini amatoriali. Il festival ha occupato le stanze dell’archivio storico di Bracciano, già teatro dell’edizione zero del “Bracciano LagoFilmFest”, raccogliendo il piccolo pubblico dei curiosi intrigati dall’animo (non solo) vintage della manifestazione. Ma soprattutto il pubblico neo-nato di tutti coloro che hanno avuto l’occasione di vedere e assaporare la riedizione digitale del proprio filmato, spesso girato da loro stessi in gioventù, da familiari o da compagni di vacanza. E il pubblico folto di coloro che hanno per caso sbirciato il filmato in cui, per le caotiche coincidenze dell’esistere cosmico, si è palesato un amico o un parente mai conosciuto in carne ed ossa o nel tempo perduto.

Tra reincarnazioni e agnizioni. Il pathos di una pellicola-pozione. Prove di crescita, proiezioni scure riconcorse sul terreno, stazioni abitate da bambini alle prime armi con lo spazio aperto. Passerelle sulle nevi gelate dal vento, mucchi di case appoggiate in sosta antica, antenate guardinghe dei prossimi casermoni scrostati. Pic-nic improvvisati, coreografiche gite fuori porta, abiti di merletto, abbracci furtivi nel tran tran della strada. Confezionate convenzioni, tacchi, gonne, motorini, spiagge, lavoratori e vacanzieri, tappe del turismo e abitudini di media borghesia, maschere proletarie e abiti nuovi, tra desiderio di conquista e abbaglio del ben-essere, nuova moralità ed eterni vizi. Italia in corsa, tra gli anni ’50 e ’60.







Vaso di Pandora inatteso. Vibrazioni familiari ed emozioni generazionali, flash-back comune durante la kermesse, che nell’ultima serata ha visto, tra gli eventi di spicco, la premiazione del primo “Come eravamo contest”, concorso rivolto a tutti i film maker che volessero cimentarsi con i codici della video rappresentazione utilizzando almeno il 60% di immagini amatoriali tratte dal grande bagaglio di nosarchives.com. Un’operazione di stratificazione temporale e concettuale, un viaggio in rigoroso scalpiccio 2D nella memoria e nella società, esperimento che ha richiamato molti candidati, dall’Italia e dall’estero, giudicati da tre giurie composte da giornalisti ed esperti nei diversi ambiti.

Vincitore nel settore “Advertising” il divertente e ironico spot sulle crociere ideato da Edoardo Astolfo, montato in voce off con immagini dal boom economico; per regista e ideatore in premio una borsa di studio per frequentare un corso a scelta presso l’Istituto Europeo di Design, IED, partner del festival. Nel settore “Documentari” è stato scelto il coinvolgente ed empatico lavoro di Daniele Marzeddu, Gli zoccoli nuovi, ricerca e pedinamento, tra flessibile camera a mano e penetranti riprese fisse, sul rapporto simbiotico di fiducia e compensazioni tra uomo e asino, che sfata stereotipi e si accosta con rispetto e interesse culturale al mondo animale, raccontando frammenti antropologici d’Italia e sue tradizioni; in premio la promozione e la distribuzione del film nel circuito dei festival nazionali e non solo, da parte di Cinema Italiano, portale d’informazione e media partner della kermesse. Miglior opera di “Fiction” invece Le rose di Paola Manno, film-incursione, ancora in voce off, sopra le righe, mai affabile e certo sarcastica. In una sintesi, tra didascalia vocale e maschilista e immagini di repertorio nostrano (tra trucchi, prole, contestazioni, sguardi intercettati ma sfuggenti), dei pregiudizi storici sulla donna fattrice, schiava, gradino evolutivo quasi-umano; premio una cinepresa super 8 offerta da “Come eravamo”.

Ha suscitato poi un caloroso trasporto di gruppo, terapia mnemonico-goliardica, la proiezione del mediometraggio di fiction Simenon diretto da Socrate Pontanari nell’entroterra lacustre, 45 anni fa, restaurato da Suricata e trasmesso per la prima volta in pubblico dinanzi al ritrovato cast. Un poliziesco caricaturale e divertito, interpretato e autoprodotto, con innegabile intraprendenza, da una compagnia di amici e cittadini di Bracciano. Alcuni rimasti nella città, altri emigrati subito dopo la realizzazione del film. La serata del 14 ha riacciuffato le loro storie e la loro storia, sostanziando anche la volontà della manifestazione tutta. Vivificare la funzione e la complessa bellezza del cinema amatoriale, e farne una nicchia imprenditoriale/rito collettivo. Recuperare i ricordi familiari e individuali, e insieme rintracciare e comprendere un’umanità ri-posseduta, partecipata, misurata, impressa nel passato che riemerge senza filtro nei sorrisi, nelle contraddizioni, nelle lacrime, nelle ri-costruzioni, nel presente.





Il fotogramma di un filmino amatoriale girato a Roma lo scorso secolo





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