SPAZIO LIBERO
RIFLESSIONI
Esplorando
il pianeta
del pensiero


      
Una nota critica intorno al libro “Cartesio un filosofo da amare” della scrittrice siciliana Vira Fabra. Un compendio di saggi di arte, estetica e filosofia lungo il crinale di una sintesi intellettuale di strategie, enunciati, modi, espressioni visive e (addirittura) tattili e olfattive, disposta contro le derive del non-pensare. Le forme e i contenuti del testo si intersecano e si implementano vicendevolmente nella molteplice e versatile strutturazione, in un ‘continuum’ che è equilibrio di forze e di linguaggi, colti nella loro singlossia.
      



      

di Carmen De Stasio

 

 

Libere traiettorie segnate dall’intersezione tra cerebralismo e fine immaginazione. In altri termini, un percorso creativo, in cui la mente dell’autrice spazia volteggiando nei sentieri misteriosi di una realtà evidente. È in questo la consapevole capacità di trasferire in “azione” il proprio distintivo sapere.

La vita è dietro la siepe…

L’intelaiatura predisposta da Vira Fabra è una sinestetica composizione di riflessioni che si stende per chiarire condizioni e situazioni intellettuali, pillole di conoscenza che volgono alla determinazione di sintetica coltivazione delle conoscenze.

La poliforme struttura del libro, nella sua complessità, sottopone il lettore ad un approfondimento che lo concilia con la parola scritta, imponendogli il medesimo volteggiare nell’oltre indefinito come ricerca costante e continua, progressiva e potenziante di elevazioni della mente che assurgono qui e là nella indagine di percorsi spirituali. Un invito a meditare, a segnare il punto etereo e procedere lungo nuovi camminamenti.

Il libro predispone, dispone e ordina alla ricerca-azione.

La risultante è una sintesi intellettuale di strategie, enunciati, modi, espressioni visive e (addirittura!) tattili e olfattive contro il non-pensiero. La forma, le forme e i contenuti si intersecano e si rafforzano vicendevolmente nella molteplice e versatile strutturazione, in un continuum che è equilibrio di forze e linguaggi, che Vira Fabra utilizza per sedimentare e imprimere il “detto”. Altresì gli spazi mobili (intercambiabili, non fissi, ma dotati di gioiosa/giocosa flessibilità, come possono essere le fotografie riportate, la diversità di segno grafico, il disegno, ecc.) subiscono una morbida manipolazione e inglobano il significato comprensivo in un segno che è intelligibile nell’esclusivo eclettismo di sistemi linguistici applicati.

Anche un punto è un sistema.

L’opera non si presenta come mera speculazione filosofica: piuttosto, espone in maniera combinatoria nuclei sistematizzati di riflessioni, di pensieri e di pensiero nell’insieme, offrendo in tal modo una chiara formulazione comprensiva di un percorso gnoseologico, esperito, accolto. Empirico, se si vuole. Una proiezione sulla pagina impregnata di segni-segnali indipendenti tra loro eppur collegati in maniera reticolare, tale da rendere leggibile, inter-leggibile e interpretabile la struttura profonda.

Si tratta di una rappresentazione geometrica in cui le argomentazioni, pur distribuite secondo spazi definiti, convergono in una composizione sintetica finale ed esaustiva. Una sorta di veste complessa illimitata, che apre a descrizioni che estrapolano dalla pagina e che alle trattazioni in essa contenute tornano sempre, in un incontro costante che segue la scia poliritmica bustrofedica del segno distintivo della libera parola.





Francesca Gargano, Danza n. 2, 2007, acrilico su cartone pressato, cm. 70x50


Questo suffraga quanto nel libro stesso è riportato e congiunge la mia riflessione con il concetto elevato, ma non distante, di singlossia quale punto di convergenza di linguaggi diversi, riconoscibili attraverso la segnificazione di analisi formativa e costruttiva di elementi reali e giustificabili altresì nel campo irreale, astratto, senza per questo apparire impossibili. In ciò la definizione cartesiana di un impianto scenico ordinato regolamenta il procedimento secondo tempi e modi diversi e tuttavia assimilabili, consentendo di orientarsi nei labirinti della conoscenza attraverso l’immaginazione.

Le argomentazioni risultano permeabili alla comprensione in quanto definizioni algoritmiche di sistemi che seguono regole relative all’analisi scientifica, condotta in maniera meritatamente  rigorosa nella semplicità delle tematiche e similmente fluida nella lettura, che, pertanto, non si assopisce nella presuntuosa indagine estemporanea provocata da dissolvente entusiasmo nello sfogliar di pagine, ma diventa essa stessa veicolo perché si attivino ulteriori processi di investigazione conoscitiva oltre e/o nell’oltre con atteggiamento proiettivo.

Si tratta, infine, di un percorso che è anche euristico (mi si permetta di accostare due condizioni apparentemente discordanti, ovvero sistema algoritmico ed euristico) nella misura di punto di inizio e di incontro-integrazione di nuove conoscenze, che apre ad una globalizzante geografia umana, intesa non come arida elencazione di poteri disponibili, ma come riflessione a spirale e concentrica, lineare e formante-deformante, analitica e sintetizzante di elementi che insieme rendono il pianeta del pensiero.

 

… Fatti non foste per viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza

 




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