CHECKPOINT POETRY
ALESSANDRO FABIO OLIVIERI
 



Canto delle nozze d’estate

                                                                                                                 

                                             per A. F. e sua moglie B.

 

Se vi abbracciate

con il pomeriggio

che scorre come un ruscello,

se lentamente

vi sfiorate e fiorite

lasciando

le labbra alla danza, io credo

che luce venga a germogliare

in ogni regione oscura della mente.

 

Non era facile

dare vita

a una cosa simile:

il fiume

si portava via

credenze piene di sedani

- a suo modo le rigovernava -

e noi tutti stupiti

a guardar crescere

unghie e capelli,

senza considerare poi

i vari arrossamenti.

 

Ecco che si prepara

un tempo ed un luogo

segreto dove chi ama

un’immutabile pulsazione

lo prende,

un’immutabile

pulsazione

dal fondo della luce.

 

Nel quartiere di sabati

e scale scende

con gioia la tua

sposa, ti chiama

per nome, la tua

donna

aspetta con il grembo di grano.

 

Arriveranno le sere

quando ve ne andrete

a spasso per le vie

di Parigi o della pelle

(e di viaggio vostro

noi faremo

notazione e rumore),

poi un giorno

dalla casa di suo padre

lei ti verrà incontro

con le vesti bianche,

dove s’offre agli occhi

l’azzurro per una

misura comune

e finirà col tacere.

 

Dirai: - tu sei

un bicchiere d’acqua, il primo,

dopo la stagione della sete.

Ti stringono

le mie braccia, le tue labbra

si uniscono a me. -

 

Se vi abbracciate

con il pomeriggio

che scorre come un ruscello,

se lentamente

vi sfiorate e fiorite

lasciando

le labbra alla danza,

io credo

che luce venga a germogliare

in ogni regione oscura della mente.

 

                                              

*  (variante rispetto alla stesura pubblicata nell’antologia “Scrittori in viaggio”, Edizioni Artescrittura, Roma, 2006)

 

 

 

******

 

 

Con Allegoria prima ho voluto fermare tramite le parole una realtà ternana comune a parecchie persone vissute nel secolo scorso: un turno di lavoro alle acciaierie quando ancora si usava la bicicletta per arrivarci. Ma l’immagine del fiume di fanali, scelta con occhio felliniano, è anche un’allegoria proposta al lettore, una cifra metafisica da gustare e ricollocare in un vissuto personale. Immagino che sia proprio un giovane operaio con ‘la vena poetica’ a scrivere ai genitori non pochi decenni fa e a rassicurarli circa il proprio futuro.

                                                                                  

 

Allegoria prima

 

La serata di giugno

è colma e odorosa,

ora non ho sonno

e penso a noi operai,

gli operai che escono

dal turno di lavoro.

Scendono in strada

d’inverno con decine

e decine di biciclette.

Accendono i fanali,

lungo viale Brin

un fiume di fanali

scorre come cercando.

 

Notte blu cobalto,

/archeologia del sogno/

non serrare le tue porte!

 

Mentre plasmano

l’acciaio gli operai

respirano negli edifici.

 

Padre, madre, vi spiegherò,

parleremo, anche di tutto

quello che non sono

riuscito a fare. Ma voi

date credito allo spazio

che si allarga dai libri,

al tempo di orzo azzurro

delle parole seminate,

credete nell’estate e nella sua

negazione della morte.

 

               

 

 

© Alessandro Fabio Olivieri, riservato ogni diritto.




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