LE VIE DEL RACCONTO
VLADIMIR DI PRIMA
 

 

Lettera al lupo

 

Caro Lupo,

malgrado tanti mi ci abbiano mandato confesso di non esserti mai stato in bocca. Ci siamo sempre scambiati la strada, con tiepidi e mai risoluti sfioramenti. Volevo fare lo scrittore, io che ne ero persino capace, ma non ho mai avuto il coraggio di mandarti a crepare. Non è bello uccidere qualcuno per la propria fama, nemmeno con la parola. E così guarda come mi è finita: mi hanno spedito in culo alla balena. Ventimila leghe sotto il mare. Se solo sapessi, caro Lupo, che aria tira quaggiù! Nessuno che t’ascolta, tanti squali e piovre e meduse, ma neppure un pescelupo. Posso morire d’inedia illudendomi di sentire il tuo lamento nel corno di una conchiglia?

Ci stiamo estinguendo, caro Lupo. Io e tu. Da questo abisso, da questo cerimoniale marino senza lume ho imparato che bisogna scrivere per i pesci, e non più per gli uomini, affidare il proprio pensiero a una bottiglia di vetro e sperare che qualche sarago curioso riferisca ai suoi simili. Che strazio! Scorgessi almeno il fiato di una lampara, una sola fiaccola per tornare a galla! Ma niente. La superficie è un coperchio definitivo.

Stammi tanto bene caro Lupo, e non ti fidare degli agnelli, neppure di quelli aggraziati e con la carota tenuta a vista: hanno ormai la carne avvelenata, ce l’hanno per entrarti in bocca e ucciderti lasciandoti la colpa.

 

                                                                                                     dalla Sicilia, giugno 2013

 

 

 

*  Testo scritto in occasione della manifestazione “Nella tana del lupo” in cui Giuliano Scabia ha letto le Lettere a un lupo di vari autori. Libreria Einaudi, Firenze, 21 giugno 2013.  

 




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