LETTERATURE MONDO
A PROPOSITO
DI EZRA POUND
Il fantasma
di una voce
(54 anni fa)

      
“Il centro del cerchio” è l’ultima pubblicazione di Enzo Minarelli, un libro interessante e composito con allegato un dvd che contiene delle registrazioni vocali del poeta americano che risalgono al 1959; un film sperimentale girato nel 1955 da Anna Bontempi, Martino Oberto e Gabriele Stocchi come omaggio all’autore dei “Cantos”, in quel momento ancora detenuto in manicomio in America; e infine una videopoesia costruita sui suoi colpi di tosse. Il tutto corredato da molteplici interviste e da precise e forbite analisi critiche e teoriche circa l’influenza poundiana sulla ricerca “verbo-voco-visiva” italiana.
      




   

di Marco Palladini

 

 

Il sessantenne Enzo Minarelli è da oltre trent’anni uno dei più noti e significativi poeti sonori italiani. Ma è pure un teorico e studioso dell’arte d’avanguardia e, soprattutto, è un infaticabile ricercatore nel suo campo di riferimento. Lo attesta fulgidamente la sua ultima pubblicazione Il centro del cerchio – Ezra Pound e la ricerca verbo-voco-visiva (Campanotto editore, Pasian di Prato (UD), 2013, pp. 108, € 20,00), un libro corredato da un prezioso dvd che contiene una serie di frammenti della voce di Pound, registrata nel 1959, mentre fa (in un italiano abbastanza nitido, ma con forte accento americano e poi in inglese) una serie di dichiarazioni politico-culturali e letterarie e quindi legge in inglese alcuni brani dei Cantos. C’è, poi, un film sperimentale A proposito di Pound, girato nel 1955 da Anna Bontempi, Martino Oberto e Gabriele Stocchi come omaggio al poeta americano in quel momento ancora detenuto nel manicomio criminale di Saint Elizabeths a Washington, da cui uscirà soltanto nel 1958 per fare rientro in Italia; si trova, infine, Tosse di Pound, una videopoesia dello stesso Minarelli costruita sui colpi di tosse di Ezra estrapolati dalla registrazione di 54 anni fa.

Artista-critico radicale Minarelli elabora il volume su più piani. Da una parte ci dà il racconto anche appassionante di come è arrivato a disseppellire questi reperti, ripulendoli, rimasterizzandoli e digitalizzandoli per renderli di nuovo fruibili: e oltre al valore storico, c’è quello emozionale, apparendo essi delle vere e proprie reliquie dell’avanguardia novecentesca. In secondo luogo sviluppa una agguerrita analisi estetologica e in chiave critica-comparativa dei materiali proposti, mostrando come il lavoro di Anna e Martino Oberto, di Ugo Carrega, della piccola rivista Ana Eccetera sia all’origine della ricerca verbovisiva nel nostro paese e come questa ricerca sia stata influenzata da Pound con l’inserimento nei Cantos degli ideogrammi cinesi con una funzione insieme di raddoppiamento del significato, ma anche come grafemi stranianti che postulavano un segno-cosa concepito pure come ponte tra visione occidentale e visione orientale.





In terzo luogo, propone un raccordo tra questa esperienza e la complessiva poetica di Pound intervistando la figlia di Ezra, Mary de Rachewiltz, lo studioso Massimo Bacigalupo, e quegli antichi seguaci poundiani, gli Oberto e Carrega, che riferiscono di come andarono a ricevere Pound al porto di Genova quando nel 1958 fece ritorno in Italia. E poi del clima degli incontri con lui che si svolsero successivamente a Rapallo, nel corso dei quali effettuarono le registrazioni della sua voce. C’è pure il curioso aneddoto di un giovanissimo Enzo Siciliano, ancora studente, che traduce per Ana Eccetera un paio dei Cantos (il 91 e 96), ma la sua traduzione non piace a Pound che si arrabbia alquanto (Siciliano venne anche a conoscere il poeta, ma intimidito non spiccicò praticamente parola).

Da ultimo c’è la evidente presenza autorale di Minarelli nel libro, non soltanto con la videopoesia girata a Venezia, con immagini della tomba di Pound, ma per il taglio generale che fin dal titolo Il centro del cerchio, pone il poeta americano e il suo nòstos in Italy quasi come un evento mitopoietico, in qualche modo all’origine dei successivi cerchi della sperimentazione “verbo-voco-visiva” italiana. È questo, forse, il punto più suggestivo, ma anche più discutibile del suo libro che sembra glissare sull’enorme filone dell’avanguardia Futurista che in questa direzione ha fatto storia e scuola. Ma si sa che Pound e i Futuristi non simpatizzavano, e quindi se si sta dalla parte di Ezra in qualche modo vanno eclissati Marinetti e i suoi sodali. Non approvo, ma posso capire.

Comunque, questa restituzione degli incunaboli orali di Pound è un bel regalo per i suoi ammiratori. Per quanto a volte scarsamente comprensibile il fantasma della voce di Pound quando legge i Cantos suona bene, ha un tono profondo, quasi orante, con una progressione sobria e con un preciso ritmo musicale, pur se molto trattenuto. È una lettura intima, raccolta, direi, pur tenendo conto, come assevera Minarelli, della lezione di Yeats, al cui modo di porgere il reading si era formato Pound.





Ezra Pound intervistato da Pier Paolo Pasolini nel 1968


A proposito di Pound è, invece un corto d’epoca, girato in 8mm per i settant’anni del poeta, segregato da dieci anni in America. Tremolanti immagini in bianco e nero dentro un montaggio serrato che alterna vedute e scorci paesaggistici di Rapallo e del castello di Brunnenburg con tavole verbali di citazioni di Pound: “Omnia, tutto che esiste è luce”, “Avere fatto in luogo di non avere fatto, questa non è vanità”, “Tenero come un III cielo”. Nel flusso filmico entrano copertine e pagine di libri, foto di Pound, ma anche di Joyce, Eliot, Faulkner e Hemingway, la bella testa di Ezra scolpita da Gaudier-Brzeska e varie smarginature verbovisuali, partiture musicali e un quadro di Capogrossi, l’effige di Dante e l’apparizione di una enigmatica fanciulla, titoli di giornale sulla presunta follia poundiana e richiami ai letterati che si battevano per la sua liberazione. La pellicola non ha propriamente una fattura professionale, ma si lascia apprezzare come esperimento poetico-visivo che cerca di emulsionare tracce e parole dell’estroso autore americano nel suo lungo soggiorno in Italia durante il fascismo. In un fuggevole fotogramma si vede, in un cimitero pieno di croci con i numeri, persino la tomba del padre Homer Pound: il filmato è inoltre calibrato sull’esatta durata (14’09”) del secondo dei Quattro Concerti di Antonio Vivaldi che lo stesso Ezra aveva rinvenuto e salvato nel 1932 a Dresda.

Il centro del cerchio è un libro del tutto personale (e di personalità) che riesce ad essere insieme di studio e d’artista. Mi sembra un risultato assolutamente rilevante.

  




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